San Bénézet, il giovane pastore costruttore del ponte di Avignone
Louis David, Sainct Benoit, detto saint Bénézet, pastore e costruttore del ponte di Avignone, Francia meridionale, verosimilmente Avignone, fine del XVII secolo, circa 1685–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte, firmata in lastra «Lud. David fecit», con complessa coloritura coeva e diffuse lumeggiature dorate; parte incisa mm 230 × 145, anticamente applicata su un più ampio foglio di carta vergata. Ottima copia, completa nella figurazione e nell’ampio apparato testuale.
La corretta identificazione del soggetto
Malgrado il titolo antico Sainct Benoit, il personaggio raffigurato non è san Benedetto da Norcia, fondatore dell’ordine benedettino. L’iscrizione chiarisce che si tratta del giovane Bénézet di Avignone, chiamato anche Benoît, Benedetto o Beneset, protagonista della tradizione legata alla costruzione del celebre ponte sul Rodano.
La didascalia francese precisa:
Sainct Benoit berger que le vulgaire par diminutif appelle S. BENEZEIT…
In traduzione:
“San Benedetto, pastore, che il popolo con forma diminutiva chiama san Bénézet…”
Il nome provenzale Bénézet è infatti una forma diminutiva di Benoît, corrispondente all’italiano “Benedetto”. La distinzione catalografica è importante: il foglio appartiene alla rara iconografia locale avignonese e non alla vastissima produzione dedicata al patriarca di Montecassino.
Firma e attribuzione
In basso a sinistra è chiaramente incisa la firma:
Lud. David fecit.
La formula latina significa “Louis David eseguì” e attribuisce tanto l’incisione quanto, in assenza di differenti responsabilità, probabilmente la traduzione grafica della composizione a Louis David, incisore francese documentato fra la seconda metà del Seicento e l’inizio del Settecento.
Louis David è registrato dalla Bibliothèque nationale de France con le date 1667–1718. Fra le opere documentate figura un ritratto di Esprit Fléchier, vescovo di Nîmes, firmato Lud. David sculp. Avenione e datato 1689: un dato particolarmente significativo, poiché conferma la presenza dell’incisore ad Avignone e rafforza l’attribuzione geografica del presente foglio.
L’abbreviazione Lud. corrisponde a Ludovicus, forma latina del nome Louis. Non si tratta quindi di una generica indicazione editoriale, ma di una vera responsabilità d’autore impressa nella matrice.
Datazione e luogo di produzione
La datazione alla fine del XVII secolo, indicativamente circa 1685–1700, appare coerente con la biografia di Louis David, con la sua presenza ad Avignone nel 1689 e con il carattere grafico dell’opera.
Il culto di Bénézet era profondamente radicato nella città e il soggetto aveva un’immediata riconoscibilità locale. È pertanto plausibile che il foglio sia stato inciso ad Avignone o comunque destinato al mercato devozionale provenzale.
L’assenza di un indirizzo editoriale impedisce di individuare una bottega precisa. La firma, il tema strettamente avignonese e il confronto con le opere documentate di David consentono tuttavia di proporre una catalogazione più puntuale rispetto alla generica definizione di incisione religiosa francese.
Trascrizione della didascalia francese
Nel riquadro inferiore compare un testo biografico:
Sainct BENOIT berger que le vulgaire par diminutif appelle S. BENEZEIT, aagé de douze ans gardant les brebis est appellé par trois fois par Jesus Christ, et envoyé miraculeusement à la cité d’Avignon pour y bastir ce beau pont sur le Rhône l’an mille cent septante sept, le treizième jour de Septembre, jour de l’Eclipse du Soleil.
In traduzione:
“San Benedetto, pastore, che il popolo chiama con il diminutivo san Bénézet, all’età di dodici anni, mentre custodiva le pecore, fu chiamato tre volte da Gesù Cristo e miracolosamente inviato nella città di Avignone per costruirvi questo bel ponte sul Rodano, nell’anno 1177, il tredicesimo giorno di settembre, giorno dell’eclissi di sole.”
Il testo traduce in forma sintetica tutti gli elementi presenti nell’immagine: il gregge, la triplice chiamata, l’apparizione di Cristo, l’eclissi e la missione di edificare il ponte.
La leggenda di san Bénézet
Secondo la tradizione, Bénézet era un giovane pastore originario del Vivarais, regione posta a nord-ovest di Avignone. Mentre custodiva le pecore, avrebbe udito la voce di Cristo che gli ordinava di lasciare il gregge e recarsi ad Avignone per costruire un ponte sul Rodano.
