Remigio Biancossi
Canti della Resistenza Ossolana (Ossola 1943 – 1944 – 1945)
Verbania, Arti Grafiche Spadaccini, 1974
Dati editoriali
Pubblicazione in formato cm 23 × 15,5, pp. 41, [5], con alcune illustrazioni in bianco e nero. Timbro di appartenenza al frontespizio. Brossura editoriale in cartoncino leggero illustrato; restaurato uno strappo alla coperta. Buona copia.
Descrizione fisica e contenuto
Opuscolo poetico dedicato ai canti della Resistenza ossolana, con versi di forte impronta civile e memoriale composti da Remigio Biancossi. Il volume alterna testi poetici, brevi note contestuali e illustrazioni fotografiche evocative del territorio montano e degli eventi legati alla lotta partigiana nelle valli dell’Ossola durante gli anni 1943–1945.
Nota storico-letteraria
L’opera si inserisce nel più ampio filone della memorialistica resistenziale locale, dove la poesia diviene strumento di trasmissione emotiva e identitaria. Biancossi recupera motivi, immagini e linguaggi della montagna ossolana trasformandoli in un canzoniere civile dedicato ai caduti e ai combattenti della Repubblica dell’Ossola e delle formazioni partigiane. La pubblicazione, realizzata nel clima del trentennale della Liberazione, ha assunto un valore documentario significativo per la storia culturale del territorio.
Breve profilo biografico di Remigio Biancossi
Remigio Biancossi (Bognanco, sec. XX) è stato poeta, educatore e figura di riferimento della memoria resistenziale ossolana. Legato profondamente alla sua valle d’origine, ha coltivato un linguaggio poetico semplice, diretto e intensamente radicato nel territorio alpino e nelle sue vicende storiche. La sua attività si inserisce nei percorsi di recupero della memoria civile promossi nei decenni successivi alla Liberazione, in particolare nell’area domese.
Autore di componimenti che uniscono lirismo e testimonianza, Biancossi ha dedicato larga parte della sua produzione alla Resistenza locale, trasformando episodi, luoghi e figure della lotta partigiana in archetipi poetici della dignità, del sacrificio e della libertà. La sua poesia – spesso pubblicata in opuscoli a diffusione limitata, destinati a scuole, gruppi culturali o comunità parrocchiali – ha contribuito a fissare un immaginario condiviso della Repubblica dell’Ossola, privilegiando la prospettiva emotiva e popolare rispetto alla ricostruzione storiografica.
Oltre al valore letterario, le opere di Biancossi rivestono oggi un interesse documentario per la cultura civile del territorio, offrendo uno sguardo interno, partecipe e profondamente umano sulla stagione resistenziale vissuta nelle montagne dell’Ossola.
Nota storico-critica sulla poesia resistenziale ossolana
La poesia resistenziale ossolana rappresenta uno dei nuclei più intensi e coerenti della letteratura civile italiana del secondo dopoguerra. Nata in un territorio che visse in modo diretto e drammatico la stagione della lotta partigiana – fino all’esperienza unica della Repubblica dell’Ossola (settembre-ottobre 1944) – essa si caratterizza per un linguaggio fortemente radicato nel paesaggio alpino e nelle memorie comunitarie. Le montagne, i valichi, le valli secondarie e le baite invernali non costituiscono solo scenari, ma diventano simboli etici e luoghi dell’identità collettiva.
Rispetto ad altre forme della poesia resistenziale italiana, quella ossolana predilige un tono più narrativo e meditativo, meno declamatorio: l’eroismo non è quasi mai celebrato, ma riconsegnato alla dimensione della sofferenza quotidiana, del freddo, della fame, della paura, delle perdite improvvise. L’attenzione ai gesti minimi, alla fatica e alla durezza della vita in montagna si intreccia spesso con motivi religiosi e con un sentimento di pietas che accomuna combattenti e popolazione civile.
Autori come Remigio Biancossi hanno contribuito a fissare una memoria poetica in cui la Resistenza è percepita non come mito astratto, ma come esperienza concreta, popolare, sofferta: una lotta che nasce dal territorio e in esso si radica. In questo senso, la poesia resistenziale ossolana assume il valore di testimonianza morale e di documento storico, capace di restituire la voce di una comunità che ha riconosciuto nella libertà non un concetto ideologico, ma una condizione vitale e irrinunciabile.















![Le notti romane al sepolcro de' Scipioni. Edizione completa. Parte prima [-seconda].](https://www.segnideltempo.it/wp-content/uploads/2022/02/segni-98c-300x450.jpg)
