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G. G. — L’ammiratore de’ pregi de’ cani — Milano, 1811

320,00 € 262,40 €

Raro opuscolo fra filosofia animale e prima cinologia: dall’anima delle bestie ai celebri racconti canini di Fréville, sino alla descrizione delle specie e delle loro malattie. Elegante esemplare in piena pergamena semirigida con titolo in oro, ben legato e con carte pulite.

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G. G.

L’ammiratore dei pregi de’ cani. Opuscolo ragionato-storico-dilettevole di G. G. ai suoi concittadini.

Milano, nella Stamperia Pulini in Cordusio, MDCCCXI [1811] 

In-16, cm 16 × 10,6; pp. 68, (2). Legatura in piena pergamena semirigida, con titolo “L’AMMIRATORE / DE’ CANI” impresso in oro al piatto anteriore e indicazione “MILANO / 1811” al piede. Esemplare genuino, ben legato, con carte pulite e ad ampi margini. L’autore è indicato sul frontespizio esclusivamente con le iniziali G. G.; anche le attestazioni bibliografiche e commerciali reperibili mantengono l’opera anonima o sotto le sole iniziali, senza un’attribuzione personale documentata.

Un piccolo trattato sul cane

Il titolo potrebbe far pensare a un semplice elogio sentimentale dell’animale domestico; il contenuto è invece sorprendentemente più articolato. L’opuscolo riunisce osservazioni naturalistiche, riflessioni filosofiche, storia culturale, racconti esemplari e nozioni di carattere pratico, costruendo una sorta di piccola enciclopedia morale del cane destinata a un pubblico colto ma non specialistico.

La prima parte, intitolata “Sulle egregie proprietà naturali del cane”, si apre celebrando la docilità, l’affetto e la costanza dell’animale nei confronti dell’uomo. Il cane viene presentato come creatura capace non soltanto di utilità pratica, ma di comportamenti che assumono un valore propriamente morale: fedeltà, riconoscenza, coraggio, attaccamento e capacità di soccorso.

L’anima delle bestie

Particolarmente interessante è la Parte seconda, “Sopra l’anima delle bestie”, documentata nell’esemplare. Il testo entra direttamente nel grande dibattito filosofico sul rapporto fra materia, istinto e sensibilità animale, prendendo le mosse dalla concezione cartesiana dell’animale-macchina. L’autore ammette che l’organismo animale possa essere definito “macchina” nel medesimo senso in cui lo è la componente materiale dell’uomo, ma rifiuta di ridurre interamente il comportamento dei “bruti” alla sola struttura corporea e al movimento meccanico.

Questo passaggio rende il volumetto assai più interessante di una semplice curiosità cinofila: siamo davanti a un testo divulgativo che, all’inizio dell’Ottocento, porta nel discorso corrente questioni allora vive sulla sensibilità, sull’intelligenza e sulla natura psichica degli animali. È significativo che proprio nel 1811 il tema dell’“anima delle bestie” fosse ancora pienamente presente nella cultura filosofica italiana ed europea.

Fréville e i cani celebri

La Parte terza reca il titolo: Racconti sopra la fedeltà, abilità, e buon cuore dei Cani più celebri del Sig. Freville. Il riferimento è ad Anne-François-Joachim Fréville, autore della fortunata Histoire des chiens célèbres, opera apparsa già nel 1796 e riproposta in seconda edizione nel 1808, concepita per unire lettura educativa, aneddotica storica e osservazioni di storia naturale.

L’opuscolo milanese attinge dunque direttamente a una delle opere francesi più caratteristiche della nascente letteratura educativa dedicata agli animali. Fra gli episodi riportati figurano cani divenuti paradigmi di fedeltà o intelligenza: Argo, il cane di Ulisse; Cromione, ricordato per aver sventato un furto; Bobia e altri animali protagonisti di gesti eccezionali. Una descrizione antiquaria della medesima edizione conferma questa struttura narrativa e richiama proprio tali episodi.

Dalla virtù alla prima cinologia

L’ultima parte amplia ulteriormente il carattere dell’opera attraverso la “Descrizione delle varie specie de’ cani”, seguita da cenni sulle malattie e sui rimedi. La classificazione rispecchia naturalmente le conoscenze zoologiche dell’epoca: i cani vengono distinti anzitutto in grandi gruppi secondo il tipo di pelo e quindi descritti attraverso denominazioni quali l’Alano d’Inghilterra e l’Alano di Germania.

Queste pagine hanno oggi un interesse storico specifico perché mostrano lo stato delle conoscenze cinologiche prima della codificazione ottocentesca delle razze moderne e della successiva nascita delle società cinofile. Il cane è osservato insieme come animale naturale, compagno dell’uomo, strumento di lavoro, soggetto di medicina pratica e protagonista di racconti morali.

La veste dell’esemplare

La piena pergamena semirigida conferisce alla copia un aspetto assai più elegante rispetto alla natura originariamente agile e divulgativa dell’opuscolo. Sul piatto superiore il titolo è impresso direttamente in oro, con l’anno e il luogo al piede; la semplicità della legatura ben si accorda con le ridotte dimensioni del volume.

La qualità materiale di questo esemplare costituisce un elemento importante. Sul mercato è attualmente documentata una copia della stessa edizione, anch’essa di pp. 68, (2), proposta a €250, ma descritta con brossura rifatta in carta d’epoca e alcuni piccoli difetti; il presente esemplare, in piena pergamena, ben legato e con carte pulite, presenta quindi una veste collezionistica sensibilmente più favorevole.

La rarità commerciale trova ulteriore riscontro in una vendita Cambi del 2011, dove un esemplare senza legatura figurava all’interno di un lotto di tre opere di cinofilia stimato complessivamente €200-300.

Perché è interessante oggi

Perché testimonia un momento di passaggio nella storia del rapporto fra uomo e animale. Nel 1811 il cane non viene più considerato soltanto in funzione della caccia, della guardia o del lavoro: diventa oggetto di riflessione sulla fedeltà, sull’intelligenza, sulla sensibilità e persino sull’esistenza di una vita psichica animale.

Il volumetto interessa quindi contemporaneamente la cinofilia storica, la zoologia popolare, la storia della filosofia e quella della sensibilità verso gli animali. La presenza della discussione cartesiana e l’utilizzo dell’opera di Fréville ne fanno un piccolo ma significativo documento della circolazione delle idee europee nell’Italia napoleonica.

Perché è un acquisto consapevole

Non si acquista soltanto un raro libretto sui cani, ma un testo composito che riunisce filosofia animale, storia naturale, medicina veterinaria popolare e aneddotica cinofila. La consistenza di 68, (2) pagine coincide con gli esemplari bibliograficamente documentati, mentre la piena pergamena con titolo dorato e la buona freschezza delle carte distinguono nettamente questa copia dalle presenze commerciali più ordinarie.

È inoltre un oggetto particolarmente adatto a una raccolta tematica dedicata alla storia del cane, alla letteratura sugli animali o alla cultura scientifica e filosofica fra Sette e Ottocento.

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