Il giovane avrebbe inizialmente esitato, dichiarandosi troppo povero e inesperto per affrontare un’impresa tanto grande. Dopo la terza chiamata, si sarebbe messo in viaggio, guidato da un angelo con l’aspetto di un pellegrino.
Giunto ad Avignone, Bénézet non venne creduto dalle autorità religiose e civili. Per dimostrare la natura divina della propria missione avrebbe sollevato da solo un enorme masso, che molti uomini insieme non riuscivano a spostare, trasportandolo fino al luogo destinato alla prima fondazione del ponte.
La leggenda si trasformò nel corso dei secoli nel racconto identitario della città. Il ponte Saint-Bénézet, comunemente chiamato ponte di Avignone, fu costruito a partire dal 1177 e arrivò a comprendere ventidue arcate per una lunghezza di circa novecento metri; oggi ne sopravvivono quattro.
Storia e leggenda
L’incisione presenta come evento storico anche l’eclissi solare del 13 settembre 1177. Si tratta di un elemento della tradizione agiografica, accolto dalla cultura devozionale seicentesca come segno cosmico della chiamata del santo.
Studi successivi hanno evidenziato difficoltà cronologiche: l’eclissi visibile nell’area di Avignone sarebbe più probabilmente da collocare nel 1178. La discrepanza non diminuisce il valore dell’opera, ma permette di comprenderne la natura: il foglio non è una ricostruzione archeologica, bensì una rappresentazione visiva della leggenda così come veniva raccontata alla fine del Seicento.
Anche l’età di dodici anni appartiene alla tradizione riportata dall’iscrizione. Le fonti moderne descrivono generalmente Bénézet come un adolescente, forse di quattordici o quindici anni.
Analisi della composizione
Bénézet è raffigurato al centro, inginocchiato sotto un grande albero. Indossa una vivace veste pastorale rossa, disseminata di piccoli tocchi metallici, e porta alla cintura una borsa. Ai suoi piedi si trovano il bastone, il cappello e il gregge.
La figura è colta nel momento culminante della vocazione. Con la mano destra solleva il cappello in segno di rispetto, mentre il volto è rivolto verso l’apparizione di Cristo. L’atteggiamento esprime sorpresa, obbedienza e disponibilità ad accogliere il comando divino.
L’albero divide la composizione in due zone. A sinistra si sviluppano la visione e i raggi soprannaturali; a destra compare una piccola costruzione rurale, con un pastore o un familiare sulla soglia. Il passaggio dal paesaggio quotidiano allo spazio celeste traduce visivamente la trasformazione di un semplice guardiano di pecore nel protagonista di un’impresa monumentale.
Cristo e la triplice chiamata
Nell’angolo superiore sinistro Cristo appare fra le nubi, avvolto in un manto rosso e circondato da raggi dorati. La mano destra è sollevata nel gesto della parola e della benedizione; nella sinistra sembra sostenere il globo sormontato dalla croce, simbolo della sovranità universale.
Dal Cristo si sviluppa un lungo cartiglio diretto verso Bénézet. La parte maggiormente leggibile contiene la formula:
Benedicite fili mi… Jesu Christi.
Il testo stabilisce un dialogo diretto fra la figura celeste e il giovane pastore. La chiamata non è soltanto suggerita dai gesti: viene resa materialmente visibile dalla fascia scritta che unisce Cristo al santo.
La triplice chiamata ricordata nella didascalia riecheggia numerosi episodi biblici nei quali il comando ripetuto conferma l’origine divina della missione.
L’eclissi di sole
Al centro del cielo è raffigurato un grande disco solare, con volto antropomorfo e raggi dorati. Una porzione del disco appare oscurata: è la rappresentazione dell’eclissi ricordata nel testo.
Il sole non costituisce quindi un semplice elemento paesaggistico, ma un preciso segno cronologico e teologico. La momentanea oscurità interrompe il lavoro del pastore e prepara l’apparizione luminosa di Cristo.
L’opposizione fra il sole oscurato e la gloria dorata di Cristo comunica un messaggio chiaro: anche quando la luce naturale viene meno, la luce divina continua a guidare l’uomo.
Il gregge
Le pecore occupano l’intera parte inferiore dell’immagine. Non hanno una funzione puramente decorativa: identificano la condizione originaria di Bénézet e collegano la sua vicenda alla grande simbologia biblica del pastore.
Gli animali sono descritti singolarmente attraverso posizioni, colori e direzioni differenti. Alcuni brucano, altri riposano o volgono il capo verso il santo. La loro varietà conferisce vivacità alla scena e rivela l’attenzione dell’incisore per il racconto popolare.
