Dante Alighieri – Tutte le opere. Oxford Dante
Dati bibliografici. ALIGHIERI, Dante. Tutte le opere di Dante Alighieri, nuovamente rivedute nel testo dal Dr. E. Moore. Oxford, nella Stamperia dell’Università, 1897. Seconda edizione dell’“Oxford Dante”, nella rara emissione tascabile in tre volumi, cm 11 × 7 circa; pp. XVI, 672; 494; 442. Volume I: La Divina Commedia, Il Canzoniere, Egloghe latine, I Sette Salmi Penitenziali, Professione di Fede; volume II: Vita Nuova e Convivio; volume III: De Monarchia, De Vulgari Eloquentia, Epistolae e Quaestio de Aqua et Terra, con l’apparato degli indici previsto dall’edizione. Eleganti legature editoriali uniformi in piena tela color borgogna, titoli “Opere di Dante” impressi in oro ai dorsi, “Oxford” in oro al piede, filetti dorati e piccoli segni distintivi dei tre volumi; tagli superiori dorati. Conservato nel raro astuccio editoriale originale coordinato, rivestito in tela e foderato internamente in carta decorata. Ottimo esemplare, compatto e ben legato, con minimi segni del tempo.
L’“Oxford Dante”
L’edizione appartiene a uno dei momenti fondamentali della moderna filologia dantesca. Edward Moore pubblicò nel 1894 la prima edizione di quelle che divennero universalmente note come “Oxford Dante”, riunendo in un unico progetto editoriale l’intero corpus allora riconosciuto delle opere di Dante; l’edizione del 1897 è la seconda, mentre una terza, più estesamente riveduta, apparve nel 1904. La stessa Università di Oxford conserva e presenta oggi le tre tappe del 1894, 1897 e 1904 come momenti successivi di questo storico lavoro editoriale.
Questa precisazione è importante: il 1897 non è una semplice ristampa meccanica della princeps oxoniense. Moore intervenne ancora sul testo; nella Vita Nuova, per esempio, la lezione «Arabia» sostituì nel 1897 l’«Italia» che nell’edizione del 1894 era stata oggetto di correzione mediante carticino in alcuni esemplari. L’opera documenta quindi uno stadio specifico dell’elaborazione filologica di Moore.
L’edizione tascabile in tre volumi
Particolarmente interessante è la forma materiale del presente esemplare. I cataloghi bibliografici registrano espressamente l’edizione oxoniense del 1897 in tre volumi di circa 11 cm, pubblicati in astuccio, con l’indice collocato nel terzo volume: corrisponde esattamente alla configurazione conservata dall’esemplare qui descritto.
Non siamo dunque davanti a tre volumetti successivamente ricavati o rilegati da un’edizione maggiore, ma a una vera emissione editoriale miniaturizzata dell’Oxford Dante, concepita per unire completezza testuale e portabilità. La straordinaria concentrazione di oltre seicento pagine nel primo volume, mantenendo dimensioni di appena 11 × 7 cm, è resa possibile dall’impiego di carta molto sottile, caratteristica della produzione tascabile oxoniense del periodo. Pochi anni dopo i cataloghi della Oxford University Press pubblicizzeranno espressamente la Miniature Edition dell’Oxford Dante «on India paper, 3 vols. in case», confermando la precisa tradizione editoriale cui appartiene questo formato.
Edward Moore e la filologia dantesca
Edward Moore (1835-1916) fu una figura centrale nella storia degli studi su Dante in Gran Bretagna. Principal di St Edmund Hall a Oxford, fondatore nel 1876 della Oxford Dante Society e studioso sistematico della tradizione manoscritta, fu considerato dalla storiografia dantesca uno dei maggiori, se non il maggiore, dantista inglese dell’Ottocento. I testi da lui stabiliti ebbero larga autorità internazionale sino alla grande edizione critica della Società Dantesca Italiana del 1921.
Il valore dell’Oxford Dante non consisteva soltanto nel riunire comodamente le opere, ma nel proporre un testo fondato su un’intensa attività di collazione e critica. Le copie di lavoro appartenute allo stesso Moore conservate a Oxford mostrano numerose sue correzioni manoscritte, spesso relative a errori tipografici e miglioramenti destinati alle edizioni successive: testimonianza concreta di un progetto editoriale continuamente perfezionato.
