La Fontaine, Jean de
Les Amours de Psyché et de Cupidon, suivies d’Adonis, poëme. Nouvelle édition ornée de 26 figures de Borel gravées en couleurs par Vigna-Vigneron. Préface de Jules Claretie, de l’Académie Française.
Paris, Librairie Théophile Belin, 29 quai Voltaire, 1899
Due volumi in-4 grande, circa mm 315 × 220. Vol. I: preliminari, XXIV pp. comprendenti l’Avant-propos, l’epistola dedicatoria e la prefazione, 96 pp. e carte finali; vol. II: preliminari, 144 pp. e carte finali. Tiratura unica di 250 esemplari numerati su vélin fort, questo n. 30. 26 composizioni di Antoine Borel, comprendenti i due titoli figurati delle parti, ciascuna presentata nei tre stati previsti dall’edizione: eau-forte pure, tiraggio in bistro e tiraggio definitivo a colori, sotto veline protettive; in fine a ciascun volume una scomposizione cromatica in quattro tavole/stadi di una delle figure. Due volumi in cartonnage d’epoca rivestito di carta decorata marmorizzata nei toni del bruno, dorsi lisci con tasselli rettangolari in pelle bruna, titoli e numerazione dei volumi impressi in oro; esemplare non rifilato, con ampie barbe al margine esterno e inferiore. Conservata, ripiegata, la rara circolare di Théophile Belin ai sottoscrittori relativa alla distruzione delle matrici. Carte e tavole di notevole freschezza, coloritura vivida e ben conservata. La BnF registra l’edizione come pubblicazione Belin del 1899, con prefazione di Claretie e 26 figure di Borel incise a colori da Vigna-Vigneron.
L’edizione
Quella pubblicata da Théophile Belin nel 1899 non è semplicemente una raffinata ristampa ottocentesca di La Fontaine, ma un vero progetto di bibliophilie fin-de-siècle concepito per riportare materialmente in vita un libro illustrato del Settecento rimasto irrealizzato. La tiratura fu limitata fin dall’origine a soli 250 esemplari e l’apparato grafico venne trattato con criteri volutamente lussuosi: grande formato, carta forte, ampi margini, triplice stato delle incisioni e dimostrazioni della costruzione cromatica. I repertori e gli esemplari censiti confermano come caratteristica propria dell’edizione la presenza dei tre stati delle immagini e delle due decomposizioni dei colori.
La scelta tipografica guarda consapevolmente al libro francese del XVIII secolo. L’Avant-propos dell’edizione documenta che la parte tipografica fu affidata alla casa Chamerot et Renouard, mentre il tiraggio delle tavole fu eseguito da Gény-Gros. Le fotografie dell’esemplare confermano materialmente questa articolata catena produttiva: sotto le immagini si leggono infatti “Borel”, “Vigna-Vigneron sc.”, “Imp. Gény-Gros” e “Th. Belin exc.”.
Antoine Borel e le illustrazioni ritrovate
Antoine Borel (Parigi, 1743–1810?), pittore, disegnatore e acquafortista, appartiene alla cultura figurativa francese del tardo Settecento e fu particolarmente attivo nell’illustrazione libraria. La BnF lo identifica espressamente quale autore delle figure di questa edizione. La vicenda delle ventisei composizioni per Psyché è uno degli elementi più affascinanti del volume: furono elaborate verso la fine del regno di Luigi XVI e probabilmente pensate per un progetto editoriale riconducibile all’ambiente Didot, ma rimasero inedite. Passarono nella celebre raccolta di Morel de Vindé, quindi attraverso i suoi eredi, e riapparvero alla vendita della collezione Decloux nel 1898, quando Théophile Belin le acquistò con l’intenzione specifica di pubblicarle.
Ne deriva una particolarità non comune: il libro è datato 1899, ma il suo ciclo iconografico appartiene pienamente alla cultura figurativa dell’ultimo Ancien Régime. La modernità editoriale di Belin consiste proprio nell’aver trasformato quegli acquerelli settecenteschi in una sontuosa suite calcografica a colori senza snaturarne il carattere.
La stampa a colori
La realizzazione fu affidata a Paul-Antoine Vigna (1856–1942) e al graveur P. Vigneron, collaboratori sotto la firma Vigna-Vigneron. Studi moderni dedicati all’attività di Vigna confermano che nel 1899 i due incisero in colore le ventisei composizioni di Borel facendo rivivere le tecniche della stampa policroma settecentesca e, dato particolarmente importante, senza ritocco finale a pennello.
Le immagini dell’esemplare consentono di apprezzare concretamente il processo: alla medesima scena corrispondono il delicatissimo stato all’eau-forte pure, quasi una filigrana di linee sulla carta; lo stato monocromo in bistro, che costruisce valori e modellato; infine, il sontuoso tiraggio definitivo policromo. Le scomposizioni poste alla fine dei due volumi mostrano inoltre le fasi rosso, giallo, blu e il risultato policromo, e costituiscono un piccolo documento tecnico sulla stampa a colori alla vigilia del Novecento. Lo studio del C2RMF dedicato a Vigna documenta precisamente questa successione per l’esemplare della Bibliothèque nationale de France.
