James FitzJames, duca di Berwick e maresciallo di Francia
Anonimo incisore francese, edito da Jean Mariette, Jacques, duc de Berwick, maréchal de France, Parigi, rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule, circa 1706–1710; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate; foglio mm 325 × 235. Ritratto militare a figura intera, completo dell’impronta, dell’indirizzo editoriale, del titolo e dell’iscrizione biografica, con ottima marginatura.
Identificazione dell’opera
La stampa raffigura James FitzJames, primo duca di Berwick, figlio naturale del deposto re d’Inghilterra Giacomo II Stuart e uno dei più importanti comandanti militari al servizio della Francia di Luigi XIV.
Il personaggio è rappresentato a figura intera sopra un’altura, con un ricco abito rosso, mantello, calze azzurre, spada e bastone di comando. Alle sue spalle si sviluppa una battaglia: la fanteria avanza fra il fumo delle armi da fuoco, la cavalleria entra nello scontro, alcuni soldati cadono a terra e i cannoni continuano a sparare.
Il titolo inciso al piede recita:
Jacques Duc de Berwick, Maréchal de France.
La qualifica di maresciallo di Francia è determinante per datare correttamente il foglio e impone di rivedere la generica collocazione nell’ultimo quarto del Seicento.
Una necessaria correzione della datazione
James FitzJames ricevette il titolo di duca di Berwick dal padre nel 1687, ma venne nominato maresciallo di Francia soltanto nel febbraio 1706.
Poiché la qualifica compare chiaramente nel titolo inciso, la matrice non può appartenere all’ultimo quarto del XVII secolo. Deve essere necessariamente successiva al 1706.
La grande scena di battaglia potrebbe inoltre alludere alla celebre vittoria di Almansa, ottenuta dal duca il 25 aprile 1707 durante la Guerra di successione spagnola. Non essendo presente il nome della battaglia, l’identificazione deve rimanere prudente; la vicinanza cronologica e il carattere celebrativo rendono tuttavia plausibile che il foglio sia stato pubblicato proprio dopo tale successo.
La datazione più responsabile è pertanto:
Parigi, circa 1706–1710, con particolare probabilità per gli anni 1707–1708.
L’opera conserva pienamente il linguaggio figurativo del tardo Seicento, ma appartiene cronologicamente ai primi anni del XVIII secolo.
L’indirizzo editoriale
Sul margine inferiore della composizione si legge:
A Paris chez J. Mariette rue St. Jacques aux Colonnes d’Hercule.
L’indirizzo identifica Jean Mariette, incisore, editore e mercante di stampe nato a Parigi nel 1660 e morto nel 1742. La sua bottega, situata nella rue Saint-Jacques all’insegna delle Colonnes d’Hercule, fu una delle più importanti imprese parigine attive nella diffusione di immagini storiche, religiose, dinastiche e decorative.
Mariette poteva incidere direttamente alcune matrici, ma svolse soprattutto il ruolo di editore e commerciante. In assenza di una firma distinta, è quindi corretto descrivere l’opera come eseguita da un anonimo incisore francese ed edita da Jean Mariette.
La bottega reagiva con rapidità agli avvenimenti contemporanei. I successi militari, le nuove dignità e le nomine a corte offrivano occasioni ideali per pubblicare ritratti aggiornati destinati a celebrare i protagonisti della politica europea.
Trascrizione dell’iscrizione
Sotto il titolo compare la seguente indicazione:
Fils naturel de Jacques Second Roy d’Angleterre, et Chevalier de la Jartierre.
In traduzione:
“Figlio naturale di Giacomo II, re d’Inghilterra, e cavaliere della Giarrettiera”.
La grafia Jartierre corrisponde alla moderna Jarretière: l’iscrizione ricorda quindi l’appartenenza del duca all’Ordine della Giarrettiera, la più prestigiosa istituzione cavalleresca inglese.
La didascalia riunisce tre differenti fonti di legittimazione: la discendenza reale, il titolo ducale e la massima dignità militare francese. Berwick viene così presentato come personaggio situato fra la monarchia britannica in esilio e il sistema politico-militare di Luigi XIV.
James FitzJames, figlio di Giacomo II
James FitzJames nacque il 21 agosto 1670 a Moulins, in Francia. Era figlio naturale di Giacomo, duca di York, futuro re Giacomo II d’Inghilterra, e di Arabella Churchill, sorella di John Churchill, futuro duca di Marlborough.
