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Filippo Scolari – La chiesa di Santa Maria del Pianto in Venezia – Venezia, Giuseppe Antonelli, 1851

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Raro opuscolo pubblicato nel 1851 per la restituzione al culto della chiesa veneziana di Santa Maria del Pianto. Il testo ripercorre la peste del 1630, il voto durante la guerra di Candia e la rinascita ottocentesca dell’edificio. Esemplare completo, firmato in fine «Filippo D.r Scolari, Cav. Pontif. di S. Greg. Magno», sottoscrizione che identifica con certezza l’autore dell’opera.

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Filippo Scolari
La chiesa di Santa Maria del Pianto in Venezia  
Venezia, Stabilimento Nazionale di Giuseppe Antonelli, 1851

Raro opuscolo in 8°, di cm 22,5 × 15, composto da 14, [2] pagine, pubblicato con il titolo completo La chiesa di Santa Maria del Pianto in Venezia, ridonata al culto pubblico nel XXI settembre MDCCCLI. Cenni storici intitolati ed offerti a Monsignore illustrissimo e reverendissimo Federico marchese dei Manfredini, dottore in ambe le leggi, vescovo di Famagosta. L’autore non compare sul frontespizio, ma si dichiara esplicitamente al termine del testo con la sottoscrizione «Filippo D.r Scolari, Cav. Pontif. di S. Greg. Magno». L’esame diretto dell’esemplare mostra che la piccola r sopraelevata costituisce la tradizionale abbreviazione tipografica ottocentesca di Dottore, consentendo un’attribuzione certa dell’opera e documentando la qualifica con la quale l’autore volle presentarsi. Frontespizio ornato da una vignetta ecclesiastica e accompagnato dall’indicazione che l’opuscolo veniva venduto «a beneficio della Chiesa» al prezzo di 75 centesimi. Testo impresso su carta ottocentesca di buona consistenza, con ampi margini e sobria ornamentazione tipografica. L’esemplare è conservato in un’elegante legatura ottocentesca in cartoncino rigido, con dorso in tela blu e piatti rivestiti da carta decorata a fitto motivo floreale. Minime fioriture, lievi ondulazioni e modesti segni del tempo; copia completa, solida e complessivamente ben conservata.

L’autore e la firma conclusiva

La sottoscrizione finale costituisce uno degli elementi bibliografici più significativi dell’opuscolo, poiché scioglie ogni dubbio sull’attribuzione dell’opera.

L’autore si firma infatti:

«Filippo D.r Scolari – Cav. Pontif. di S. Greg. Magno»

L’esame diretto dell’esemplare consente di riconoscere nella piccola r sopraelevata la comune abbreviazione tipografica ottocentesca di Dottore.

La forma corretta della sottoscrizione deve quindi essere interpretata come Filippo Dottor Scolari, Cavaliere Pontificio dell’Ordine di San Gregorio Magno.

Il titolo cavalleresco pontificio testimonia il riconoscimento ricevuto dalla Santa Sede, mentre la qualifica di Dottore risulta perfettamente coerente con il carattere storico, documentario ed ecclesiastico dell’opera.

Natura e occasione della pubblicazione

Il volumetto fu composto per commemorare la restituzione al culto della chiesa veneziana di Santa Maria del Pianto, avvenuta il 21 settembre 1851, data espressamente ricordata nel titolo.

Non si tratta quindi di una generica descrizione storico-artistica, ma di una pubblicazione d’occasione, concepita per accompagnare un preciso momento della vita religiosa veneziana. Il testo ripercorre la fondazione della chiesa, il voto originario, le vicende del monastero, la soppressione e il successivo recupero dell’edificio.

L’indicazione editoriale secondo cui l’opuscolo si vendeva «a beneficio della Chiesa» mostra che la pubblicazione aveva anche una finalità concreta: contribuire economicamente alla riapertura e al mantenimento del luogo sacro. Questo elemento ne accresce il valore documentario, perché il libretto non racconta soltanto la rinascita dell’edificio, ma ne fu materialmente partecipe.

