Approfitta del 18% di sconto su tutti gli articoli!
, , , ,

Pietro Tamburini – Storia generale dell’Inquisizione – 1866/67

850,00 € 697,00 €

Pietro Tamburini, Storia generale dell’Inquisizione, seconda edizione, Milano-Napoli, 1866-1867. Quattro volumi con 100 tavole su 102, numerose con vivace coloritura manuale all’acquerello. Legatura novecentesca in tela viola e pelle nera, con le originarie illustrazioni editoriali applicate ai piatti.

Disponibilità: 1 disponibili

- +

Pietro Tamburini – Storia generale dell’Inquisizione – 1866/67

Dati bibliografici

TAMBURINI, Pietro. Storia generale dell’Inquisizione. Corredata da rarissimi documenti. Opera postuma di Pietro Tamburini, direttore della Facoltà politico-legale dell’Università di Pavia, cavaliere della Corona Ferrea. Colla vita dell’Autore. Seconda edizione riveduta e migliorata.

Milano, presso i Fratelli Borroni, via del Verziere 4; Napoli, presso Giustino Merolla, Strada Quercia 16, 1866.

Opera in quattro volumi, in formato ottavo grande, ciascuno di circa cm 23,5 × 17.

Collazione:

  1. Volume primo: pp. 598.
  2. Volume secondo: pp. 598, [2].
  3. Volume terzo: pp. 595, [3].
  4. Volume quarto: pp. 598, [2].

Seconda edizione dell’opera, pubblicata postuma e accompagnata dalla vita dell’autore. L’indicazione editoriale principale è quella del 1866, chiaramente leggibile nel frontespizio del primo volume; l’illustrazione editoriale applicata al piatto del terzo volume reca invece la data Milano 1867, elemento riconducibile alla diffusione dell’opera in fascicoli e al protrarsi della sua pubblicazione e distribuzione tra il 1866 e il 1867.

L’autore

Pietro Tamburini nacque a Brescia nel 1737 e morì a Pavia nel 1827. Fu una delle personalità più autorevoli e discusse della cultura religiosa italiana fra Sette e Ottocento: sacerdote, teologo, docente universitario e storico delle istituzioni ecclesiastiche, appartenne alla corrente riformatrice comunemente ricondotta al giansenismo italiano e al più ampio movimento cattolico illuminato.

La sua attività intellettuale si svolse soprattutto nell’ambiente dell’Università di Pavia, centro di primaria importanza nelle riforme promosse dalla monarchia asburgica in Lombardia. Qui Tamburini insegnò teologia morale e diritto naturale, assumendo in seguito la direzione della Facoltà politico-legale. Il titolo di cavaliere della Corona Ferrea, ricordato nel frontespizio, testimonia il riconoscimento pubblico conseguito dall’autore anche al di fuori del ristretto ambito ecclesiastico.

Il suo pensiero poneva particolare attenzione al rapporto fra coscienza individuale, autorità religiosa e potere civile. Tamburini sosteneva la necessità di ricondurre l’organizzazione della Chiesa a una dimensione meno accentrata, valorizzando l’autorità episcopale e conciliare e sottoponendo a esame critico gli strumenti coercitivi impiegati nella storia per reprimere il dissenso religioso.

La Storia generale dell’Inquisizione rappresenta la sintesi più ampia e ambiziosa di questa riflessione. L’opera fu composta negli ultimi anni della sua attività e pubblicata soltanto dopo la morte, divenendo uno dei testi italiani più significativi della storiografia antinquisitoriale dell’Ottocento.

Edizione e vicende editoriali

La prima pubblicazione integrale della Storia generale dell’Inquisizione risale al 1862. L’edizione Borroni-Merolla del 1866, dichiarata al frontespizio «seconda edizione riveduta e migliorata», ripropone l’opera in una veste editoriale particolarmente ricca, suddivisa in quattro corposi volumi e dotata di un esteso apparato iconografico.