Il cognome FitzJames dichiarava apertamente la discendenza illegittima: il prefisso normanno Fitz significava “figlio di”. Nonostante la nascita fuori dal matrimonio, il padre lo riconobbe, gli garantì una formazione adeguata al rango e lo avviò alla carriera militare.
Venne educato in ambiente cattolico, studiando in Francia presso il collegio di Juilly e successivamente al collegio du Plessis di Parigi. La sua identità rimase per tutta la vita profondamente legata alla cultura aristocratica francese, pur conservando la coscienza della propria origine Stuart.
Il titolo di duca di Berwick
Nel 1687 il padre gli conferì i titoli di duca di Berwick, conte di Tinmouth e barone Bosworth. La denominazione derivava dalla città inglese di Berwick-upon-Tweed, storicamente contesa fra Inghilterra e Scozia.
Il titolo apparteneva alla paria inglese creata da Giacomo II. Dopo la deposizione del sovrano nella Gloriosa Rivoluzione del 1688, la sua validità fu contestata dal nuovo regime, mentre continuò a essere riconosciuta dai giacobiti e dalle corti cattoliche favorevoli agli Stuart.
La stampa francese utilizza il titolo senza alcuna esitazione, riflettendo la posizione politica della corte di Luigi XIV, che aveva accolto e sostenuto la famiglia reale inglese in esilio.
La Gloriosa Rivoluzione e l’esilio degli Stuart
Nel 1688 Giacomo II venne deposto dalla cosiddetta Gloriosa Rivoluzione. Il trono passò alla figlia Maria II e al marito Guglielmo III d’Orange, mentre il re cattolico trovò rifugio in Francia.
Berwick rimase fedele al padre e partecipò alle campagne giacobite volte a restaurarlo sul trono. Combatté in Irlanda e prese parte alla battaglia del Boyne del 1690, conclusa con la sconfitta dell’esercito di Giacomo II.
Dopo il fallimento della causa giacobita in Irlanda, entrò stabilmente al servizio della Francia. La sua carriera dimostra quanto fossero intrecciate le vicende dinastiche e militari europee: un figlio del re d’Inghilterra divenne uno dei maggiori generali della monarchia francese.
La carriera al servizio della Francia
Berwick combatté nelle guerre di Luigi XIV distinguendosi per disciplina, prudenza e capacità tattica. Prestò servizio nelle Fiandre, sul Reno, in Italia e nella penisola iberica.
Nel 1704 ottenne la naturalizzazione francese. Due anni più tardi, nel febbraio 1706, Luigi XIV lo elevò alla dignità di maresciallo di Francia, il più alto grado militare della monarchia.
Questa nomina costituisce il termine cronologico decisivo per la stampa. Il ritratto celebra Berwick non più soltanto come principe giacobita o duca inglese, ma come comandante pienamente integrato nell’aristocrazia militare francese.
La battaglia di Almansa
Il maggiore successo di Berwick fu la vittoria di Almansa, combattuta il 25 aprile 1707 durante la Guerra di successione spagnola.
L’esercito franco-spagnolo comandato dal duca affrontò le truppe alleate inglesi, portoghesi e olandesi guidate dal marchese di Ruvigny, conte di Galway. La battaglia si concluse con una decisiva vittoria borbonica e contribuì a consolidare sul trono di Spagna Filippo V, nipote di Luigi XIV.
La situazione possedeva un carattere quasi paradossale: Berwick, nato inglese e figlio di un re d’Inghilterra, comandava un esercito francese e spagnolo contro forze comprendenti numerosi soldati inglesi; dall’altra parte, Galway era un ugonotto francese al servizio della Corona britannica.
La veduta militare sullo sfondo della stampa potrebbe riferirsi proprio ad Almansa. Si riconoscono movimenti di fanteria, cariche di cavalleria, artiglieria in azione e numerosi caduti. In assenza di un’iscrizione esplicita è preferibile definirla evocazione celebrativa delle vittorie del maresciallo, con possibile riferimento ad Almansa.
Maresciallo di Francia
La dignità di maresciallo non corrispondeva semplicemente a un grado operativo. Il maréchal de France era un grande ufficiale della Corona, investito direttamente dal sovrano e collocato al vertice della gerarchia militare.
