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Repertorio d’agricoltura e di scienze economiche ed industriali, n. 68, agosto 1840

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Rocco Ragazzoni, Repertorio d’agricoltura e di scienze economiche ed industriali, n. 68, agosto 1840, Tomo XII, Varallo, Teresa Rachetti vedova Caligaris. Raro fascicolo intonso in brossura rosa originale, pp. 81-160, con importante memoria sulla coltivazione dei terreni sterili di Curino nel Biellese. Straordinario indice interdisciplinare: vini, bachicoltura, meteorologia e, a un solo anno dalla nascita ufficiale della fotografia, il “Modo di fissare le immagini fotogeniche”

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Rocco Ragazzoni

Repertorio d’agricoltura e di scienze economiche ed industriali, n. 68, agosto 1840

Varallo, coi Tipi di Teresa Rachetti vedova Caligaris, 1840

Dati bibliografici
RAGAZZONI, Rocco (direttore e compilatore), Repertorio d’agricoltura e di scienze economiche ed industriali del medico Rocco Ragazzoni, professore di fisico-chimica nella R. Accademia Militare, membro del Consiglio delle Miniere e segretario perpetuo della R. Società Agraria. N. 68, agosto 1840. Tomo XII. Varallo, coi tipi di Teresa Rachetti vedova Caligaris, 1840. Fascicolo in-8°, cm 20,5 × 12,5, pp. 81-160. Brossura editoriale originale in cartoncino leggero rosa, con titolo, indicazione del numero e del tomo e dati tipografici entro elaborata cornice lineare al piatto anteriore. Esemplare intonso, conservato nella sua veste editoriale, in stato eccellente.

Il periodico

Il Repertorio d’agricoltura appartiene alla stagione più fertile della divulgazione tecnico-scientifica piemontese precedente l’Unità: non un semplice giornale agricolo, ma un vero strumento di trasferimento delle conoscenze fra ricerca, accademie, possidenti, tecnici e operatori economici. Rocco Ragazzoni ne fu il promotore e direttore per molti anni; l’Archivio Storico dell’Università di Torino ricorda espressamente la sua direzione del periodico, mentre fonti coeve lo qualificano medico, professore di chimica alla Regia Accademia Militare, membro del Consiglio delle Miniere e segretario della Società Agraria. Un annuario dell’Accademia delle Scienze di Torino identifica Ragazzoni come chimico, professore prima a Novara e poi all’Accademia Militare torinese, morto a Torino il 24 aprile 1856 e socio corrispondente dell’Accademia fin dal 1820.

Una descrizione di Torino pubblicata proprio nel 1840 ricorda inoltre che il dottor Ragazzoni contribuiva al miglioramento dell’agricoltura attraverso il suo «pregevole giornale il Repertorio», attestazione particolarmente significativa perché contemporanea a questo esatto fascicolo.

La rete dei collaboratori

Il piatto editoriale conserva un elemento bibliograficamente interessante: l’elenco dei principali collaboratori, che documenta la natura collettiva e interdisciplinare dell’impresa. Vi compaiono, fra gli altri, Biagini, F. A. Bianchini, Cantù, Carlo Cadorna, il prof. Florio, Giovanetti, il prof. Milano, Gatta, Teresio Plebano, Benvenuto Poggio, B. Rosnati e Scaciga Della Silva. Il periodico riuniva così agronomia, chimica, economia rurale, scienze naturali, tecnologia e informazione industriale, secondo una concezione molto moderna della divulgazione applicata. La continuità e l’importanza editoriale del Repertorio sono documentate anche da raccolte successive: con il ventesimo volume si sarebbe concluso il primo decennio della serie, prima dell’avvio di una nuova serie nel 1845.

Il contenuto del fascicolo

Questo numero è particolarmente interessante per la varietà e l’attualità, nel 1840, degli argomenti trattati. L’apertura è dedicata alla bonifica e messa a coltura di terreni sterili del Biellese; seguono contributi di entomologia agraria, enologia, coltivazione della patata, recupero delle colline argillose, bachicoltura, meteorologia, zoologia utile e, fatto assai notevole, una breve comunicazione relativa alle “immagini fotogeniche”, cioè alla nascente tecnologia fotografica.

La prima memoria, alle pp. 81 sgg., reca il titolo “Riduzione a coltura di alcuni deserti monticelli di Curino, provincia Biellese, e di tutti gli altri consimili”, del professor Giovanni Florio, socio ordinario, ed è dichiarata estratta dagli Annali della R. Società Agraria. L’autore parte dall’immagine dei monticelli di Curino, formati da «nuda ghiaia rossiccia» e privi di vegetazione, interrogandosi sulla possibilità di trasformare mediante il lavoro umano superfici apparentemente condannate alla sterilità. Il contributo possiede quindi anche un preciso interesse per la storia agraria e ambientale del Biellese, oltre che per la storia locale.