La dedica a Federico marchese dei Manfredini

I cenni storici sono «intitolati ed offerti» a Federico marchese dei Manfredini, indicato al frontespizio come dottore in ambe le leggi e vescovo di Famagosta.

La dedica inserisce l’opera entro una precisa rete ecclesiastica e istituzionale. Non è un semplice omaggio convenzionale, ma il riconoscimento rivolto a una personalità religiosa autorevole, alla quale veniva affidato simbolicamente il racconto della rinascita della chiesa.

Il frontespizio, con la sua costruzione gerarchica e solenne, enfatizza proprio questa dimensione: al titolo del monumento seguono la data della riapertura, la natura storica del testo, il dedicatario e infine l’emblema religioso centrale.

La peste del 1629-1630 e l’origine del voto

Il testo si apre con un’immagine di forte intensità: Venezia nel 1629 è descritta come un «orrido cimitero» a causa della peste che devastava le sue contrade.

La narrazione introduce suor Benedetta de Rossi, religiosa veneziana, fondatrice a Burano di un monastero di monache dell’Ordine dei Servi di Maria. Secondo la tradizione accolta dall’autore, la monaca avrebbe individuato nella diminuzione dei suffragi per le anime del Purgatorio una delle cause spirituali del flagello e avrebbe sollecitato l’erezione di un tempio dedicato alla Vergine Addolorata.

Il racconto fonde dunque memoria storica e interpretazione religiosa. La peste non è soltanto un evento sanitario e demografico, ma una prova collettiva letta attraverso la cultura devozionale del tempo.

La guerra di Candia e il voto del Senato veneziano

Il progetto fu inizialmente sospeso anche per la contemporanea edificazione della basilica di Santa Maria della Salute, decretata nel 1630.

Secondo la ricostruzione proposta dall’opuscolo, la vicenda riprese nel 1646, quando la guerra di Candia contro l’Impero Ottomano impose alla Repubblica di Venezia un nuovo e gravissimo sforzo militare. Suor Benedetta de Rossi rinnovò allora le proprie preghiere e il Senato veneziano deliberò l’erezione di una chiesa dedicata a Maria Vergine Addolorata.

Santa Maria del Pianto nacque così come edificio votivo, legato ai grandi eventi che segnarono la storia della Serenissima nel XVII secolo.

La chiesa e il monastero

La fondazione della chiesa si inserisce nella tradizione veneziana dei templi votivi. Accanto all’edificio sacro sorse il monastero destinato alle religiose dei Servi di Maria.

La vicenda architettonica e istituzionale dell’edificio è particolarmente significativa perché unisce devozione privata, deliberazione pubblica e intervento dello Stato veneziano. La chiesa fu quindi espressione non soltanto della pietà religiosa, ma anche della politica simbolica della Serenissima.

Soppressione e destinazioni profane

Con le soppressioni napoleoniche dei primi anni dell’Ottocento, la comunità religiosa fu dispersa e il complesso perse la propria destinazione originaria.

La chiesa fu sottoposta a trasformazioni e adattamenti profani. Gli ambienti vennero utilizzati per funzioni diverse, compromettendo l’unità architettonica e liturgica dell’edificio.

Il ritorno al culto nel 1851 assunse pertanto il valore di una vera restituzione: non soltanto una riapertura materiale, ma il recupero della memoria votiva e religiosa del monumento.

La restituzione al culto del 1851

Il fulcro cronologico dell’opuscolo è la data del 21 settembre 1851. Scolari ricostruisce la lunga storia della chiesa proprio per condurre il lettore verso questo momento conclusivo.

La riapertura viene presentata come compimento di una vicenda iniziata oltre due secoli prima. Il passato della peste, della guerra, del voto e della soppressione converge nella rinascita ottocentesca dell’edificio.

L’opuscolo diventa così una testimonianza diretta della cerimonia e del clima culturale che accompagnarono il recupero della chiesa. La sottoscrizione finale dell’autore rafforza ulteriormente questo carattere testimoniale.