Secondo la leggenda, Cristo rassicurò il giovane dicendogli che il gregge non sarebbe rimasto incustodito. La piccola figura presso l’edificio, sul fondo, potrebbe riferirsi proprio alla protezione provvidenziale delle pecore durante l’assenza di Bénézet.
La cornice scritta
L’intera figurazione è racchiusa entro una doppia cornice ornata, lungo la quale corre un complesso apparato di citazioni latine. Le iscrizioni trasformano l’immagine in una meditazione biblica sulla chiamata del pastore e sull’elezione degli umili.
Nella parte superiore si legge:
Ego tuli te de pascuis sequentem greges et fui tecum in omnibus ubicumque ambulasti.
In traduzione:
“Io ti ho preso dai pascoli, mentre seguivi il gregge, e sono stato con te dovunque sei andato.”
La formula deriva dal racconto biblico della vocazione di Davide. Applicata a Bénézet, stabilisce un parallelismo fra il giovane pastore scelto come re d’Israele e il pastore provenzale chiamato a compiere un’opera apparentemente impossibile.
Sul lato sinistro ricorre il tema di colui che viene tratto dal gregge per guidare il popolo, mentre le altre iscrizioni celebrano gli eletti e coloro nei quali si manifesta la grandezza divina.
«Dio scelse le cose deboli del mondo»
Alla base della cornice compare una citazione particolarmente significativa:
Infirma mundi elegit Deus ut confundat fortia. Paul.
La frase, tratta dalla Prima lettera ai Corinzi, significa:
“Dio ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti.”
È la chiave interpretativa dell’intera composizione. Bénézet è giovane, povero e privo di conoscenze tecniche, ma proprio per questo la sua impresa viene presentata come manifestazione della potenza divina.
La sproporzione fra l’umiltà del pastore e la grandiosità del ponte diviene la prova del miracolo. Il messaggio era immediatamente comprensibile al pubblico seicentesco: Dio può servirsi delle persone più semplici per realizzare opere capaci di superare le forze dei potenti.
Bénézet e il ponte di Avignone
Il ponte attraversava il Rodano collegando Avignone alla sponda opposta e costituiva un’infrastruttura fondamentale per pellegrini, mercanti e viaggiatori diretti verso la penisola iberica o l’Italia.
L’opera venne più volte danneggiata dalle piene e ricostruita. Dopo le grandi inondazioni del XVII secolo si rinunciò progressivamente al suo completo ripristino; proprio nel periodo in cui Louis David realizzava l’incisione, il ponte aveva ormai assunto l’aspetto di una monumentale rovina.
Il foglio poteva quindi rispondere a una rinnovata esigenza di conservazione della memoria. Mentre il ponte materiale perdeva le proprie arcate, l’immagine ne ribadiva l’origine miracolosa e il legame con il patrono cittadino.
Il culto del santo
Bénézet fu venerato ad Avignone già dal Medioevo e una cappella a lui dedicata venne costruita su uno dei piloni del ponte. Pur non essendo stato oggetto di una formale canonizzazione secondo le procedure moderne, venne presto indicato come santo e il suo culto acquistò una stabile dimensione locale.
Divenne patrono di Avignone, dei costruttori di ponti e, per estensione, degli ingegneri e delle professioni legate alla costruzione. Nel 1596 fu inoltre istituita sotto la sua protezione una confraternita dei lavoratori e trasportatori del Rodano.
Questa specificità spiega la relativa rarità della sua iconografia fuori dalla Provenza. Un’incisione firmata, colorata e accompagnata da un così esteso programma testuale costituisce pertanto una testimonianza significativa del culto avignonese.
Tecnica incisoria
L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di bulino e acquaforte. Il bulino prevale nella definizione delle figure, degli animali, delle cortecce e delle iscrizioni; l’acquaforte sembra essere stata impiegata nelle trame più libere del cielo, della vegetazione e del terreno.
Particolarmente accurata è la resa del gregge: i mantelli degli animali sono differenziati attraverso piccoli tratti curvi, puntinature e segni ondulati. L’albero è costruito con una fitta trama verticale e diagonale, mentre i raggi soprannaturali sono ottenuti mediante linee rettilinee convergenti.
Le numerose iscrizioni, incise in caratteri di dimensioni molto ridotte, richiedevano una notevole precisione tecnica. Il testo appare ancora nitido e ampiamente leggibile, elemento indicativo di una buona impressione e di una matrice non eccessivamente consumata.
