Brambilla, Giuseppe
1848-1870. Ricordi del Dott. Giuseppe Brambilla
Como, Tipografia Vanossi e C., Via Unione 17, 1884
In-8°, cm 22,5 × 16,5, pp. 48. Brossura editoriale originale in cartoncino leggero, con titolazione e ornati tipografici al piatto anteriore; elegante firma di possesso alla copertina. Frontespizio tipograficamente composto con stemma civico di Como. Memoria dedicata all’amico ing. Enrico Pessina. Esemplare in buono stato di conservazione, con minimi segni del tempo.
L’edizione
Pubblicato a Como nel 1884, appena due anni prima della morte dell’autore, questo breve scritto memorialistico costituisce l’edizione originale di una testimonianza oggi tutt’altro che marginale per la ricostruzione del Risorgimento democratico comasco. La sua rilevanza documentaria è confermata dal fatto che il Dizionario Biografico degli Italiani registra espressamente 1848-1870. Ricordi, Como 1884 fra le fonti fondamentali per la biografia di Giuseppe Brambilla.
Il carattere editoriale è quello dell’opuscolo di memoria civile destinato a una circolazione relativamente circoscritta: formato elegante ma sobrio, carta non patinata, impaginazione ariosa, iniziali ornamentali e una veste tipografica accurata. La conservazione della brossura originale rosa, anziché una successiva rilegatura, mantiene intatta la fisionomia bibliografica dell’edizione.
Giuseppe Brambilla
L’autore è il Giuseppe Brambilla nato a Giussano nel 1825 e morto a Como nel 1886, patriota, garibaldino, notaio e uomo politico comasco, da distinguere dall’omonimo zio Giuseppe Brambilla, abate e letterato. Cresciuto a Como in un ambiente fortemente patriottico, nel 1848 era studente di legge a Pavia; partecipò poi alle giornate insurrezionali di Como, combatté nella colonna Arcioni a Brescia e in Trentino e raggiunse Venezia. Laureatosi nel 1850, entrò nei circuiti democratici e mazziniani, frequentando a Genova l’ambiente di Agostino Bertani.
La pagina iniziale del presente esemplare offre una conferma quasi autobiografica di questa formazione. Brambilla ricorda che il «primo stimolo» alle proprie aspirazioni patriottiche nacque dalla lettura dell’Assedio di Firenze e racconta gli anni di studio a Pavia, quando piccoli gruppi di giovani raccoglievano denaro per acquistare libri e giornali e mantenevano rapporti con i patrioti milanesi e con i fuorusciti. Non è dunque una ricostruzione storiografica posteriore, ma la voce diretta di uno dei partecipanti alla rete politica clandestina.
Dalla cospirazione all’Unità
Lo scritto nasce, come dichiara Brambilla nelle prime pagine, dalla richiesta di una Commissione incaricata di raccogliere «note, documenti e oggetti concernenti il risorgimento italiano». L’autore fu sollecitato a mettere per iscritto i ricordi relativi alla «vasta cospirazione» conclusasi con i supplizi di Mantova, ricavando i fatti dalla propria memoria e dalle testimonianze degli amici.
Il libro assume così il valore di una fonte memorialistica primaria sulla rete cospirativa lombarda degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Brambilla non scrive da osservatore: fu direttamente inserito nei rapporti tra democratici comaschi, milanesi, esuli e mazziniani. Tornato a Como nel 1857, svolse missioni clandestine di propaganda e preparazione militare; insieme, tra gli altri, a Mazzucchelli e allo stesso Pessina partecipò all’organizzazione segreta del reclutamento di volontari destinati alla guerra contro l’Austria. Nel 1860 collaborò alla Cassa centrale di soccorso a Garibaldi, raggiunse Palermo e Napoli e fu aggregato alla segreteria generale garibaldina; nel 1866 tornò a combattere in Trentino.
Il titolo 1848-1870 non è quindi una semplice cornice cronologica celebrativa: delimita idealmente il passaggio dalla rivoluzione del 1848 al compimento dell’Unità nazionale, visto attraverso l’esperienza personale di un uomo che partecipò attivamente a più fasi del processo.
Enrico Pessina
La dedica all’ingegnere Enrico Pessina accresce sensibilmente l’interesse storico dell’opuscolo. Pessina non era un destinatario occasionale, ma uno dei protagonisti della medesima rete patriottica comasca: mazziniano, membro del comitato locale, fu arrestato nell’ottobre 1852 e incarcerato a Mantova; nel 1859 fu con Garibaldi e successivamente prese parte alla liberazione della Sicilia e alla campagna del Trentino del 1866. I Musei Civici di Como ne conservano significativamente il ritratto in uniforme garibaldina.
