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C. Iulii Caesaris quae exstant. Ex emendatione Ios. Scaligeri – Lugduni, Antonii Molin, s.d. [c.a. 1650]

450,00 € 369,00 €

Edizione seicentesca in latino con frontespizio inciso e le tre celebri carte ripiegate della Gallia antica, dell’Impero Romano e della Hispania. Genuino esemplare in piena pelle coeva, completo dell’apparato cartografico e con carte interne particolarmente sane e pulite.

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Caesar, Gaius Iulius

C. Iulii Caesaris quae exstant. Ex emendatione Ios. Scaligeri, Iul. Caesaris filii

Lugduni [Lione], Sumptibus Antonii Molin, ante aedes Collegii SS. Trinitatis, s.d. [post 1650, terzo quarto del XVII secolo]

Volume dimensioni: cm 14,5 × 9,5; pp. (6), 510. Frontespizio figurato inciso in rame e tre carte geografiche calcografiche più volte ripiegate: Galliae Veteris Descriptio, Romani Imperii Typus, Typus Hispaniae Veteris. Legatura coeva in piena pelle bruna, dorso a nervi. Testo latino. Carte sane e pulite, prive di fioriture e macchie; qualche naturale segno del tempo, complessivamente genuina e ben legata copia.

L’edizione lionese di Antonii Molin

Il volume appartiene alla lunga e fortunata tradizione seicentesca delle opere di Cesare stabilite secondo la revisione filologica di Joseph Justus Scaliger. Un esemplare dello stesso impresso lionese di Antonii Molin, anch’esso privo di data e corredato dalle tre carte geografiche, è censito bibliograficamente come edizione posteriore al 1650; la tipografia e l’attività documentata di Molin presso il Collegio della Santissima Trinità collocano naturalmente il volume nel terzo quarto del Seicento.

Non si tratta quindi della celebre princeps elzeviriana del 1635, ma di una sua interessante filiazione editoriale francese, realizzata nel vivace ambiente librario di Lione e destinata a un pubblico colto che continuava a leggere Cesare tanto come modello di latino quanto come fonte storica e militare.

Joseph Justus Scaliger

La formula “Ex emendatione Ios. Scaligeri” rimanda a Joseph Justus Scaliger (1540-1609), figlio dell’umanista Giulio Cesare Scaliger e figura centrale della filologia europea tra Cinque e Seicento. Le edizioni cesariane fondate sulla sua revisione conobbero una notevole fortuna editoriale, dalle stampe plantiniane alle numerose edizioni olandesi ed elzeviriane del XVII secolo. La Bibliothèque nationale de France registra infatti una sequenza di edizioni scaligeriane nel 1635, 1650, 1661, 1675 e oltre.

Il titolo inciso dell’esemplare conserva la formulazione “Ios. Scaligeri Iul. Caesaris Filii”: il “Iulius Caesar” qui ricordato non è naturalmente il generale romano, ma Julius Caesar Scaliger, padre di Joseph e celebre umanista rinascimentale.

Il corpus cesariano

L’edizione raccoglie il grande nucleo storico-militare tradizionalmente trasmesso sotto il nome di Cesare: i libri del De bello Gallico, compreso l’ottavo libro continuato da Aulo Irzio, il De bello Civili e i testi relativi alle guerre alessandrina, africana e ispanica, tramandati nelle edizioni seicentesche insieme al corpus cesariano e attribuiti a Irzio o Oppio. Il censimento della stessa edizione Molin conferma precisamente questa articolazione.

È dunque un Cesare sostanzialmente “completo” nella concezione editoriale dell’età moderna: non soltanto il racconto della conquista della Gallia, ma una sequenza che segue il protagonista dalla guerra gallica alla crisi della Repubblica e alle campagne successive.

Il frontespizio inciso

Particolarmente elegante è il frontespizio calcografico, costruito come una piccola architettura celebrativa. In alto compare il ritratto laureato di Cesare entro medaglione, accompagnato da figure alate; ai lati inferiori due figure allegoriche, una di carattere militare e l’altra legata alla cultura e allo studio, introducono visivamente le due anime del libro: l’azione politica e bellica di Cesare e la sua fortuna come autore classico.

Nel riquadro centrale si legge il titolo “C. IVLII CAESARIS quae exstant / Ex emendatione Ios. Scaligeri / Iul. Caesaris Filii”, mentre al piede compare l’impressum lionese di Antonii Molin. La presenza di un vero frontespizio inciso accresce sensibilmente la qualità materiale di questo piccolo volume da studio.

