Goselini, Giuliano
Lettere di Giuliano Goselini, secretario già di D. Ferrante Gonzaga in Milano: poi del Rè Catholico, appresso gli altri Governatori, & Capitani Generali in quello Stato, & in Italia.
In Venetia, presso Paolo Megietti [Meietti], 1592
In-8°, cm 15,5 × 11. Collazione editoriale: [8], 215, [1] carte; segnatura a⁸ A–2D⁸, con a7-a8 e 2D8 bianche; nel presente esemplare ulteriore carta bianca di guardia anteriore. Caratteri romano e corsivo, iniziali xilografiche e grande marca tipografica incisa al frontespizio. Prima edizione, postuma, curata da Bartolomeo Ichino e da questi dedicata a don Luigi di Castiglia. Legatura antica in cartonato rigido rivestito, dorso con titolo manoscritto e antica segnatura al piede. Al frontespizio due note di possesso antiche, riferibili a Carolus de Bonfilijs e Blasius Parallius, con piccolo timbro araldico in rosso. Buona copia, genuina e completa. Riferimenti: Adams G-888; EDIT16 CNCE 21482; Basso, pp. 326-327; Quondam, p. 298. La descrizione bibliografica istituzionale conferma collazione, segnature, carte bianche, curatela e apparato xilografico.
L’edizione
Questa veneziana del 1592 è la prima edizione delle lettere di Giuliano Goselini, pubblicata cinque anni dopo la morte dell’autore. Bartolomeo Ichino, già legato al suo ambiente, raccolse e diede alle stampe la corrispondenza, premettendovi una dedica a don Luigi di Castiglia datata Milano, 1º gennaio 1592. L’operazione editoriale appartiene pienamente alla grande stagione cinquecentesca dei “libri di lettere”, ma presenta un carattere particolare: non nasce come formulario astratto o manuale epistolare, bensì dalla documentazione concreta dell’attività di un uomo che aveva trascorso buona parte della propria vita all’interno dell’amministrazione politica spagnola in Italia.
La raccolta comprende circa 230 lettere. Accanto alla corrispondenza personale di Goselini sono presenti lettere indirizzate a lui o riguardanti la sua persona e alcuni testi scritti per conto altrui, pratica perfettamente coerente con la funzione professionale del segretario cinquecentesco. Le lettere più antiche risalgono al 1547 e al 1550, mentre il nucleo maggiore appartiene agli anni successivi al 1570; l’ultima documentata è del 24 dicembre 1586. Il registro alfabetico finale, ben conservato nell’esemplare, ordina i destinatari per nome e rinvia alle carte del volume; il registro delle segnature conclude con l’indicazione tipografica «Tutti sono Quaderni».
Giuliano Goselini
Giuliano Goselini, o Gosellini, nacque nel 1525 e morì a Milano nel febbraio 1587. La sua biografia è strettamente intrecciata alla politica imperiale e spagnola nell’Italia del Cinquecento. Già nel 1542 era impiegato nella segreteria di Ferrante Gonzaga, allora viceré di Sicilia; quando Gonzaga divenne governatore generale del Ducato di Milano, Goselini lo seguì nel 1546 come membro della segreteria particolare. Nel 1550 ottenne l’ufficio di segretario della Cancelleria segreta e nel 1554 divenne primo segretario del Gonzaga.
Dopo la caduta politica del suo protettore seppe mantenere rapporti con gli ambienti del governo milanese e con la corte imperiale. Entrò quindi al servizio del duca di Sessa, Gonzalo Fernández de Córdoba, che nel 1560 lo condusse in Spagna, dove Goselini ebbe contatti diretti con Filippo II. Parallelamente coltivò un’intensa attività letteraria: frequentò Leone Leoni, Luca Contile, Girolamo Muzio, Annibal Caro e altri esponenti della cultura italiana, fu membro dell’Accademia dei Fenici e acquistò reputazione soprattutto come poeta.
La politica raccontata dalle lettere
Il vero fascino della raccolta risiede nella posizione dell’autore. Goselini non osserva le strutture del potere dall’esterno: ne è uno degli ingranaggi amministrativi. La sua corrispondenza mette in relazione principi Gonzaga, cardinali, uomini della diplomazia, funzionari della monarchia spagnola, letterati e gentiluomini. La Tavola de nomi di coloro ai quali sono state scritte le lettere, visibile nell’esemplare, registra fra gli altri Cesare Gonzaga principe di Molfetta, Annibal Guasco, Giovanni Maria Bolzi, Bernardino Baldini, Bartolomeo Assandri e il cardinale di Como.