La circolare di Théophile Belin
Eccezionalmente significativa è la conservazione della circolare originale ai sottoscrittori, intestata “Théophile Belin, Libraire, 29, quai Voltaire, 29”. Belin vi ricorda espressamente l’impegno assunto verso gli acquirenti degli Amours de Psyché et de Cupidon, Estampes de Borel gravées et imprimées en couleurs e annuncia che “les cent quatre cuivres seront détruits” nella propria libreria, alla presenza di Me Hyver, huissier au département de la Seine, con successivo invio del relativo processo verbale ai sottoscrittori. La riunione viene fissata per “Mercredi 29 mai, à quatre heures précises de relevé”.
Il documento acquista particolare rilievo bibliografico perché i 104 rami corrispondono esattamente a quattro matrici per ciascuna delle 26 composizioni. La dichiarata distruzione delle lastre aveva quindi una funzione precisa: assicurare ai sottoscrittori la chiusura effettiva della tiratura e impedire successive ristampe dalle matrici originali. La presenza della circolare accanto all’esemplare n. 30 costituisce un complemento editoriale ed effimero molto più raro del libro stesso e rafforza sensibilmente il carattere collezionistico di questa copia.
Il testo
Les Amours de Psyché et de Cupidon, pubblicato originariamente nel 1669, è una delle opere più singolari di Jean de La Fontaine (1621–1695). Riprendendo la favola di Amore e Psiche tramandata da Apuleio nelle Metamorfosi, La Fontaine costruisce un testo ibrido, nel quale racconto, poesia, conversazione galante, descrizione artistica e riflessione letteraria si alternano con grande libertà. La vicenda viene inserita nella celebre cornice della passeggiata di quattro amici a Versailles: il mito antico entra così direttamente nel mondo estetico della Francia di Luigi XIV.
Il successivo Adonis completa perfettamente il programma iconografico e letterario attraverso un secondo mito dominato dall’amore, dalla bellezza e dalla perdita. La prefazione di Jules Claretie, scrittore, critico e membro dell’Académie française, colloca l’opera nel gusto bibliografico e artistico della fine dell’Ottocento, creando un ponte fra La Fontaine, il Settecento di Borel e la rinascita bibliophilique del 1899.
L’esemplare
Il presente esemplare n. 30 si distingue soprattutto per la qualità materiale. La carta forte conserva ampi margini e belle barbe; le immagini fotografate mostrano impressioni nitide, fondi puliti e una policromia ancora luminosa, particolarmente convincente nei rosa, nei verdi, negli azzurri e nelle terre. Le veline protettive accompagnano le tavole e i diversi stati permettono di leggere non soltanto l’immagine finita, ma il processo stesso della sua costruzione.
La legatura in cartone pesante rivestito di carta decorata bruna, con tasselli in pelle e titoli dorati, mantiene un carattere sobrio e bibliophilique che lascia protagonisti carta e apparato calcografico. Non si tratta di una legatura moderna concepita per nobilitare retrospettivamente il volume: la veste appartiene alla storia materiale dell’esemplare e conserva integralmente il carattere non rifilato della pubblicazione. Particolarmente notevole è l’insieme costituito da tiratura numerata, triplice suite completa, decomposizioni cromatiche e circolare ai sottoscrittori.
Rarità e interesse collezionistico
La rarità va qui distinta correttamente. L’edizione, benché limitata a soli 250 esemplari, compare occasionalmente sul mercato e non deve essere presentata come introvabile. Più difficile è però incontrarla completa di tutti gli stati, delle decomposizioni cromatiche, in condizioni di grande freschezza e accompagnata dalla circolare relativa alla distruzione dei rami. Già un catalogo storico del 1942 descriveva gli esemplari completi sottolineando la tiratura di 250 copie e i tre stati delle incisioni. È dunque la qualità e la completezza di questo specifico esemplare, più ancora della sola limitazione numerica, a conferirgli particolare interesse.
Perché è interessante oggi
È un libro nel quale convergono tre epoche: il Seicento letterario di La Fontaine, l’immaginario galante dell’ultimo Settecento di Borel e la grande bibliophilie parigina di fine Ottocento. A ciò si aggiunge un interesse tecnico oggi particolarmente forte: la possibilità di osservare, attraverso i diversi stati e le decomposizioni cromatiche, come un’immagine a colori veniva costruita mediante matrici calcografiche separate. Non è quindi soltanto un’edizione letteraria illustrata, ma un documento della storia dell’incisione, della stampa in colore e dell’editoria d’arte.
Perché è un acquisto consapevole
Questo esemplare offre ciò che una ristampa moderna o una copia incompleta non possono restituire: grande carta non rifilata, 78 impressioni corrispondenti ai tre stati delle 26 composizioni, i saggi di decomposizione cromatica, la freschezza delle tavole e soprattutto il documento originale con cui Belin certificava ai sottoscrittori l’imminente distruzione delle 104 matrici. Il numero 30 della tiratura completa un insieme bibliograficamente coerente e visivamente spettacolare, adatto a una raccolta dedicata a La Fontaine, al libro illustrato francese, alla stampa a colori o alla bibliophilie ottocentesca.

































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