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Giovanni Boccaccio — Genealogie deorum gentilium. Parigi, 1511

4.500,00 € 3.690,00 €

Rara edizione parigina del 1511 della monumentale Genealogia deorum gentilium di Giovanni Boccaccio, completa nonostante gli errori tipografici di foliazione. In-folio con frontespizio in rosso e nero, 13 grandi alberi genealogici xilografici e numerosissimi capilettera figurati e ornamentali. Pregevole esemplare ampio di margini e conservato nella legatura coeva in pergamena di riuso, con precedente testo in nero e rosso visibile in trasparenza.

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Boccaccio, Giovanni

Genealogie Johannis Boccacii cum micantissimis arborum effigiacionibus cuiusque gentilis dei progeniem… Eiusdemque de montibus et silvis, de fontibus, lacubus et fluminibus, ac etiam de stagnis et paludibus, nec non et de maribus seu diversis maris nominibus libri…

Parrhisiis [Paris], prostant in vico Divi Jacobi sub intersigniis Trium coronarum Coloniensium atque Divi Martini; al colophon: opera et expensis Dionisii Roce, Lodovici Hornken & sociorum, 22 agosto 1511.

Opera in-folio, cm 31,5 × 21. Carte complessive: [1], VI-CLXII secondo la numerazione impressa, con errori di foliazione propri dell’edizione; esemplare completo. Testo latino. Frontespizio in rosso e nero con grande marca xilografica di Ludwig Hornken; 13 grandi alberi genealogici xilografici a piena pagina, uno all’inizio di ciascuno dei primi tredici libri; numerosissimi capilettera xilografici ornamentali e figurati, alcuni di grande modulo, sino a circa dodici linee. Legatura coeva in pergamena rigida di riuso, attraverso la quale affiora un precedente testo in nero con rubricazione rossa; antico titolo manoscritto al taglio inferiore. Ampi margini, carte forti e pulite, stampa nitida, minimi segni del tempo. Antiche annotazioni manoscritte di possesso, non identificate, ai lati della marca sul frontespizio. Censita in BP16 101677; Adams B-2172; Moreau II, 1511/24.

L’edizione parigina. Questa del 1511 è una delle più importanti edizioni illustrate cinquecentesche della Genealogia deorum gentilium e appartiene alla primissima stagione del libro postincunabolo parigino. Il colophon distingue con precisione il ruolo commerciale di Denis Roce, Ludwig Hornken e dei loro associati; la bibliografia specializzata sulla stampa francese del primo Cinquecento riconduce invece materialmente l’impressione al materiale tipografico di Antoine Bonnemère. La redazione è collegata a Johann Kierher, che firma la lunga epistola preliminare indirizzata al libraio umanista Gottfried Hittorp; BP16 registra inoltre Domenico d’Arezzo tra i responsabili editoriali. La BnF descrive l’edizione come in-folio, datata esattamente 22 agosto 1511, e ne conserva più esemplari nelle raccolte della Réserve.

La foliazione e la completezza. Un punto bibliograficamente importante dell’esemplare è proprio quello segnalato dalla sua collazione. La numerazione in un censimento della medesima edizione precisa che la numerazione prende avvio dal foglio VI pur essendo il testo completo. La formula corretta per questo esemplare è pertanto: [1], VI-CLXII.

Boccaccio mitografo. La Genealogia deorum gentilium, elaborata e più volte riveduta da Boccaccio lungo diversi decenni, costituisce uno dei maggiori monumenti della mitografia preumanistica. Nei suoi quindici libri l’autore tenta una sistemazione organica dell’immenso patrimonio delle divinità pagane, mettendo in rapporto fonti greche, latine, tardoantiche e medievali e confrontando varianti genealogiche, narrazioni, etimologie e interpretazioni allegoriche. L’opera divenne uno strumento di riferimento per generazioni di umanisti e letterati: non un semplice repertorio mitologico, ma un tentativo di dare ordine critico alla memoria dell’antichità. Gli ultimi due libri acquistano inoltre un rilievo autonomo come difesa della poesia, del sapere poetico e della funzione culturale dei poeti.

L’apparato geografico. Alla trattazione mitografica segue il vasto repertorio boccacciano di monti, selve, fonti, laghi, fiumi, stagni, paludi e mari, esplicitamente annunciato già nel frontespizio. L’edizione comprende anche un articolato apparato di consultazione, che trasforma il volume in una vera enciclopedia della cultura classica. La Wellcome Collection registra l’indice della Genealogia tra i fogli 116 verso e 132 recto, mentre le raccolte di St Andrews sottolineano come la parte geografica e gli strumenti di ricerca ne abbiano favorito l’utilizzo umanistico come repertorio di miti e allusioni classiche.