La raccolta costituisce quindi una fonte di particolare interesse per la storia del Ducato di Milano sotto la dominazione spagnola, per i rapporti fra le élites italiane e la monarchia di Filippo II e, più in generale, per lo studio della diplomazia informale, del patronato e della professione del segretario nel secondo Cinquecento. Treccani sottolinea come proprio le Lettere documentino l’ampiezza delle relazioni di Goselini con letterati, papi, cardinali e funzionari milanesi e spagnoli.
Fra gli episodi culturalmente più suggestivi documentati dalla corrispondenza vi è anche la testimonianza relativa a Torquato Tasso: Goselini riferisce di averlo visitato a Ferrara nel settembre 1582 e descrive con partecipazione la difficile condizione del poeta durante la reclusione. Ciò amplia il valore del volume oltre la semplice documentazione politico-amministrativa, facendone anche una fonte per la storia letteraria italiana.
Il frontespizio e la tipografia
Il frontespizio presenta una grande marca xilografica di Paolo Meietti: entro elaborata cornice figurata compare una pianta, con elementi allegorici e vegetali, esempio significativo della produzione editoriale veneziana e padovana legata alla famiglia Meietti. Il testo alterna romano e corsivo secondo le convenzioni della stampa colta tardo-cinquecentesca; le lettere sono introdotte da iniziali xilografiche, alcune di notevole dimensione e riccamente istoriate.
Particolarmente bella è l’apertura della dedica «All’Illustrissimo Sig. Don Luigi di Castiglia mio Signore», caratterizzata da una grande iniziale xilografica figurata. La qualità tipografica, pur priva di apparati illustrativi propriamente detti, restituisce al volume una presenza assai più elegante di quella di una semplice raccolta documentaria.
Provenienze
Il frontespizio conserva due antiche iscrizioni manoscritte, identificabili con i nomi di Carolus de Bonfilijs e Blasius Parallius, disposte ai lati della marca tipografica. Alla loro presenza si aggiunge un piccolo timbro araldico in inchiostro rosso, anch’esso antico, collocato nella parte inferiore del frontespizio. La compresenza di più tracce di appartenenza accresce l’interesse materiale dell’esemplare senza interferire con la leggibilità della pagina.
Questi elementi non consentono, in assenza di ulteriori documenti, di ricostruire una successione completa dei possessori, ma testimoniano una circolazione storica del volume e costituiscono un valore aggiunto rispetto a un esemplare completamente spoglio di provenienze. La stessa coppia di nomi è registrata nella descrizione antiquaria di un esemplare della medesima edizione in pergamena antica con titolo manoscritto al dorso.
Legatura ed esemplare
La legatura è antica e funzionale, in cartonato rigido rivestito, con dorso chiaro sul quale sopravvive il titolo manoscritto e, al piede, un’antica numerazione. La veste, volutamente sobria, conserva bene il carattere di libro di studio e biblioteca dei secoli passati; la struttura è coerente con la natura di esemplare d’uso e con le numerose testimonianze di possesso presenti sul frontespizio.
Le carte appaiono genuine, con margini ben conservati e la naturale irregolarità del taglio antico. La presenza delle carte bianche previste dalla collazione è bibliograficamente significativa: a7 e a8 sono bianche, così come l’ultima carta 2D8. Il registro finale e le tavole alfabetiche risultano presenti. Nel complesso si tratta di una buona copia completa, in veste antica, non sofisticata, qualità particolarmente apprezzabile in un’edizione cinquecentesca di carattere storico-documentario.
Perché è interessante oggi
Le Lettere permettono di entrare direttamente nel sistema delle relazioni politiche, diplomatiche e culturali che regolava la Milano spagnola del secondo Cinquecento. Non restituiscono una storia ricostruita a posteriori, ma la voce di un funzionario che conobbe Ferrante Gonzaga, servì l’amministrazione regia e frequentò corti, letterati e uomini di governo. La raccolta è quindi fonte primaria per comprendere come politica, patronato, cultura e informazione circolassero nell’Italia di Filippo II.
Perché è un acquisto consapevole
Questo esemplare unisce le caratteristiche maggiormente desiderabili per una prima edizione cinquecentesca di questo genere: completezza, veste antica, marca tipografica, iniziali xilografiche, carte bianche conservate e autentiche tracce di provenienza. Non è semplicemente un testo disponibile in riproduzione moderna o digitale, ma un documento materiale della sua prima circolazione editoriale, con quasi quattro secoli e mezzo di storia fisicamente leggibili sul volume.

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