Le tre grandi carte ripiegate

L’apparato cartografico costituisce il pregio principale dell’edizione. Sono conservate tutte e tre le carte più volte ripiegate previste dalla tradizione scaligeriana: Galliae Veteris Descriptio, dedicata alla Gallia antica; Romani Imperii Typus, ampia rappresentazione del mondo mediterraneo e delle province dell’Impero; Typus Hispaniae Veteris, raffigurante la penisola iberica con la geografia e la toponomastica antiche.

Le immagini dell’esemplare mostrano carte di sorprendente densità per un libro di appena 14,5 cm: fiumi, catene montuose, popolazioni, città, province e coordinate sono condensati in piccole calcografie concepite espressamente come ausilio alla lettura storica.

Ortelio e la tradizione cartografica

Queste tre carte hanno una genealogia illustre. Il programma cartografico entrò stabilmente nelle edizioni di Cesare con la stampa plantiniana di Frans Raphelengius del 1593, nella quale comparvero Galliae Veteris Descriptio, Typus Hispaniae Veteris e Romani Imperii Typus, direttamente legate al lavoro geografico di Abraham Ortelius. La documentazione storica ricorda che Raphelengius chiese proprio a Ortelio di collaborare alla preparazione dell’edizione e che le mappe furono ridisegnate in formato ridotto per accompagnare il testo cesariano.

La presente edizione Molin conserva quindi, in piccolo formato, una tradizione iconografico-cartografica nata nel cuore della grande editoria umanistica fiamminga e continuamente ripresa nel Seicento.

La carta della Gallia

La Galliae Veteris Descriptio è particolarmente suggestiva: vi compaiono le regioni della Celtica, dell’Aquitania e della Belgica, i territori degli Edui, Sequani, Arverni, Remi e delle altre popolazioni protagoniste del De bello Gallico. La carta trasforma il racconto militare in uno spazio concretamente percorribile, permettendo al lettore seicentesco di seguire visivamente marce, alleanze, campagne e confini.

È precisamente questa compenetrazione fra testo e geografia a rendere le antiche edizioni illustrate di Cesare ancora oggi molto più interessanti delle comuni edizioni puramente testuali.

Il Romani Imperii Typus e l’Hispania

Il Romani Imperii Typus estende lo sguardo dalla Britannia e dalla penisola iberica all’Africa settentrionale, all’Egitto, all’Asia Minore e alle regioni orientali, inserendo le vicende cesariane entro una più vasta rappresentazione del mondo romano. La decorazione comprende anche un piccolo veliero nell’Oceano Atlantico e un elegante cartiglio a drappo nella parte superiore.

La Typus Hispaniae Veteris è invece fittamente disseminata di toponimi antichi, gruppi etnici, corsi d’acqua e sistemi montuosi, con le Baleari al largo della costa mediterranea. Insieme, le tre carte costituiscono un piccolo atlante storico dell’universo cesariano.

La legatura e l’esemplare

La legatura coeva in piena pelle bruna, con dorso a nervi, conserva al volume la corretta fisionomia seicentesca. Non è una rilegatura antiquaria successiva: libro, cartografia e coperta appartengono ancora allo stesso orizzonte materiale.

Particolarmente favorevole è lo stato dell’interno: le carte sono sane, prive di fioriture e di macchie significative, e le tre mappe sono tutte conservate. In opere di questo genere la completezza dell’apparato cartografico è determinante, poiché le grandi tavole ripiegate erano naturalmente gli elementi più facilmente soggetti a dispersione. Un esemplare della medesima tradizione editoriale del 1649, completo delle tre carte e del frontespizio inciso, è descritto da Gonnelli proprio attraverso questi elementi come qualificanti.

Perché è interessante oggi

Perché permette di leggere Cesare come veniva studiato nel Seicento: testo classico, documento politico-militare e geografia storica riuniti in un unico oggetto. Le tre carte trasformano le guerre galliche, civili e ispaniche da narrazione astratta in territori concretamente leggibili.

A ciò si aggiunge la storia della trasmissione filologica: dall’umanesimo di Scaliger alla cartografia di Ortelio, fino alla produzione libraria lionese di Antonii Molin, il piccolo volume condensa oltre un secolo di cultura antiquaria europea.

Perché è un acquisto consapevole

Il valore non dipende dalla rarità del testo di Cesare, naturalmente diffusissimo, ma dalla specifica configurazione seicentesca dell’esemplare: edizione lionese meno comune delle celebri tirature elzeviriane, revisione scaligeriana, frontespizio inciso, tre grandi mappe calcografiche complete, piena pelle coeva e interno particolarmente sano.

Sono precisamente la completezza cartografica e la genuinità della legatura a distinguere questa copia dalle numerose edizioni cesariane prive di tavole, ricomposte o successivamente rilegate.

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