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Santa Chiara d’Assisi in adorazione dell’Eucaristia

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Anonimo incisore francese, pubblicato da Nicolas Bonnart, Santa Chiara d’Assisi in adorazione dell’Eucaristia. Parigi, circa 1680–1700; bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate, folio mm 325 × 220. Ottima impressione completa del titolo, dell’indirizzo editoriale e del testo biografico.

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Santa Chiara d’Assisi in adorazione dell’Eucaristia

Anonimo incisore francese, pubblicato da Nicolas Bonnart, Sainte Claire – Santa Chiara d’Assisi, Parigi, ultimo quarto del XVII secolo, circa 1680–1700; incisione su rame a bulino e acquaforte con coloritura coeva e lumeggiature dorate; figurazione e didascalia; dimensioni del folio mm 325 × 220; ottima impressione completa dell’indirizzo editoriale e del testo biografico.

Identificazione del soggetto

Il titolo inciso al piede identifica la religiosa come:

Sainte Claire.

Si tratta di santa Chiara d’Assisi, fondatrice dell’Ordine delle Clarisse e una delle più importanti figure della spiritualità francescana medievale.

La santa è raffigurata in ginocchio davanti all’Eucaristia, con le mani incrociate sul petto e il capo circondato da una grande aureola raggiata. L’ostensorio collocato sull’altare costituisce il suo principale attributo iconografico.

La scena non presenta un generico momento di preghiera. Richiama il celebre episodio nel quale Chiara, mostrando il Sacramento, avrebbe protetto il monastero di San Damiano dall’assalto di truppe nemiche.

L’indirizzo editoriale

Ai lati del titolo si legge:

Chez N. Bonnart, rue St Jacques – au Coq, avec privil.

La stampa fu dunque pubblicata a Parigi da Nicolas Bonnart, attivo in rue Saint-Jacques all’insegna Au Coq, “Al Gallo”, con privilegio reale.

La famiglia Bonnart rappresentò una delle principali dinastie dell’incisione e dell’editoria figurata parigina tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento. La bottega produsse ritratti, immagini di moda, allegorie, soggetti religiosi e serie dedicate ai santi.

La formula avec privilège indica che la pubblicazione era protetta da un privilegio concesso dalla monarchia. In assenza di una distinta firma dell’incisore, il foglio deve essere catalogato come opera di anonimo collaboratore della bottega Bonnart.

Datazione

La datazione alla fine del Seicento è coerente con l’attività di Nicolas Bonnart, con la grafia dell’iscrizione e con la struttura figurativa.

L’immagine appartiene verosimilmente a una serie agiografica nella quale i santi venivano rappresentati a figura intera, entro ambienti aggiornati secondo il gusto francese del regno di Luigi XIV e accompagnati da brevi testi biografici.

La monumentalità della figura, il tendaggio, l’altare e l’ostensorio appartengono pienamente alla cultura visiva barocca. Una datazione prudenziale circa 1680–1700 appare pertanto corretta.

L’ostensorio presenta inoltre una forma molto più vicina agli arredi liturgici del XVII secolo che agli oggetti eucaristici medievali: l’incisore non tenta una ricostruzione archeologica, ma rende l’episodio immediatamente comprensibile al pubblico contemporaneo.

Trascrizione della didascalia

Sotto il titolo compare il seguente testo:

Vierge, et fondatrice des Religieuses appellées de son nom, nacquit à Assize en Italie, d’où Saint François estoit aussi natif. Ce fut de luy qu’elle receut les Regles qu’embrasserent les Saintes Filles qu’elle rassembla, environ l’an 1212. Elle vescut 42 ans, dans des exercices continuels de Penitence, et de pauvreté.

In traduzione:

“Vergine e fondatrice delle religiose chiamate con il suo nome, nacque ad Assisi in Italia, città della quale era originario anche san Francesco. Da lui ricevette la regola abbracciata dalle sante giovani che riunì intorno all’anno 1212. Visse quarantadue anni in continui esercizi di penitenza e povertà”.