Il frontespizio e l’apparato tipografico

Il frontespizio è composto con notevole equilibrio. Il titolo principale è disposto in caratteri fortemente spaziati; seguono la data della riapertura, la definizione di «cenni storici», la dedica a Federico dei Manfredini e una piccola vignetta ecclesiastica.

In calce compare l’indicazione dello Stabilimento Nazionale di Giuseppe Antonelli e la nota di vendita a beneficio della chiesa. Quest’ultima trasforma il frontespizio in un vero documento della campagna di sostegno promossa in occasione della riapertura.

La prima pagina del testo presenta un sobrio fregio orizzontale. L’impressione è nitida, la pagina ben equilibrata, con ampi margini e un uso misurato di corsivi, maiuscoletti e caratteri distintivi.

La firma di Filippo D.r Scolari

La presenza, alla fine dell’opuscolo, della sottoscrizione «Filippo D.r Scolari, Cav. Pontif. di S. Greg. Magno» costituisce uno degli elementi più rilevanti dell’esemplare.

La firma tipografica svolge la funzione di un vero colophon autoriale, identificando con certezza l’estensore del testo. L’abbreviazione D.r, comune nella tipografia ottocentesca, deve essere sciolta come Dottore.

Essa conferisce all’opera un ulteriore interesse bibliografico, poiché l’autore non compare nel frontespizio ma si presenta personalmente al termine della pubblicazione, assumendone pienamente la responsabilità.

La legatura dell’esemplare

L’opuscolo è conservato in una legatura ottocentesca in cartoncino rigido, con dorso in tela blu e piatti rivestiti da carta decorata con un fitto motivo floreale su fondo beige.

La veste, semplice ma elegante, appare coerente con la natura devozionale e memoriale del testo. Non è una legatura di lusso, ma una protezione antica costruita con gusto, capace di valorizzare un opuscolo originariamente destinato a una circolazione occasionale.

Lungo la cerniera interna è visibile il tessuto di rinforzo della cucitura. Al dorso resta una piccola etichetta o traccia di collocazione, probabilmente riconducibile a una precedente raccolta privata o bibliotecaria.

Stato dell’opera

Esemplare completo di 14, [2] pagine, comprendente la sottoscrizione finale «Filippo D.r Scolari», ossia Filippo Dottor Scolari, Cavaliere Pontificio di San Gregorio Magno.

Frontespizio integro, con lievi fioriture sparse, modeste tracce di manipolazione e una tenue annotazione a matita nella parte superiore. Le carte conservano buona consistenza e l’impressione tipografica è nitida.

Legatura ottocentesca solida, con minime consunzioni agli angoli e ai margini, qualche naturale traccia d’uso e piccolo residuo di etichetta al dorso. Nel complesso, copia buona, completa e genuina.

Perché è interessante oggi

L’opuscolo documenta un episodio preciso della storia veneziana: la riapertura nel 1851 di una chiesa nata dal trauma della peste e delle vicende che interessarono la Serenissima nel XVII secolo.

La sottoscrizione conclusiva «Filippo D.r Scolari», interpretabile come Filippo Dottor Scolari, conferisce all’opera un carattere autoriale certo e rappresenta un dettaglio di particolare interesse bibliografico.

È inoltre una testimonianza della mentalità ottocentesca, capace di leggere la storia del monumento come successione di calamità, voto, decadenza e rinascita.

Perché è un acquisto consapevole

Si acquista una pubblicazione originale del 1851, completa, sottoscritta tipograficamente dall’autore e direttamente legata alla restituzione al culto di Santa Maria del Pianto.

La sua attrattiva non dipende soltanto dalla rarità, ma dall’insieme coerente di contenuto, occasione storica, dedica episcopale, finalità benefica e legatura antica.

È un documento adatto a collezioni dedicate a Venezia, alla storia ecclesiastica, alle pubblicazioni celebrative, alla memoria della peste, ai templi votivi e alla cultura cattolica dell’Ottocento.

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