Raffaele Pastore (Abate)
La filosofia della natura di Tito Lucrezio Caro e confutazione del suo deismo e materialismo, col poema di Aonio Paleario dell’immortalità degli animi.
Dedicata a S. E. Carlo Grimani, patrizio veneto.
In Londra, [ma Venezia?], 1776.
Dati editoriali
In Londra [ma Venezia o Lucca], senza indicazione di tipografo, 1776.
Due volumi in-8° (cm 13 × 20).
Pagine: tomo I, 432; tomo II, 366, [2], 64.
Ciascun volume corredato da un’incisione all’antiporta di soggetto allegorico-mitologico.
Curiosa inversione tipografica: il frontespizio del primo volume è stato legato nel secondo e viceversa.
Al termine del secondo tomo: Saggio di poesie toscane e latine dell’Abate Raffaele Pastore.
Descrizione fisica
Legatura coeva in piena pergamena rigida, dorsi lisci con titolo e fregi dorati entro tassello in pelle rossa; tagli spruzzati policromi.
Esemplari di assoluta genuinità, in ottimo stato di conservazione; lievissima brunitura alle prime carte del primo volume, carte fresche e margini ampi.
Contenuto principale
L’opera costituisce una confutazione sistematica del pensiero epicureo-lucreziano, accusato di deismo e materialismo, attraverso un ampio commento morale e scientifico al De rerum natura.
Il testo alterna ampie dissertazioni filosofiche e teologiche a passi poetici tratti dal De immortalitate animorum di Aonio Paleario (poeta e riformatore del Cinquecento, condannato al rogo nel 1570), proposti come controcanto cristiano alla visione naturalistica di Lucrezio.
L’Abate Pastore difende una concezione razionale ma teocentrica della natura, in linea con la temperie erudita e moderatamente deista del secondo Settecento italiano.
Nel “Saggio di Poesie Toscane e Latine” finale, l’autore esibisce la propria perizia poetica e il gusto arcadico, fondendo classicismo e religione in un tono di misurata eleganza.
Note sull’autore
L’Abate Raffaele Pastore (ca. 1730–1790) fu letterato e poeta di area veneta, membro dell’Arcadia e uomo di vasta cultura scientifica e teologica. È ricordato per opere di carattere morale e filosofico, oggi rare, e per la sua difesa dell’ortodossia contro le correnti materialiste e illuministe di metà Settecento. Dedicando il volume a Carlo Grimani, patrizio veneto e mecenate, Pastore volle inserirsi nel filone di riscoperta morale di Lucrezio, che nel secolo dei Lumi vide convivere edizioni apologetiche e letture libertine del poeta latino.
La stampa “in Londra” è verosimilmente fittizia: il tono, la carta e il gusto tipografico rimandano all’ambiente veneziano o lucchese, ove erano frequenti le indicazioni apocrife per eludere la censura ecclesiastica.
Apparato iconografico
- Due incisioni in rame fuori testo poste in antiporta:
- nel tomo I, scena pastorale con coppia di amanti e amorini entro paesaggio boschivo;
- nel tomo II, scena allegorica con filosofi, divinità marine e simboli cosmologici.
Entrambe in stile classicista, di probabile scuola veneta, eseguite con elegante tratto lineare e gusto arcadico.
Opera poco comune, citata in:
– Brunet, Manuel du Libraire, IV, 1936, p. 246 (“rare ed. pseudolondinese”);
– Riccardi, II, col. 257 (“ristampa veneta con antiporte allegoriche”);
– Biblioteca Nazionale Marciana, Fondo Grimani (scheda manoscritta 1777);
– Gamba, Serie dei testi di lingua, n. 1055 (“confutazione poetica e filosofica del Lucrezio”).
Osservazione comparativa
Rispetto alle precedenti traduzioni o confutazioni del poema lucreziano (come quella del Marchetti o la parafrasi di Bettinelli), l’opera del Pastore si distingue per tono moralizzante e intento catechetico: essa non si limita a tradurre o commentare, ma si propone come risposta sistematica all’ateismo moderno, inserendosi nel più ampio dibattito europeo sulla compatibilità tra scienza e religione (Clarke, Bentley, Soave, Muratori).

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