La doppia indicazione editoriale — Milano, Fratelli Borroni, e Napoli, Giustino Merolla — mostra come l’opera fosse destinata a una circolazione nazionale. Nell’Italia immediatamente successiva all’Unità, un testo dedicato alla storia dell’intolleranza religiosa, alla libertà di coscienza e ai rapporti fra autorità ecclesiastica e potere politico possedeva una evidente attualità civile.

La pubblicazione avvenne verosimilmente anche attraverso una distribuzione in dispense o fascicoli, pratica largamente diffusa nell’editoria illustrata ottocentesca. A questa modalità possono ricondursi sia la notevole estensione dell’apparato figurativo sia le copertine editoriali illustrate, successivamente conservate e applicate ai piatti della legatura novecentesca del presente esemplare.

Contenuto dell’opera

La trattazione ricostruisce, con intento insieme storico, documentario e civile, la formazione e lo sviluppo dei tribunali inquisitoriali. Tamburini prende in esame il problema dell’eresia e della sua repressione, la progressiva definizione delle procedure giudiziarie ecclesiastiche, l’interazione fra potere religioso e autorità temporale e la diffusione dell’Inquisizione nei diversi territori europei.

La narrazione attraversa un arco cronologico vastissimo: dalle controversie dottrinali del cristianesimo antico alle persecuzioni medievali, dalla lotta contro i movimenti ereticali alla costituzione dei tribunali inquisitoriali, sino alle vicende dell’Inquisizione spagnola, romana e portoghese. Ampio spazio viene riservato ai processi celebri, ai protagonisti delle controversie religiose, alle forme della censura e ai sistemi di interrogatorio e di pena.

L’indicazione «corredata da rarissimi documenti» segnala la volontà dell’autore e degli editori di presentare il lavoro non come una semplice narrazione divulgativa, ma come una raccolta storica fondata su testimonianze, atti, cronache e fonti giuridico-ecclesiastiche. Naturalmente la prospettiva di Tamburini appartiene alla cultura riformatrice e anticuriale del suo tempo: proprio questa impostazione, apertamente critica nei confronti dell’uso coercitivo dell’autorità religiosa, costituisce oggi uno degli aspetti storicamente più interessanti dell’opera.

Non siamo soltanto davanti a una storia dell’Inquisizione, ma a un documento della cultura politica e religiosa dell’Italia fra Illuminismo, Restaurazione e Risorgimento. L’opera permette di osservare come il tema dell’Inquisizione sia stato reinterpretato nell’Ottocento quale paradigma dell’intolleranza, dell’abuso di potere e della repressione della coscienza individuale.

L’apparato iconografico

Uno dei maggiori elementi di pregio di questa edizione è costituito dal vastissimo corredo illustrativo. L’opera completa prevede complessivamente 102 tavole, comprese l’antiporta e il frontespizio figurato computati nell’elenco del primo volume.

Il presente esemplare conserva 100 tavole sulle 102 previste, una dotazione particolarmente rilevante considerando la frequente dispersione delle illustrazioni nelle opere ottocentesche pubblicate a fascicoli. Numerose tavole presentano una vivace coloritura manuale all’acquerello, applicata sopra la matrice stampata. Le immagini mostrano campiture trasparenti e variate, sovrapposte al disegno nero, con una tavolozza dominata da rossi, verdi, azzurri, gialli, bruni e violetti.

Le tavole non assolvono una funzione meramente decorativa. Esse costituiscono un vero racconto parallelo, attraverso il quale il lettore ottocentesco poteva visualizzare processi, predicazioni, supplizi, costumi penitenziali, episodi storici e conflitti religiosi. L’apparato figurativo oscilla fra ricostruzione storico-documentaria e rappresentazione drammatica, secondo il gusto dell’editoria popolare e storico-romantica del XIX secolo.

Le immagini presenti nell’esemplare

Le fotografie consentono di riconoscere la qualità e la varietà del corredo iconografico conservato.