I tredici alberi genealogici. Di eccezionale interesse sono le tredici grandi xilografie genealogiche, tutte presenti nell’esemplare. Occupano sostanzialmente l’intera pagina e introducono i primi tredici libri, trasformando la complessa materia mitologica in una struttura visiva immediata. Nelle immagini fornite si riconoscono, fra gli altri, gli alberi di Demogorgone, Caelus, Nettuno e Giove, organizzati mediante tronchi e ramificazioni, medaglioni, cartigli con i nomi dei discendenti e figure del capostipite. Questa tradizione diagrammatica risale alla stessa trasmissione manoscritta della Genealogia: le versioni a stampa ne fanno uno dei più suggestivi esempi rinascimentali di visualizzazione genealogica del sapere.

La veste tipografica. Il frontespizio presenta una raffinata alternanza di nero e rosso e, nella parte inferiore, la grande marca di Ludwig Hornken, identificata nei cataloghi bibliografici come Renouard 455. Il testo è impresso in carattere romano fitto ma molto nitido; le pagine sono vivacizzate da una ricchissima serie di iniziali xilografiche, dalle più piccole lettere ornamentali sino ai grandi capilettera abitati e vegetali visibili all’inizio dei libri. L’insieme conserva la monumentalità visiva della stampa quattrocentesca pur mostrando già la maggiore razionalizzazione tipografica del primo Cinquecento.

Il colophon. Particolarmente significativa la conservazione del colophon, che consente una datazione senza margini di dubbio: “Parrhisiis excusum est stanneis hoc opus notulis opera et expensis Dionisii Roce Lodovici Hornken & sociorum eius vicesima secunda die Augusti anno domini millesimo quingentesimo undecimo.” L’opera uscì dunque a Parigi il 22 agosto 1511. La formula testimonia anche la natura consortile dell’impresa, tipica del mercato librario parigino di quegli anni.

La legatura. Di notevole fascino bibliologico è la legatura in pergamena rigida di riuso. La pergamena conserva in trasparenza un testo precedente, con scrittura in nero e passaggi o rubriche in rosso: un materiale più antico rifunzionalizzato dal legatore per proteggere il volume. È un elemento perfettamente coerente con le pratiche librarie del primo Cinquecento e conferisce a questo esemplare una precisa individualità storica. Il titolo antico al taglio inferiore documenta inoltre il sistema di conservazione del libro in una biblioteca nella quale i volumi potevano essere collocati con il taglio rivolto verso l’esterno.

L’esemplare. La qualità della copia è superiore alla media delle apparizioni commerciali dell’edizione: completa, con tutte le tredici grandi xilografie, frontespizio bicromo e colophon; ampia di margini, dalle carte sane e pulite, con buona impressione dei legni e delle iniziali; ancora nella propria veste cinquecentesca. Le antiche scritte al frontespizio costituiscono testimonianze di possesso e uso, mentre non risultano, dalle immagini, elementi tali da alterare la leggibilità o l’integrità dell’apparato figurativo. È dunque opportuno distinguere la rarità bibliografica dell’edizione dalla qualità dello specifico esemplare: è soprattutto la combinazione di completezza, stato, margini, tredici alberi e legatura coeva di riuso a collocarlo in una fascia collezionistica più alta.

Perché è interessante oggi. Questa edizione mette in luce il Boccaccio meno conosciuto e forse più sorprendentemente moderno: lo studioso che tenta di trasformare una massa disordinata di miti, fonti e tradizioni in un sistema consultabile. I tredici alberi genealogici sono, in termini contemporanei, vere mappe dell’informazione: rendono visibile una rete di relazioni che il solo testo renderebbe difficile dominare. Il volume è quindi insieme documento della fortuna europea di Boccaccio, trattato di mitografia, repertorio umanistico e precoce esempio di visualizzazione strutturata del sapere.

Perché è un acquisto consapevole. Non si acquista soltanto un Boccaccio del 1511, ma un postincunabolo figurato completo, nel quale sono conservati tutti gli elementi che determinano realmente il valore antiquario: le tredici xilografie, il frontespizio in due colori, il colophon datato, i grandi capilettera, l’ampia marginatura e soprattutto la legatura coeva in pergamena di riuso. Gli errori di foliazione appartengono alla stampa e non compromettono la completezza; al contrario, sono una caratteristica bibliografica documentata della tiratura.

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