La Hecuba TRAGEDIA di M. Lodovico Dolce tratta da Euripide – Prima Edizione –

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Prima edizione per questa tragedia del Dolce, “Hecuba” ispirata all’opera omonima di Euripide, tradotta in volgare da Matteo Bandello nel 1539, racconta la storia della moglie di re Priamo, un tempo regina di Troia e ora schiava dei vincitori greci, e la sua vendetta per la morte del figlio Polidoro.

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Dolce Lodovico

La Hecuba TRAGEDIA di M. Lodovico Dolce tratta da Euripide

In Venetia, Appresso Gabriel Gioli di Ferrarij, MDXLIII (In Venetia : appresso Gabriel Gioli di Ferrarij da Trino da Monferrà, 1543 il mese di luglio).  In-8° antico (mm 155×105), fogli 47, (7), al frontespizio presente elegante timbro Ex-Libris rosso e sigla di possesso “D.F.L.” a piè pagina. Marca dell’editore Gabriel Gioli di Ferrarij al frontespizio e alla fine.  Al frontespizio: Fenice, rivolta al sole, su fiamme che si sprigionano da un’anfora recante le iniziali G.G.F. , motto “De la mia morte eterna vita i vivo” e “Semper eadem”. Al colophon: Fenice, rivolta al sole, su fiamme che si sprigionano da globo alato recante le iniziali G.I.F. , motto: Semper eadem). Alcuni capolettera istoriati alle pagine interne, qua e là qualche leggero alone di ossidazione, legatura solida presumibilmente novecentesca in piena pergamena rigida, estremi del titolo manoscritti al dorso, cinque nervi, è BUONA COPIA.

Prima edizione per questa tragedia del Dolce, “Hecuba” ispirata all’opera omonima di Euripide, tradotta in volgare da Matteo Bandello nel 1539, racconta la storia della moglie di re Priamo, un tempo regina di Troia e ora schiava dei vincitori greci, e la sua vendetta per la morte del figlio Polidoro.

Lodovico Dolce (Venezia, 1508 – Venezia, 1568) è stato uno scrittore e grammatico italiano. Nacque da un’antica famiglia che aveva accesso al Maggior Consiglio rimasto ben presto orfano, il D. venne affidato al doge Loredan e alla famiglia Corner; terminati gli studi, svolti a Padova, tornò a Venezia dove, per sopravvivere, non poté far altro che mettere a frutto la sua educazione letteraria.

Risolutiva in questo senso, anche se mai lucrosa, fu la collaborazione in qualità di curatore di testi con l’impresa editoriale dei Giolito, professione che il D. esercitò fino alla morte, avvenuta nel 1568. Benché le sue opere avessero un indubbio successo presso i contemporanei e quindi avessero un notevole smercio, sembra che questo non gli abbia mai procurato una vera ricchezza; quando morì, nel gennaio del 1568, non lasciò alcun testamento. Venne sepolto nella chiesa di San Luca Evangelista. Autentico poligrafo, la sua opera letteraria fu indefessa, al punto che in trentasei anni di attività si calcola abbia lavorato a 358 edizioni, anche se più di 250 non furono sue composizioni originali ma edizioni di testi altrui, traduzioni o traduzioni-edizioni.