L’indicazione dei “quarantadue anni” non deve essere intesa necessariamente come durata complessiva della vita. Chiara visse infatti circa sessant’anni; la frase si riferisce verosimilmente al lungo periodo trascorso nella vita religiosa, iniziato nel 1212 e concluso con la morte nel 1253.

Chiara d’Assisi

Chiara nacque ad Assisi nel 1193 o 1194, in una famiglia nobile. Secondo la tradizione era figlia di Favarone di Offreduccio e di Ortolana, donna profondamente religiosa che successivamente entrò anch’essa nel monastero di San Damiano.

La predicazione di Francesco d’Assisi esercitò sulla giovane un’influenza decisiva. Chiara comprese che la propria vocazione non consisteva nella vita matrimoniale e aristocratica alla quale era destinata, ma nella povertà evangelica.

La notte successiva alla domenica delle Palme del 1212 lasciò segretamente la casa paterna e raggiunse Francesco presso la Porziuncola. Qui depose le vesti nobiliari, ricevette il taglio dei capelli e indossò un semplice abito religioso.

Dopo un primo soggiorno presso comunità benedettine, si stabilì a San Damiano, poco fuori Assisi. Altre giovani, fra le quali la sorella Caterina — divenuta suor Agnese — la raggiunsero, formando il primo nucleo della futura comunità delle Clarisse.

Le Povere Dame di San Damiano

La comunità raccolta attorno a Chiara fu inizialmente conosciuta come quella delle Povere Dame di San Damiano. La denominazione “Clarisse” si affermò successivamente.

La forma di vita si ispirava all’esperienza francescana: povertà, fraternità, preghiera, lavoro e rinuncia al possesso. Le religiose conducevano però una vita contemplativa stabile, legata al monastero e alla clausura.

Chiara difese con grande determinazione il cosiddetto privilegio della povertà, ossia il diritto della comunità a non possedere rendite e beni stabili. La povertà non era per lei soltanto una pratica ascetica, ma il mezzo per seguire Cristo senza riserve.

Il rapporto con Francesco fu profondo, ma Chiara non fu una semplice esecutrice delle sue indicazioni. Elaborò una propria forma di vita e assunse direttamente la responsabilità del governo della comunità.

La Regola di santa Chiara

L’iscrizione al piede afferma che Chiara ricevette le regole da Francesco. L’espressione riassume correttamente l’origine francescana della comunità, ma la storia normativa fu più articolata.

Chiara compose una propria Regola, modellata sugli ideali francescani e sull’esperienza concreta vissuta a San Damiano. Il testo venne approvato da papa Innocenzo IV il 9 agosto 1253, poco prima della morte della santa.

Si tratta di uno dei primi testi normativi per una comunità religiosa femminile composto direttamente dalla sua fondatrice. Questo rende Chiara non soltanto una mistica, ma anche una figura di governo e una significativa autrice della storia monastica medievale.

La Regola stabiliva una vita fondata sulla comunione fraterna, sull’obbedienza, sul silenzio, sulla preghiera e soprattutto sulla povertà.

Il rapporto con san Francesco

Chiara considerò Francesco padre spirituale e guida della propria vocazione. Entrambi condivisero l’idea che la povertà evangelica non fosse una privazione fine a sé stessa, ma una forma di libertà.

Francesco visitò San Damiano, predicò alle religiose e compose per loro brevi testi di esortazione. Chiara, da parte sua, rimase fedele alla memoria e all’intuizione francescana anche dopo la morte del santo nel 1226.

La relazione fra i due non deve essere ridotta a una narrazione sentimentale. Si trattò di un’autentica alleanza spirituale, capace di generare due differenti esperienze religiose: quella itinerante dei Frati Minori e quella contemplativa delle Povere Dame.

Il miracolo di San Damiano

L’ostensorio presente nell’incisione richiama il più celebre episodio miracoloso attribuito a santa Chiara.

Nel 1240 o 1241 le truppe al servizio dell’imperatore Federico II, fra le quali si trovavano mercenari saraceni, minacciarono il monastero di San Damiano. Chiara era gravemente ammalata, ma si fece condurre davanti agli assalitori portando con sé l’Eucaristia.

