Hollywood Babilonia II di Kenneth Anger – Milano Edizioni Adelphi 2000

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Kenneth Anger ha girato il suo primo film a undici anni. Oggi è ritenuto un maestro del cinema visionario. Fra i suoi film ricordiamo: Fireworks (1947), Eaux d’artifice (1953), Inauguration of the Pleasure Dome (1954, versione riveduta 1966), Scorpio Rising (1962-1963), Invocation of My Demon Brother (1969). Anger scrisse in francese una prima versione di Hollywood Babilonia, che venne pubblicata da Pauvert ne 1960. La versione inglese, con testo e immagini in gran parte nuovi, è stata pubblicata nel 1975 (Adelphi 1979), Hollywood Babilonia II è apparso negli Stati Uniti nel 1984 la sua traduzione è stata pubblicato da Adelphi nel 2000.

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Kenneth Anger

Hollywood Babilonia

Milano Adelphi Edizioni S.P.A. 2000

Volume in 8° (26 x 18,5); pagine 334; cartonato bianco; sovraccoperta con alette illustrata, pagine interne pressoché totalmente illustrate con fotografie in b/n nel testo e fuori testo.   Esemplaer perfetto.

A distanza di dieci anni dal leggendario Babilonia Hollywood, Kenneth Anger ci ha offerto, come seguito, questa scatola fragrante di “bonbons avvelenati”. Che cosa ci troveremo? “Un supplemento di chicche & chiacchiericcio, o se preferite un supplemento di storia segreta del cinema. Signori e signore, vi offro il braccio per un’altra passeggiata lungo il Viale del Trapasso, la Strada della Fama di Hollywood, o la Strada dell’Infamia, come la chiamò Jane Withers quando Hugh Hefner comprò la sua star sul lubrico marciapiede”. La passeggiata non potrà che partire dalla tomba di Rodolfo Valentino, “nella quiete placida e orizzontale del cimitero di Hollywood”. E subito ci sentiamo a casa, fra Gloria Swanson e gli imbrogli del vecchio Kennedy, fra le sottili torture praticate da Hitchcock sulle sue “bionde” preferite, Grace Kelly e Tippi Hedren, e ancora fra Busby Berkeley, Joan Crawford, Clark Gable, Carole Lombard, James Dean, Loretta Young, mentre spesso ci perdiamo stupefatti in un fastidioso contorno di comparse che almeno un giorno furono protagoniste nell’epos nero di Hollywood. A mano a mano che Anger si avvicina all’oggi, e riesce a raccontarci storie recenti, pur sotto le minacce di occhiuti avvocati, gli sfugge qualche sospiro. Le brutte storie si moltiplicano, ma anche si estenuano, quando i divi perdono la radianza mitica. Ah, che differenza fra “la Droga d’Antan e la Droga di Oggi”! Il presente da un nutrimento meno sostanzioso a quel feticismo senza il quale non si dà comprensione del cinema. Ma Anger non cede “e raggiunge il culmine formale della sua opera nel capitolo sui suicidi di Hollywood. Lì troviamo decine e decine di divi, dive e comparse, adagiati a scheda in tanti cassetti mortuari: c’è posto anche per il suicidio del chihuahua di Linda Christian. E torniamo a ripeterci le loro storie, come Anger davanti alla tomba di Rodolfo Valentino: “un piccolo semplice vano nel muro, con due piccoli vasi da fiori come se ne trovano nelle Limousine vecchio stile, e il nome Rudy scritto a caratteri di bronzo.

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