La tavola intitolata “Il martirio della ruota usato dall’Inquisizione” presenta il condannato immobilizzato entro una grande ruota lignea, circondato dagli esecutori. La coloritura distingue con particolare efficacia le figure, gli abiti e la struttura dello strumento, trasformando la scena in una delle immagini di maggiore impatto dell’intera raccolta.

Di notevole interesse documentario è la tavola dedicata ai Sanbeniti, nella quale vengono raffigurate tre diverse vesti penitenziali:

  1. Sanbenito del condannato al fuoco.
  2. Sanbenito del riconciliato.
  3. Sanbenito del penitente dopo la condanna, destinato a essere bruciato dopo lo strangolamento.

Questa immagine visualizza i segni esteriori attraverso i quali la condanna inquisitoriale veniva resa pubblicamente riconoscibile. Fiamme, croci, figure demoniache e copricapi conici compongono un repertorio iconografico pensato per comunicare colpa, umiliazione e pena.

La tavola “Frate Giorgio da Fabbiano che predica in Firenze contro gli eretici” documenta il tema della predicazione pubblica, rappresentando il religioso sopra un pulpito improvvisato, circondato da un uditorio animato. La scena è valorizzata dalla coloritura degli abiti, che separa con immediatezza i diversi gruppi e accresce la vivacità narrativa.

La raffigurazione di “Giovanna d’Arco tentando di scalare i muri di Parigi” introduce nel ciclo una scena di carattere militare. La protagonista, in armatura, è ritratta sulla scala nel momento dell’azione, mentre i compagni la sostengono dal basso. L’immagine testimonia l’ampiezza cronologica e tematica del programma figurativo, che non si limita ai rituali inquisitoriali ma comprende episodi politici e religiosi della storia europea.

Nella doppia apertura con “Processi e tormenti dell’Inquisizione” ed “Esecuzione della sentenza dell’Inquisitore e un Atto di Fede”, l’iconografia costruisce una sequenza narrativa particolarmente efficace: prima lo spazio chiuso del tribunale e della tortura, poi la dimensione pubblica dell’esecuzione. Il colore accentua la teatralità delle scene e la contrapposizione fra autorità, condannati e spettatori.

Sono inoltre visibili le tavole “Ilariano vescovo che arresta Priscilliano” e “La Besme che uccide l’Ammiraglio Coligny”. Quest’ultima raffigura l’uccisione di Gaspard de Coligny nel contesto della notte di san Bartolomeo: la coloritura dei farsetti, delle calze e dei mantelli accentua il carattere storico-romantico della composizione.

Nel loro insieme le illustrazioni rendono l’opera interessante non soltanto per lo studioso dell’Inquisizione, ma anche per il collezionista di libri figurati, di iconografia religiosa, di costume storico e di editoria popolare ottocentesca.

Collazione delle tavole

La verifica eseguita sugli elenchi posti al termine dei singoli volumi offre il seguente risultato:

  1. Volume primo: previste 24 tavole, comprendenti frontespizio figurato e antiporta; tutte presenti.
  2. Volume secondo: previste 26 tavole; tutte presenti.
  3. Volume terzo: previste 26 tavole; tutte presenti.
  4. Volume quarto: previste 26 tavole; presenti 24.

Le due tavole non presenti nel quarto volume sono:

  • Menico e Agnese Sturlini che cercano rifugio a don Pietro Campodolcino.
  • Vendetta di Asdrubale Galigai contro Vespucci.

Il complesso conserva dunque 100 tavole su 102, pari a oltre il 98% dell’apparato iconografico previsto. La completezza integrale dei primi tre volumi e la presenza di ventiquattro tavole nel quarto costituiscono un dato bibliografico di rilievo.

Legatura ed esemplare

I quattro volumi sono conservati in una solida legatura artigianale novecentesca uniforme. I piatti sono rivestiti in piena tela viola, mentre i dorsi, in pelle nera, recano titoli e indicazioni dei volumi impressi in oro.