Secondo la tradizione, pregò Cristo di proteggere le religiose e la città. Una voce proveniente dal Sacramento le avrebbe assicurato la difesa; gli assalitori, colti da timore, abbandonarono l’attacco.

L’episodio divenne il principale fondamento dell’iconografia eucaristica di Chiara. Dal tardo Medioevo la santa fu rappresentata sempre più frequentemente con una pisside oppure con un ostensorio.

L’ostensorio

A sinistra della composizione, sopra un altare, si trova un grande ostensorio raggiato. Al centro è visibile l’ostia, mentre la struttura esterna è arricchita da raggi metallici e motivi ornamentali.

La forma solare appartiene alla liturgia postmedievale e soprattutto barocca. Non corrisponde esattamente all’oggetto che Chiara avrebbe utilizzato nel XIII secolo, probabilmente una pisside o una piccola custodia eucaristica.

L’anacronismo è intenzionale. L’incisore utilizza un oggetto familiare al pubblico seicentesco per rendere immediatamente riconoscibile la presenza del Sacramento.

Le dorature applicate sull’ostensorio accentuano l’effetto di luce e lo trasformano nel principale polo simbolico della scena.

Analisi iconografica

Chiara è raffigurata in ginocchio sopra un gradino, con il corpo disposto di tre quarti e il volto rivolto verso l’ostensorio.

Le mani sono incrociate sul petto in un gesto di adorazione, umiltà e totale affidamento. Lo sguardo sollevato esprime una contemplazione raccolta, priva di teatralità eccessiva.

Il capo è circondato da lunghi raggi dorati, che formano un’aureola monumentale. Il velo nero ricade sulle spalle e si distende sul pavimento, conferendo alla figura un profilo ampio e stabile.

La composizione è costruita sulla relazione fra due forme raggianti: l’aureola della santa e l’ostensorio. La prima indica la santità ricevuta; la seconda la presenza divina dalla quale essa deriva.

L’abito francescano

La santa indossa una tonaca bruna, stretta in vita da un cordone, una mantella e un lungo velo nero. Il soggolo bianco incornicia il volto.

Il cordone costituisce un evidente richiamo alla famiglia francescana. I nodi, quando visibili, alludono tradizionalmente ai voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.

La sobrietà dell’abito contrasta con la ricchezza dell’ambiente liturgico. Chiara non indossa gioielli o insegne di autorità: la dignità deriva dal nimbo, dalla preghiera e dal rapporto con l’Eucaristia.

Le sottili profilature dorate applicate al manto non devono essere interpretate come elementi reali dell’abito medievale, ma come interventi decorativi destinati a impreziosire l’esemplare.

L’altare e il drappo rosso

L’ostensorio poggia sopra un altare coperto da una tovaglia e da un paliotto rosso. Al centro del drappo compare un motivo raggiato, ulteriormente evidenziato dall’oro.

Il rosso introduce nella scena il richiamo alla Passione e al sacrificio eucaristico. Le linee dorate che convergono verso il centro ripetono visivamente i raggi dell’ostensorio e dell’aureola.

L’altare occupa una posizione laterale, ma la sua struttura verticale bilancia la figura inginocchiata. La santa non sostiene direttamente l’ostensorio: è rappresentata in adorazione davanti ad esso.

Questa scelta differenzia il foglio dalle più comuni immagini nelle quali Chiara solleva il Sacramento per respingere gli assalitori. Qui l’episodio storico viene trasformato in una scena contemplativa.

Il tendaggio e l’apertura sul paesaggio

Un grande tendaggio rosso scende dalla parte superiore della composizione e si apre verso destra. Il drappo conferisce solennità all’ambiente e richiama il linguaggio dei ritratti ufficiali francesi.

Sul lato destro una finestra o loggia lascia vedere un albero. La vegetazione introduce una nota di vita naturale e alleggerisce la severità dell’interno monastico.

Il rapporto fra interno ed esterno può essere letto simbolicamente. Chiara vive nella clausura, ma la sua testimonianza spirituale si estende oltre le mura del monastero.