La coloritura coeva
La coloritura è particolarmente articolata. Il verde e il turchese dominano il cielo e la vegetazione; il rosso è impiegato nelle vesti di Cristo e Bénézet, nei cartigli e in alcuni elementi architettonici; il rosa colora le nubi; il bruno definisce l’albero e il terreno.
Le pecore sono differenziate con tonalità bianche, grigie, giallo-ocra e brune. Questa varietà evita l’effetto seriale e conferisce all’intero gregge una presenza quasi narrativa.
L’applicazione segue attentamente il segno inciso e conserva visibile la struttura grafica sottostante. L’aspetto dei pigmenti, le leggere variazioni di densità e la naturale integrazione con la carta risultano compatibili, all’esame fotografico, con una coloritura antica e plausibilmente coeva.
Dorature e pigmenti metallici
L’oro è impiegato nella gloria di Cristo, nel sole, nelle aureole, nei raggi e nelle fasce della cornice. Piccoli tocchi metallici decorano inoltre gli abiti e sottolineano alcuni particolari della scena.
La doratura non svolge soltanto una funzione ornamentale. Segnala la presenza del soprannaturale e distingue le zone investite dalla luce divina dal paesaggio terreno.
L’alternanza fra oro, rosso e verde produce un effetto prezioso che avvicina il foglio alle immagini devozionali miniate. È probabile che l’esemplare fosse destinato alla devozione privata, a una confraternita o a un ambiente particolarmente legato alla memoria del ponte.
Il montaggio antico
L’incisione, di mm 230 × 145, è stata anticamente applicata su un foglio di carta vergata più ampio. Il montaggio potrebbe aver avuto finalità conservative, permettendo di consolidare una carta sottile e di presentare più agevolmente l’immagine.
Dalla fotografia la parte incisa appare completa nella composizione, nella didascalia, nella cornice biblica e nella firma. Il montaggio non sembra quindi destinato a compensare una perdita iconografica, ma piuttosto a proteggere e valorizzare il foglio.
Sarebbe utile verificare il verso per individuare eventuali filigrane, antiche annotazioni e modalità di adesione. Non è consigliabile separare autonomamente la stampa dal supporto, perché un intervento non specialistico potrebbe danneggiare sia la carta sia la coloritura.
Stato dell’opera
L’esemplare conserva integralmente l’immagine, i testi francesi e latini, la cornice e la firma di Louis David. L’impressione è intensa, con segno netto e buona leggibilità anche nelle parti minute.
Sono presenti minime irregolarità lungo i bordi della stampa, lievi ondulazioni e una fisiologica patina del tempo, caratteristiche compatibili con il montaggio antico. Non emergono dalla fotografia lacune importanti, abrasioni estese o perdite sostanziali del testo.
I colori mantengono una notevole vivacità e le lumeggiature metalliche risultano ancora chiaramente percepibili. Lo stato può essere definito ottimo in rapporto all’epoca, completo e di grande qualità decorativa, con applicazione antica su carta vergata da dichiarare.
Perché è interessante oggi
Il foglio conserva un racconto nel quale spiritualità, storia urbana e cultura popolare si incontrano. Bénézet non è raffigurato come un santo distante e solenne, ma come un ragazzo sorpreso nel proprio lavoro quotidiano e chiamato a realizzare un’opera destinata a cambiare la geografia di una città.
La relazione con il ponte di Avignone, monumento universalmente conosciuto, conferisce all’incisione un interesse storico e topografico che supera l’ambito strettamente religioso. La firma di Louis David e il legame documentato dell’incisore con Avignone ne rafforzano ulteriormente la coerenza.
Particolarmente raro è l’insieme formato dalla narrazione figurata, dalla didascalia francese, dalle citazioni bibliche perimetrali, dalla coloritura manuale e dalle dorature.
Perché è un acquisto consapevole
L’identificazione del soggetto è garantita dall’iscrizione originale e non dipende da una successiva annotazione. Anche la responsabilità artistica è documentata dalla firma Lud. David fecit, riconducibile a un incisore attivo ad Avignone alla fine del Seicento.
La scheda distingue la tradizione agiografica dai dati storicamente verificabili, soprattutto per quanto riguarda l’eclissi, l’età del giovane e le modalità miracolose della costruzione.
Il montaggio antico è chiaramente dichiarato e deve essere considerato nella valutazione; al tempo stesso, la completezza della stampa, la rarità iconografica, la qualità dell’impressione e la ricchezza della coloritura sostengono un significativo interesse collezionistico.