Il rapporto fra i due uomini è documentato anche dalla biografia di Brambilla: Pessina è citato fra coloro che collaborarono con lui nell’organizzazione clandestina dei volontari nel 1859. Inoltre Garibaldi, l’11 agosto 1866, scrisse personalmente a Pessina per tributargli una tardiva ma esplicita lode per il coraggio dimostrato nel combattimento del 21 luglio, durante il quale era rimasto ferito.
La dedica conferisce quindi allo scritto un carattere quasi dialogico: un protagonista del Risorgimento comasco affida i propri ricordi a un altro protagonista degli stessi avvenimenti.
Una testimonianza locale e nazionale
Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è proprio l’intreccio fra storia locale e storia nazionale. Como non appare come periferia degli eventi risorgimentali, ma come nodo attivo di un sistema di collegamenti che conduceva a Milano, Pavia, Genova, Lugano, ai fuorusciti e alle formazioni volontarie garibaldine.
La successiva vita pubblica di Brambilla dà ulteriore spessore a questi ricordi. Fu consigliere comunale e provinciale, sindaco di Como dal 1872 al 1877, conservatore dell’Archivio notarile e impegnato nel mutualismo operaio; collaborò inoltre a diversi periodici democratici comaschi. Non si tratta dunque di memorie scritte molti decenni dopo da una figura appartata, ma del bilancio di un uomo rimasto per tutta la vita coinvolto nella costruzione civile e politica della propria città.
L’esemplare
L’esemplare conserva la brossura editoriale originale, elemento particolarmente desiderabile per una pubblicazione occasionale e di modesta consistenza come questa. Il piatto anteriore, secondo i dati forniti, reca una firma di possesso manoscritta, elegante e coeva o comunque antica, che aggiunge individualità alla copia senza alterarne la veste originaria. Le carte visibili mostrano una stampa nitida, ampi margini e la tipica tonalità grigio-rosata della carta impiegata nell’opuscolo.
La conservazione in forma autonoma, anziché all’interno di miscellanee risorgimentali successivamente legate, costituisce un pregio specifico: molti opuscoli commemorativi e politici dell’Ottocento hanno infatti perduto nel tempo le copertine originarie proprio a causa della loro destinazione alla raccolta miscellanea.
Rarità e importanza
La rarità bibliografica del titolo va distinta dalla notorietà storica del testo. L’opera è oggi accessibile anche attraverso una digitalizzazione, che registra l’edizione Vanossi e C., gennaio 1884, 47 pagine di testo digitalizzato; ciò conferma l’esistenza bibliografica dell’edizione ma non diminuisce l’interesse dell’originale cartaceo nella sua brossura.
Ben più significativo è il suo utilizzo come fonte nella storiografia specialistica: oltre al Dizionario Biografico degli Italiani, il titolo compare nelle bibliografie dedicate ai combattenti e alle fonti risorgimentali. Treccani È quindi un piccolo libro nella consistenza materiale, ma una fonte autentica per la storia politica lombarda del XIX secolo.
Perché è interessante oggi
Perché permette di osservare il Risorgimento dal basso e dall’interno, attraverso i ricordi di chi partecipò personalmente alle reti clandestine, alla mobilitazione democratica e alle campagne garibaldine. La pagina sugli anni universitari di Pavia, sui libri acquistati collettivamente, sui rapporti con Milano e con i fuorusciti restituisce meglio di molte ricostruzioni posteriori il modo concreto in cui si formò una generazione patriottica. A ciò si aggiunge il forte interesse per Como, la Lombardia, il mazzinianesimo e il volontariato garibaldino.
Perché è un acquisto consapevole
Non si acquista una generica pubblicazione celebrativa sul Risorgimento, ma l’edizione originale del 1884 di una memoria autobiografica utilizzata ancora oggi come fonte biografica su Giuseppe Brambilla, conservata nella sua brossura editoriale. La dedica a Enrico Pessina collega inoltre materialmente due protagonisti della stessa rete democratica e garibaldina comasca. La firma di possesso e la buona conservazione rendono questo specifico esemplare più interessante di una semplice riproduzione o di una copia privata della copertina originale.












