Francesco Torti
Apologia della corrispondenza di Monteverde contro il Giornale “La Voce della Ragione” nei fascicoli dal 15 novembre 1834 fino al 15 febbraio 1835
[S.l., s.n.], 1835
In-8°; pp. 196, (1) d’errata; brossura editoriale muta entro doppio filetto tipografico, margini in barbe. Qualche lieve segno d’uso, piccola mancanza marginale alla copertina anteriore e leggere fioriture sparse, ma buon esemplare genuino e completo.
Descrizione
Raro opuscolo polemico redatto da Francesco Torti, sotto lo pseudonimo di Monteverde, in risposta agli attacchi del giornale “La Voce della Ragione” nei numeri pubblicati fra novembre 1834 e febbraio 1835.
Il testo, privo di indicazioni tipografiche, si inserisce nel vivace panorama della pubblicistica italiana preunitaria, segnato dal confronto fra conservatori moderati, liberali e neoguelfi.
La “Corrispondenza di Monteverde” rappresentava un foglio o una rubrica di tendenza morale e religiosa, tesa a difendere la tradizione cattolica e la legittimità del potere politico; La Voce della Ragione, invece, giornale di ispirazione liberale e riformista, ne aveva criticato le posizioni in più articoli.
L’Apologia risponde punto per punto, alternando ironia e dottrina, e costituisce una fonte significativa per la storia del pensiero politico e del linguaggio giornalistico nell’Italia del primo Ottocento.
Contestualizzazione storica
Francesco Torti (attivo tra il 1825 e il 1840), letterato e pubblicista di area pontificia, è ricordato per le sue posizioni conservatrici e cattolico-moderate, vicine agli ambienti dell’“Amico d’Italia” e de “L’Ape delle cognizioni utili”.
Il giornale La Voce della Ragione — stampato a Firenze e poi a Livorno — rappresentava una delle più note testate progressiste dell’epoca, impegnata nella diffusione delle idee del rinnovamento civile e della libertà di stampa.
Il confronto tra Monteverde e “La Voce della Ragione” mette in luce il dualismo ideologico del periodo preunitario: da una parte i difensori dell’ordine e della religione come fondamento morale della società, dall’altra i sostenitori della libertà politica e della ragione illuminata.
Il titolo stesso, “Apologia”, riprende la tradizione classica della difesa oratoria e letteraria, anticipando toni che ritroveremo nelle Lettere familiari e nelle Riviste politico-letterarie degli anni Quaranta.
Aspetti tipografici e strutturali
Stampa sobria e probabilmente privata, su carta vergata di buona qualità, con margini generosi e barbe intatte. L’assenza di luogo e stampatore suggerisce un’edizione a circolazione limitata o semi-clandestina, forse destinata a una cerchia di lettori fidati o agli ambienti del clero riformatore. Il motto in frontespizio, tratto da Fedro — “Qualis videtur tibi opera vocis meae?” — funge da epigrafe morale, invitando il lettore a giudicare non la persona, ma la voce stessa dell’autore.
Rarità e interesse collezionistico
Edizione di estrema rarità, non censita nei principali repertori italiani (ICCU, OCLC, KVK) e presumibilmente stampata in poche decine di copie. Documento di particolare interesse per lo studioso della stampa periodica e delle polemiche giornalistiche dell’Italia preunitaria, nonché per il collezionista di opuscoli politici e morali dell’Ottocento.
Stato di conservazione
Buon esemplare genuino, in brossura originale muta, margini in barbe, cucitura solida. Lievissime ruggini e un piccolo difetto marginale alla coperta, ma nel complesso esemplare molto ben conservato e integro.