Indice completo

L’indice del fascicolo, riprodotto nell’esemplare, comprende: “Riduzione a coltura di alcuni deserti monticelli di Curino, provincia Biellese, e di tutti gli altri consimili”, p. 81; “Sugl’insetti più dannosi alla agricoltura nei Regi Stati di Terraferma e sui mezzi più facili di distruggerli (Continuazione)”, p. 97; “Sui nostri metodi di vinificazione”, p. 108; “Modo semplicissimo per ottenere buoni vini”, p. 120; “Ragguaglio di una esperienza fatta nell’anno 1839 all’orto della Reale Società, relativa ad una doppia ricolta di pomi da terra”, p. 123; “Delle cause della sterilità attuale delle colline argillose della Toscana ed in specie di quelle del Volterrano, mezzi per impedirne l’accrescimento, come del modo più sollecito ed economico per renderle utili all’agricoltura nello stato presente della sua popolazione (Continuaz.)”, p. 125; “La recente Babilonia per l’educazione dei bachi da seta”, p. 145; “Spiegazione dei venti che spirarono in Piemonte nell’estate scorsa e spirano tuttora nella presente”, p. 151; “Vantaggio che apporta il riccio all’agricoltura”, p. 155; “Modo di fissare le immagini fotogeniche”, p. 157; “Programma della Società economico-agraria di Perugia”, p. 158; “Premio per la riproduzione delle sanguisughe”, ivi; “Adunanze della R. Accademia delle scienze”, p. 159; “Bibliografia Italiana”, p. 160.

Fotografia nel 1840

La voce “Modo di fissare le immagini fotogeniche” merita un rilievo particolare. Siamo nell’agosto 1840, appena un anno dopo la divulgazione pubblica dei procedimenti di Daguerre e Talbot. Proprio in questi mesi il problema centrale era non soltanto produrre l’immagine, ma renderla stabile e sottrarla all’ulteriore azione della luce. Nel maggio 1840 Carlo Passerini aveva presentato all’Accademia dei Georgofili una memoria intitolata Notizie sopra le immagini fotogeniche e sopra dei bassorilievi di rame precipitato voltaicamente. Georgofili

La presenza, in una rivista agraria piemontese dell’agosto dello stesso anno, di una comunicazione dedicata al fissaggio delle immagini fotogeniche è dunque una piccola ma significativa testimonianza della straordinaria rapidità con cui la nuova invenzione fotografica entrò nei circuiti scientifici italiani. Il fascicolo supera così l’interesse strettamente agronomico e tocca anche la storia delle origini della fotografia.

Varallo e Teresa Rachetti

L’impronta “Varallo 1840, coi tipi di Teresa Rachetti vedova Caligaris” inserisce il fascicolo nella storia della tipografia valsesiana. La stessa stamperia pubblicò in quegli anni altri scritti di Ragazzoni; l’Accademia dei Georgofili conserva, per esempio, I comizi agricoli toscani a Meleto nel 1838, stampato a Varallo da Teresa Rachetti vedova Caligaris. Il dato è interessante perché mostra come una pubblicazione scientifica di diffusione sovraregionale potesse essere prodotta da un’officina tipografica periferica rispetto a Torino, ma perfettamente inserita nella rete culturale del Regno di Sardegna.

L’esemplare

Il vero elemento distintivo di questa copia è la conservazione della brossura editoriale rosa originale insieme allo stato intonso. Nei periodici scientifici e tecnici ottocenteschi, frequentemente rilegati in volume dalle biblioteche o dagli abbonati, la sopravvivenza del singolo fascicolo nella sua veste di emissione consente di leggere l’oggetto esattamente nella forma in cui veniva distribuito. Il piatto conserva integralmente numero progressivo, mese, tomo, titolazione, qualifiche del direttore, collaboratori, luogo e tipografo. La condizione intonsa ne sottolinea ulteriormente il carattere di esemplare preservato piuttosto che di semplice estratto d’uso.

Perché è interessante oggi

È un documento molto efficace della modernizzazione scientifica dell’Italia preunitaria. In appena ottanta pagine convivono recupero dei terreni sterili, difesa dagli insetti, enologia, pataticoltura, bachicoltura, meteorologia, zoologia agraria e fotografia: il fascicolo restituisce concretamente la mentalità di un’epoca nella quale agricoltura, chimica, tecnologia e industria erano considerate parti dello stesso progetto di progresso. Per il collezionismo locale aggiunge inoltre il significativo contributo su Curino e il territorio biellese.

Perché è un acquisto consapevole

Non si acquista soltanto un fascicolo agricolo del 1840, ma un esemplare intonso, in brossura editoriale originale e in eccellente conservazione, con contenuti di interesse piemontese e biellese e un inatteso riferimento alla nascente fotografia. Rispetto ai fascicoli sciolti privati delle copertine o alle serie successivamente rilegate, questa copia conserva intatta la propria identità editoriale e documentaria.

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