Il bastone tenuto da Berwick nella mano destra costituisce il segno più immediato di questa autorità. Non è usato come arma, ma come insegna di comando.
La mano sinistra, distesa verso il campo di battaglia, sembra impartire un ordine. Il gesto collega la figura monumentale in primo piano alle minute unità militari sullo sfondo: il comandante domina lo spazio e dirige lo scontro senza esserne travolto.
Il bastone di comando
Il bastone presenta una coloritura azzurra che lo rende particolarmente evidente contro il rosso dell’abito. La sua posizione diagonale guida lo sguardo verso il campo di battaglia e stabilisce un collegamento fra il corpo del maresciallo e l’artiglieria.
Nella ritrattistica ufficiale il bastone era uno degli attributi fondamentali dei comandanti. La sua presenza non allude a un momento specifico, ma sintetizza l’intera carriera e l’autorità militare del personaggio.
Berwick non è raffigurato mentre combatte direttamente. Appare come stratega capace di osservare, decidere e coordinare le diverse componenti dell’esercito.
Il campo di battaglia
Lo sfondo è insolitamente complesso per un ritratto destinato alla larga diffusione. A sinistra un cannone spara producendo una grande nube di fumo; in lontananza avanzano reparti di fanteria; a destra si svolge uno scontro di cavalleria.
Il terreno è disseminato di uomini e cavalli caduti. Le minute figure rosse e azzurre creano una vivace alternanza cromatica e suggeriscono l’incontro fra schieramenti contrapposti.
L’episodio non viene rappresentato con crudezza naturalistica. Il campo di battaglia funziona soprattutto come teatro della gloria personale del maresciallo. Berwick rimane intatto e composto davanti al caos, costruendo l’immagine ideale del comandante che impone ordine alla violenza della guerra.
La batteria d’artiglieria
Sul lato sinistro è collocata una grande struttura formata da fasci o gabbioni sovrapposti, destinata a proteggere l’artiglieria e i soldati dal fuoco avversario. Dietro la fortificazione si vede la bocca di un cannone in azione.
I gabbioni, grandi ceste cilindriche riempite di terra, venivano impiegati nelle fortificazioni campali e negli assedi. La loro presenza conferisce alla scena un’apprezzabile precisione militare e suggerisce che l’incisore conoscesse repertori dedicati alle operazioni belliche.
Berwick posa accanto alla batteria come responsabile tanto della battaglia in campo aperto quanto dell’organizzazione tecnica dell’esercito.
L’abbigliamento
Il duca indossa un lungo giustacuore rosso ricamato, un mantello dello stesso colore, calze azzurre e scarpe nere. La ricchezza dei tessuti sottolinea la sua condizione aristocratica e la vicinanza alla corte.
La grande parrucca inanellata e il tricorno corrispondono alla moda militare e nobiliare fra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. L’abito non riproduce una moderna uniforme standardizzata, ma combina eleganza cortigiana e attributi del comando.
Il rosso domina la figura e la separa immediatamente dal paesaggio. I piccoli soldati sullo sfondo riprendono la stessa tonalità, quasi fossero proiezioni del potere esercitato dal maresciallo.
L’Ordine della Giarrettiera
L’iscrizione definisce Berwick Chevalier de la Jartierre, cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera.
L’ordine, fondato nel XIV secolo da Edoardo III, rappresentava la massima dignità cavalleresca inglese. Giacomo II conferì l’onore al figlio, ma dopo la rivoluzione il riconoscimento assunse inevitabilmente un carattere giacobita.
La menzione sulla stampa francese conserva e proclama la dignità inglese del personaggio anche dopo la sua piena integrazione nell’esercito di Luigi XIV. Berwick viene presentato come figura europea: duca britannico per nascita e investitura paterna, cavaliere inglese e maresciallo francese per merito militare.
Berwick e Marlborough
Un elemento biografico particolarmente significativo è il rapporto con John Churchill, duca di Marlborough, uno dei più importanti generali avversari della Francia durante la Guerra di successione spagnola.
Arabella Churchill, madre di Berwick, era sorella di Marlborough. Il maresciallo francese e il comandante inglese erano dunque nipote e zio, benché servissero schieramenti opposti.
Questo legame familiare rende la vicenda di Berwick emblematica dell’Europa dinastica dell’epoca, nella quale appartenenze personali, religiose e politiche potevano attraversare i confini nazionali.
