Paolo Giovio
La vita del signor Don Ferrando Davalo marchese di Pescara (Venezia, Giovanni de’ Rossi, 1557)
e
La vita di Sforza valorosissimo capitano, che fu padre del conte Francesco Sforza, duca di Milano (Venezia, Giovanni de’ Rossi, 1549 [s.d.])
Tradotte da Lodovico Domenichi
Descrizione bibliografica
- Formato: in-12mo (cm 15 x 11).
- Collazione:
- Vita di Ferrando d’Avalos: carte 140, (8).
- Vita di Muzio Attendolo Sforza: pagine 136, (16).
- Legatura: pergamena coeva floscia, con autore e titoli manoscritti al dorso.
- Marca tipografica: Mercurio danzante in cornice decorata, ripetuta nei frontespizi e in chiusura.
- Stato di conservazione: esemplare completo, in più che buono stato, con minimi segni d’uso.
Contenuto e interesse
- Vita di Ferrando d’Avalos, marchese di Pescara (1489-1525): Giovio celebra il celebre condottiero imperiale di Carlo V, vincitore a Pavia, emblema della disciplina militare e della fedeltà cavalleresca, non senza cenni al legame con Vittoria Colonna.
- Vita di Muzio Attendolo Sforza (1369-1424): il capostipite della dinastia ducale di Milano, esempio di ascesa dalle armi mercenarie al potere politico. Giovio lo presenta come modello di fortitudo e liberalitas, precursore della grandezza del figlio Francesco.
- Entrambe le biografie fanno parte delle Vite di uomini illustri d’arme e di lettere, concepite come galleria esemplare di capitani e letterati del Rinascimento.
Autore e traduttore
- Paolo Giovio (1483-1552): storico, medico e vescovo di Nocera, raccolse nella propria “musaeum” una collezione di ritratti con elogi. La sua prosa storica, chiara ed elegante, coniuga cronaca di prima mano e costruzione esemplare.
- Lodovico Domenichi (1515-1564): umanista e traduttore fiorentino, protagonista della “volgarizzazione” cinquecentesca, che rese accessibili in volgare testi latini e umanistici. Le sue traduzioni delle Vite sono arricchite da tavole analitiche delle “cose notabili”, strumento di consultazione innovativo.
Giovanni de’ Rossi, stampatore veneziano
Attivo a Venezia nella metà del Cinquecento, Giovanni de’ Rossi si specializzò in edizioni di formato ridotto, destinate a un pubblico cortigiano e colto. Le sue edizioni si distinguono per sobrietà grafica e per l’uso costante della marca con Mercurio danzante, simbolo del commercio e della parola.
Nota di confronto
Le Vite di Giovio ebbero ampia diffusione anche attraverso le edizioni dei Giolito de’ Ferrari, stampatori veneziani noti per la ricchezza tipografica e la grande tiratura. Rispetto a queste, le edizioni di Rossi appaiono più selettive e meno appariscenti, con maggiore uniformità editoriale. L’unione in un unico volume delle due biografie accresce il valore bibliografico dell’esemplare.
Ricezione seicentesca
Nel XVII secolo le Vite di Giovio furono lette come repertori di exempla morali e politici. Cronisti e storici ne imitarono lo stile narrativo, mentre nei trattati gesuitici e barocchi furono richiamate come esempi di virtù militare e prudenza politica. Entrarono così nel patrimonio memoriale europeo, usate come speculum principis per principi e capitani.









