L’Eroica. Rassegna italiana di Ettore Cozzani
Quaderno doppio 171–172 – Novembre–Dicembre 1932
Dati editoriali
Milano, direzione e amministrazione di Ettore Cozzani. Stampatore: Artidoro Benedetti, Pescia (Toscana).
Uscita bimestrale; quaderno doppio.
Descrizione fisica
Formato cm 34 × 25; pagine 91, (1). Brossura editoriale originale con copertina a colori di Sergio Vatteroni.
Numero doppio 171/172. Esemplare non rifilato, in stato di nuovo.
Contenuto e apparato iconografico
– Tavola fuori testo a colori riproducente la copertina (Testa di minatore, Vatteroni).
– 14 illustrazioni fotografiche, di cui 2 a colori, dedicate alle opere di Sergio Vatteroni (dipinti, acqueforti, studi figurativi e paesaggi).
– 8 pagine con riproduzioni architettoniche relative ai progetti del Concorso per le chiese di Messina (I premio), testimonianza significativa del dibattito architettonico del primo Novecento.
Sommario (struttura e temi principali)
Il fascicolo assume un carattere monografico su Sergio Vatteroni, con testi critici, prose e liriche che accompagnano un corpus iconografico ampio e coerente. Accanto al nucleo figurativo e incisorio dell’artista, trovano spazio contributi letterari e rubriche, secondo l’impianto consueto de L’Eroica, che integra arti visive, letteratura e riflessione critica.
Sergio Vatteroni
Figura centrale del fascicolo, Vatteroni è presentato come interprete di un realismo lirico e severo, radicato nel mondo del lavoro (emblematica la Testa di minatore) e nei paesaggi apuani. Le riproduzioni pittoriche e grafiche evidenziano la sua capacità di sintesi formale, il controllo del segno incisorio e una sensibilità cromatica misurata, pienamente coerente con l’estetica promossa da L’Eroica negli anni Trenta.
Ettore Cozzani e L’Eroica
Il quaderno conferma la funzione della rivista come strumento di costruzione del canone artistico contemporaneo, con un’attenzione particolare agli artisti che incarnano valori di lavoro, disciplina formale e identità nazionale. L’inclusione delle tavole architettoniche amplia il respiro del fascicolo, collocandolo nel contesto culturale e progettuale dell’Italia del primo Novecento.




















