Arturo Ferrarin
Voli per il mondo
Milano, A. Mondadori Editore, 1929
Dati editoriali
Volume in formato cm 23 × 15; prima edizione. Pagine 282, (4). Illustrato con 133 immagini fotografiche, tra cui ritratti, documentazione tecnica, sequenze di volo, celebri passeggeri dell’aeronautica del tempo e 3 carte geografiche ripiegate. In appendice, facsimile di una lettera su carta intestata del Capo del Governo, riprodotta tipograficamente.
Legatura
Brossura editoriale originale in cartoncino con alette, coperta illustrata in bicromia con ritratto dell’autore e dell’equipaggio “Savoia-Marchetti”. Titoli al dorso.
Descrizione dell’esemplare
Esemplare ben conservato, con fisiologici segni d’uso ai margini della coperta e minime fioriture sparse alle carte, come consueto per la qualità cartacea dell’epoca. Interni completi e freschi, tavole senza mancanze. Conservata integralmente la lettera riprodotta di elogio indirizzata a Ferrarin.
Contenuto dell’opera
Autobiografia tecnica e avventurosa di uno dei più celebri aviatori italiani tra anni Venti e Trenta. Ferrarin ricostruisce i voli da primato (Coppa Schneider, raid internazionali, missioni militari e dimostrative), gli incidenti, le imprese controvento e le relazioni con figure centrali dell’aeronautica italiana (Balbo, Del Prete, Ansaldo, Agnelli). Ampio l’apparato fotografico che documenta apparecchi, equipaggi, fasi di decollo e atterraggio, rotte, porti d’imbarco e momenti di celebrazione ufficiale.
L’epopea aeronautica del periodo Ferrarin–Balbo (1920-1935)
Il ventennio compreso tra la fine della Prima guerra mondiale e la metà degli anni Trenta costituì la stagione più intensa e simbolicamente carica della storia aeronautica italiana. In questo clima di fervore tecnico e propagandistico agirono figure come Arturo Ferrarin – pilota dotato di talento naturale, audacia e notevole sensibilità meccanica – e Italo Balbo, che, chiamato a guidare l’Aeronautica nel 1926, trasformò il volo in un potente strumento di prestigio internazionale.
Ferrarin, già celebre per il raid Roma–Tokyo (1920) compiuto con Guido Masiero, si impose come emblema dell’aviatore esploratore, protagonista di imprese individuali ad alto rischio: circuiti internazionali, partecipazioni alla Coppa Schneider, voli sperimentali su prototipi Ansaldo e Savoia-Marchetti, missioni dimostrative in Europa e nelle Americhe. La sua attività testimoniava una concezione del volo ancora pionieristica, in cui il pilota era al tempo stesso navigatore, meccanico e ambasciatore tecnologico.
Balbo, dal canto suo, indirizzò l’aeronautica verso una strategia collettiva e spettacolare: le trasvolate oceaniche di massa (Orbetello–Rio de Janeiro 1930-31; Orbetello–Chicago 1933) trasformarono l’Italia in un laboratorio di modernità aeronautica, coordinando ingegneria d’avanguardia, addestramento rigoroso e una forte dimensione simbolica, funzionale alla politica del regime. Il volo, da gesto eroico individuale, diventava così rito nazionale e dimostrazione di efficienza organizzativa.
Il rapporto tra Ferrarin e Balbo, talvolta complesso, riflette perfettamente la transizione dell’aeronautica italiana: dal protagonismo romantico dei primi assi del cielo alla disciplina delle imprese collettive. Le fotografie e le carte contenute in Voli per il mondo documentano questo passaggio cruciale, restituendo il fervore di un’epoca in cui l’aviazione non era solo tecnica, ma mito, politica e immaginario.


