Gli ultimi anni e la morte
Dopo Almansa, Berwick ricevette da Filippo V titoli e onori in Spagna. Continuò a comandare eserciti francesi durante la Guerra di successione spagnola e successivamente nella Guerra della Quadruplice Alleanza.
Nel 1714 conquistò Barcellona, ultimo grande centro della resistenza catalana a Filippo V. Negli anni successivi ricoprì importanti incarichi militari e amministrativi.
Morì il 12 giugno 1734 durante l’assedio di Philippsburg, nella Guerra di successione polacca. Secondo le testimonianze, venne colpito mortalmente da una palla di cannone mentre ispezionava le opere d’assedio.
La sua morte sul campo concluse una carriera durata quasi mezzo secolo e rafforzò la reputazione di comandante coraggioso e disciplinato.
Tecnica incisoria
La matrice è lavorata mediante bulino e acquaforte. Il bulino è evidente nella definizione del volto, della parrucca, delle mani e dei complessi ricami dell’abito.
L’acquaforte sembra prevalere nella costruzione del campo di battaglia, delle nubi di fumo, del terreno e delle minute figure. Questa combinazione permette di unire la precisione del ritratto alla vivacità narrativa dello sfondo.
Il volto è modellato con sottili linee curve e puntinature. La parrucca è resa mediante una successione regolare di riccioli, mentre il mantello e il giustacuore presentano trame differenziate.
Particolarmente accurata è la scena militare, nella quale l’incisore riesce a distinguere, nonostante le dimensioni ridotte, fanteria, cavalleria, artiglieria, cavalli e caduti.
La coloritura coeva e le dorature
La coloritura manuale è dominata dal rosso carminio dell’abito e del mantello, dall’azzurro delle calze, della fodera e del bastone, dal verde-blu della vegetazione e del cielo.
Piccoli tocchi dorati seguono i ricami del giustacuore, i bordi delle vesti e alcuni dettagli ornamentali. Il colore viene utilizzato anche nelle minute figure dello sfondo, rendendo più leggibile lo svolgimento della battaglia.
Il contrasto fra il grande corpo rosso del maresciallo e il campo prevalentemente monocromo conferisce al personaggio un’assoluta preminenza visiva.
Le stesure rispettano il tratteggio inciso e appaiono, sulla base delle fotografie, coerenti con una coloritura antica e verosimilmente coeva. Le lumeggiature metalliche conservano ancora una piacevole luminosità.
Stato dell’opera
Il foglio è completo della parte figurata, della cornice, dell’indirizzo di Jean Mariette, del titolo e dell’iscrizione genealogico-cavalleresca. L’impronta appare piena, nitida e ricca di dettagli.
La carta conserva margini ampi e regolari. Presenta la naturale tonalità antica, leggere ondulazioni, minimi punti di ossidazione e piccole irregolarità marginali.
Si osserva una piega orizzontale antica nella zona dell’iscrizione e una lieve discontinuità sul margine superiore, entrambe prive di conseguenze sostanziali sulla figurazione. La coloritura rimane vivace e le dorature sono ancora leggibili.
Lo stato può essere definito molto buono, completo e di notevole efficacia decorativa, con impronta piena e ottima marginatura.
Perché è interessante oggi
La stampa ritrae un protagonista che collega la storia inglese, francese e spagnola. Figlio naturale di Giacomo II, ufficiale giacobita, maresciallo di Luigi XIV e vincitore ad Almansa, Berwick incarna la complessità politica dell’Europa fra Sei e Settecento.
La grande scena di battaglia, l’artiglieria, la cavalleria e la figura monumentale del comandante rendono il foglio interessante sia per il collezionista di ritratti sia per chi raccoglie storia militare, dinastia Stuart, giacobitismo e Guerra di successione spagnola.
Perché è un acquisto consapevole
Titolo e iscrizione garantiscono l’identificazione del personaggio; l’indirizzo documenta la pubblicazione di Jean Mariette. La qualifica di maresciallo di Francia dimostra che il foglio non può essere anteriore al 1706 e permette una datazione più precisa rispetto alla generica indicazione seicentesca.
L’anonimato dell’incisore è dichiarato, ma viene compensato dalla complessità della composizione, dalla rilevanza storica del soggetto, dall’impronta piena, dagli ampi margini e dalla coloritura coeva con dorature.