Il corpus dantesco
La suddivisione in tre piccoli volumi segue una logica molto chiara. Il primo raccoglie la produzione poetica, aprendosi naturalmente con la Divina Commedia e proseguendo con il Canzoniere, le Egloghe e alcuni testi che la tradizione ottocentesca accoglieva ancora sotto il nome di Dante. Il secondo riunisce le due grandi opere prosastiche volgari, Vita Nuova e Convivio; il terzo concentra le opere latine e l’apparato di consultazione. La descrizione bibliografica della specifica emissione in tre volumi conferma proprio questa distribuzione.
Storicamente significativo è il modo in cui il volume I fotografa lo stato delle attribuzioni dantesche alla fine dell’Ottocento. L’Oxford Dante comprende infatti anche il Credo o Professione di fede e i Sette Salmi Penitenziali, oggi considerati apocrifi: l’attuale presentazione oxoniense dell’edizione li definisce esplicitamente spurious poems. Non è un limite dell’opera, ma un elemento di storia della filologia: permette di osservare direttamente come il corpus di Dante venisse definito prima delle sistemazioni critiche novecentesche.
Anche la denominazione Canzoniere appartiene alla stagione editoriale di Moore e precede le successive sistemazioni moderne delle Rime. L’edizione è pertanto oggi leggibile non soltanto come raccolta delle opere dantesche, ma come documento della costruzione filologica del Dante moderno.
Paget Toynbee e gli indici
All’impresa di Moore è strettamente legato Paget Jackson Toynbee (1855-1932), altro grande dantista oxoniense. Oxford documenta che gli indici dell’Oxford Dante furono preparati da Toynbee, il cui successivo Dictionary of Proper Names and Notable Matters in the Works of Dante del 1897 sviluppò ulteriormente questo lavoro di ordinamento e consultazione.
La presenza dell’indice nell’ultimo dei tre volumetti assume particolare significato proprio nella versione tascabile: l’opera non era concepita semplicemente come elegante Dante “da viaggio”, ma come autentico strumento di lettura e di studio portatile.
La veste editoriale
Le immagini permettono di apprezzare un insieme editoriale particolarmente riuscito. I tre volumi sono rivestiti nella medesima tela borgogna a grana fine, con piatti sobriamente incorniciati a secco. Al dorso il titolo OPERE / DI / DANTE è impresso in oro; al piede compare OXFORD, anch’esso dorato. Una piccola ed elegante convenzione grafica distingue i volumi mediante uno, due e tre piccoli rosoni o asterischi dorati, trasformando la numerazione in elemento ornamentale.
I tagli superiori dorati, ancora luminosi, completano la veste. Il frontespizio, di austera eleganza oxoniense, reca semplicemente il titolo, l’indicazione della revisione di Moore, il numero del volume e in calce «Oxford / nella Stamperia dell’Università / MDCCCXCVII».
Ancora più significativa è la sopravvivenza dell’astuccio originale, elemento spesso perduto nei piccoli complessi editoriali destinati a un uso intenso. Le immagini ne mostrano la struttura rigida rivestita in tela coordinata e l’interno foderato con carta a minuto motivo reticolato. La bibliografia stessa registra questa edizione come “issued in case”, rendendo l’astuccio parte integrante della configurazione editoriale e non semplice accessorio successivo.
Perché è interessante oggi
Questo piccolo Dante racchiude due storie contemporaneamente: quella dell’opera di Dante e quella della nascita della filologia dantesca moderna. Moore rappresenta il momento in cui il testo viene sistematicamente ricontrollato sui manoscritti, discusso, corretto e organizzato secondo criteri scientifici; l’edizione oxoniense rimase per decenni un riferimento internazionale. Allo stesso tempo, la versione miniaturizzata racconta una raffinata idea ottocentesca del libro: l’intero Dante trasformato in una biblioteca di appena tre volumi, abbastanza piccola da stare nel palmo della mano.
Perché è un acquisto consapevole
Il valore collezionistico non risiede soltanto nel titolo, relativamente reperibile nelle successive edizioni dell’Oxford Dante, ma nella specifica configurazione del presente esemplare: seconda edizione del 1897, formato miniatura originale in tre volumi, legature editoriali uniformi, tagli superiori dorati e soprattutto astuccio editoriale conservato. Le normali copie in volume unico del 1897 o del 1904 non possiedono la stessa qualità di oggetto né la stessa completezza materiale. La conservazione simultanea dei tre volumetti e della loro custodia rende questo insieme molto più rappresentativo della raffinata produzione tascabile della Oxford University Press di fine Ottocento.