La semplicità del paesaggio mantiene l’attenzione sulla figura e sull’ostensorio, senza trasformare l’immagine in una scena narrativa complessa.

Tecnica incisoria

L’opera è realizzata su rame mediante una combinazione di bulino e acquaforte.

Il volto e le mani sono modellati mediante tratti minuti e puntinature; l’abito è costruito con fitte linee parallele che seguono le pieghe della stoffa.

Il velo nero presenta un reticolo particolarmente serrato, mentre la tonaca e la mantella sono rese con segni più distanziati. Questa differenza permette di distinguere superfici cromaticamente vicine anche nelle impressioni prive di colore.

Il fondo architettonico è definito attraverso linee regolari, mentre l’albero mostra un segno più libero, probabilmente preparato all’acquaforte.

L’incisione conserva una buona nitidezza, particolarmente evidente nei tratti del volto, nell’ostensorio e nelle frange del paliotto.

La coloritura coeva

La coloritura manuale impiega azzurro intenso nello sfondo dell’altare, rosso carminio nel paliotto e nel tendaggio, verde nella vegetazione e tonalità brune e nere nell’abito.

Il volto e le mani presentano delicate velature rosate; la tonaca conserva una colorazione tenue, tale da non nascondere la trama incisa.

La scelta di limitare il colore sulla figura sottolinea l’austerità francescana. Le tonalità più vivaci sono concentrate nell’ambiente liturgico e nello spazio circostante.

Sulla base delle fotografie, i colori appaiono antichi e compatibili con un’applicazione coeva. L’esame diretto rimane comunque necessario per escludere eventuali minime riprese posteriori.

Le dorature

Le lumeggiature metalliche sono particolarmente estese nell’aureola, nell’ostensorio, nelle frange, nel cordone e nelle decorazioni dell’altare.

L’oro non svolge una funzione puramente ornamentale. Collega visivamente il Sacramento e la santa, suggerendo che la luce dell’aureola provenga dall’Eucaristia.

Piccoli interventi dorati seguono anche i margini della tonaca e della mantella. Questi tocchi conferiscono preziosità all’esemplare senza alterare il carattere sobrio della figura.

La conservazione delle dorature appare complessivamente molto buona, con una luminosità ancora chiaramente percepibile nelle fotografie.

Stato dell’opera

L’incisione conserva integralmente la figurazione, il titolo, l’indirizzo editoriale e la didascalia biografica. L’impressione appare piena e ben contrastata.

Il foglio presenta ampi margini, leggere ondulazioni e minimi punti di ossidazione compatibili con l’età. Lungo i bordi si osservano piccole irregolarità, prive di conseguenze per la composizione.

La coloritura mantiene una buona intensità e le dorature risultano ampiamente conservate. Non si rilevano lacune sostanziali nel volto, nelle mani, nell’ostensorio o nel testo.

Lo stato può essere definito molto buono, completo e decorativamente notevole.

Perché è interessante oggi

Santa Chiara è una delle personalità femminili più autorevoli del Medioevo: fondatrice, autrice di una Regola, guida di una comunità e interprete autonoma dell’ideale francescano.

Il foglio unisce questa dimensione storica a una potente iconografia eucaristica. La relazione visiva fra ostensorio, aureola e mani incrociate rende immediatamente leggibile il significato della scena.

L’incisione interessa collezionisti di francescanesimo, storia monastica femminile, iconografia eucaristica e grafica religiosa francese del Seicento.

Perché è un acquisto consapevole

Il soggetto è identificato dal titolo e dagli attributi iconografici; l’indirizzo di Nicolas Bonnart permette di ricondurre la stampa a una documentata bottega parigina.

La didascalia conserva una preziosa testimonianza della lettura agiografica seicentesca e permette di collegare direttamente Chiara a Francesco, alla fondazione del 1212 e alla pratica della povertà.

L’ottima qualità dell’impressione, la completezza dei testi, la coloritura coeva, le diffuse dorature e l’ampia marginatura rendono l’esemplare significativamente più interessante delle comuni immagini devozionali non colorate.

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