La legatura presenta una soluzione conservativa e decorativa particolarmente interessante: sui piatti anteriori e posteriori sono state applicate le originarie illustrazioni editoriali. Tali carte figurate, concepite per la pubblicazione ottocentesca in dispense o in brossura, sono state così preservate e incorporate nella nuova veste.

Le immagini applicate ai piatti differiscono da volume a volume e costituiscono un ulteriore piccolo ciclo iconografico. Il primo volume mostra una composizione allegorica con inquisitori, condannati e strumenti di pena; gli altri piatti presentano scene storiche e narrative tratte dall’apparato editoriale. In alcune carte applicate compaiono anche etichette della storica libreria e casa commissionaria Emilio Croci di Milano, testimonianza di una successiva fase della circolazione commerciale dell’esemplare.

Le carte conservano belle barbe e margini non rifilati, elemento apprezzabile perché mantiene le dimensioni originarie dei fogli e la fisionomia materiale dell’edizione. Le fotografie mostrano inoltre la naturale tonalità della carta ottocentesca e una tessitura ancora ben percepibile.

Nota sul quarto volume

Nel quarto volume il fascicolo comprendente le pagine 361-368 è presente in riproduzione sostitutiva, realizzata verosimilmente durante un intervento di ricomposizione dell’esemplare. Il dato è coerente con l’assenza delle due tavole che, secondo l’indice iconografico, appartenevano alla medesima porzione dell’opera.

L’intervento ha consentito di ristabilire la continuità testuale del volume, conservando integra la leggibilità della trattazione. Dal punto di vista catalografico è opportuno descriverlo con precisione: testo completo nella sua successione, con il fascicolo delle pp. 361-368 riprodotto; apparato figurativo composto da 100 tavole originali sulle 102 previste.

Importanza bibliografica e collezionistica

Il valore dell’esemplare nasce dall’incontro di più elementi:

  1. L’importanza dell’autore nella storia del riformismo religioso italiano.
  2. La vastità dell’opera, estesa per quasi 2.400 pagine.
  3. La seconda edizione ottocentesca, riveduta e migliorata.
  4. La presenza della vita dell’autore e dell’apparato documentario.
  5. La conservazione di 100 delle 102 tavole previste.
  6. La coloritura manuale di numerose illustrazioni.
  7. La presenza delle originarie carte editoriali figurate applicate ai piatti.
  8. La legatura uniforme, decorativa e funzionale.
  9. Le belle barbe e gli ampi margini.
  10. La documentata continuità commerciale dell’esemplare, testimoniata dalle etichette applicate alle copertine.

Non si tratta quindi soltanto di un testo storico, ma di un complesso editoriale e figurativo rappresentativo della cultura libraria italiana dell’Ottocento.

Perché è interessante oggi

L’opera permette di studiare la storia dell’intolleranza religiosa attraverso lo sguardo di uno dei più autorevoli esponenti del riformismo cattolico italiano. I temi affrontati — libertà di coscienza, rapporto fra fede e autorità, censura, controllo delle idee, uso politico della giustizia — conservano una sorprendente attualità.

È inoltre una fonte importante per comprendere come l’Ottocento abbia costruito e diffuso l’immagine dell’Inquisizione. Testo e immagini non devono essere letti soltanto come ricostruzione degli avvenimenti, ma anche come testimonianza della sensibilità liberale, romantica e anticlericale dell’Italia postunitaria.

Perché è un acquisto consapevole

L’acquirente entra in possesso di un’opera ampia, culturalmente significativa e quasi integralmente corredata dal suo apparato figurativo: 100 tavole sulle 102 previste, numerose delle quali valorizzate da coloritura manuale.

La descrizione puntuale della collazione, delle due tavole non presenti e del fascicolo riprodotto permette di valutare l’esemplare con piena trasparenza. La legatura uniforme, le copertine editoriali conservate, le belle barbe e la ricchezza delle immagini ne fanno un oggetto adatto tanto a una biblioteca di studio quanto a una raccolta dedicata alla storia religiosa, al libro illustrato o alla cultura dell’Ottocento.

Torna in alto