C. Plinii Secundi
Naturalis historiae opus, ab innumeris mendis a D. Iohanne Caesario Iuliacensi viro insigniter erudito vindicatum, inventa primum ab eo, et a nullo quidem antea animadversa, concinna ratione quadam id opus in septem pemptadas sive quinarios dispartiendi, adjectis in singulos argumentis, et breviusculis simul in margine scholiis, ab eodem illustratum.
Coloniae, in aedibus Eucharii Cervicorni, 1524, mense Augusto
In-folio, cm 32 × 21 circa. Carte [16], 311, [60]. Prima edizione della recensione pliniana curata dall’umanista Johannes Caesarius, nel grande formato in-folio. Due frontespizi xilografici, numerosi capolettera figurati e ornamentali, fregi e finalini incisi in legno; seconda parte costituita dall’ampio Operis Pliniani historiae naturalis Index. Esemplare completo, di ampia marginatura, in antica piena pergamena rigida, dorso a nervi con tracce di antica titolazione manoscritta. Straordinariamente significativa la presenza, distribuita nel volume, di oltre un centinaio di interventi manoscritti antichi, comprendenti maniculae, segni di richiamo, parentesi, sottolineature e articolate postille latine; almeno una delle annotazioni reca esplicitamente la data 1552. Carte complessivamente pulite e solide, volume ben legato, con naturali minimi segni del tempo.
L’edizione di Johannes Caesarius
Non si tratta naturalmente della prima edizione assoluta della Naturalis historia, già più volte impressa nel Quattrocento, ma della prima edizione della nuova recensione predisposta da Johannes Caesarius, grecista, medico e umanista della cerchia intellettuale renana, in rapporti con figure quali Erasmo, Reuchlin e Melantone. La bibliografia moderna riconosce espressamente nel 1524 la prima apparizione di questa redazione.
Il frontespizio annuncia programmaticamente un Plinio restituito ab innumeris mendis: Caesarius rivede il testo, lo organizza secondo una nuova articolazione in sette “pemptades” o quinari, aggiunge argomenti ai singoli libri e brevi scolî marginali destinati a facilitarne la consultazione. È un passaggio significativo nella storia editoriale di Plinio: il grande deposito enciclopedico dell’antichità viene trasformato in uno strumento di studio specificamente concepito per il lettore umanista del primo Cinquecento. L’edizione è censita, fra l’altro, in VD16 P 3531, Adams P 1556, BM-STC German p. 704, Durling 3689 e Hunt 23.
L’enciclopedia del mondo antico
I trentasette libri della Naturalis historia costituiscono uno dei più vasti patrimoni testuali tramandati dall’antichità romana: cosmologia, geografia, antropologia, zoologia, botanica, agricoltura, medicina, farmacologia, mineralogia, metallurgia, pietre preziose e storia dell’arte si succedono in un tentativo di raccogliere sistematicamente il sapere sul mondo naturale e sull’attività dell’uomo.
Proprio questa ampiezza spiega la fortuna rinascimentale dell’opera. Nel Cinquecento Plinio non è ancora soltanto un “classico”: è un repertorio scientifico e tecnico continuamente consultato, corretto, confrontato con altre autorità e utilizzato come serbatoio di informazioni. La concezione editoriale di Caesarius, con indici, richiami e scolî marginali, riflette perfettamente tale uso.
Il programma xilografico
Il frontespizio costituisce uno degli elementi visivamente più importanti dell’edizione. Il testo tipografico è racchiuso entro una grande bordura xilografica istoriata, popolata dalle fatiche di Ercole, ricondotta dalla bibliografia ad Anton Woensam von Worms, protagonista della xilografia coloniense della prima metà del Cinquecento. Anche il frontespizio dell’Index presenta un’imponente struttura ornamentale rinascimentale. La stessa edizione è catalogata da Gonnelli associando espressamente Johannes Caesarius e Anton Woensam.
Ma è soprattutto il repertorio dei capolettera xilografici a rendere l’apparato decorativo assai più interessante di quanto suggerisca la generica formula “iniziali ornate”. Grandi iniziali figurate e altre serie ornamentali scandiscono il testo, inserendolo pienamente nella più alta cultura grafica delle officine renane degli anni Venti del Cinquecento.
L’alfabeto di Cervicornus e Albrecht Dürer
Questo aspetto merita particolare risalto. Una descrizione bibliografico-antiquaria storica riferita esattamente all’edizione di Cervicornus del 1524 registra il volume come provvisto di “border by Woensam and initials after Dürer”: bordura di Woensam e iniziali da Albrecht Dürer.
Il dato trova un importante riscontro negli studi sui primi alfabeti xilografici. Oscar Jennings, nel suo classico Early Woodcut Initials, dedica specifica attenzione all’alfabeto utilizzato da Eucharius Hirtzhorn, latinizzato Cervicornus, osservando che le grandi iniziali figurate dell’officina furono tradizionalmente attribuite ad Albrecht Dürer e giudicando altamente probabile che Dürer ne avesse fornito il disegno, pur precisando che manca una prova documentaria definitiva; già la critica antica aveva avanzato anche il nome di Hans Burgkmair.
La formulazione bibliograficamente corretta è dunque particolarmente affascinante: l’edizione impiega capolettera appartenenti alla tradizione dell’alfabeto di Cervicornus storicamente attribuito o ricondotto a modelli di Albrecht Dürer. Non significa trasformare ogni iniziale del volume in un’opera autografa del maestro di Norimberga; significa riconoscere che il libro nasce in uno dei punti più fertili di intersezione tra tipografia umanistica e grande xilografia tedesca. È un dato che amplia considerevolmente il suo interesse, facendolo uscire dalla sola raccolta dei classici per entrare anche nella storia dell’illustrazione libraria rinascimentale.
Un esemplare letto nel Cinquecento
L’elemento forse più personale e irripetibile della copia è costituito dall’eccezionale apparato manoscritto. Oltre cento interventi marginali accompagnano la lettura: numerose maniculae accuratamente disegnate, parentesi e segni di richiamo, parole chiave, integrazioni e glosse latine, talora articolate su più righe.
Le fotografie mostrano che il lettore non si limitava a segnalare passaggi interessanti. Alcune postille discutono o precisano il testo, introducono riferimenti geografici e interpretativi e collegano passi pliniani ad altre conoscenze. Particolarmente importante è la presenza di un’annotazione datata 1552, appena ventotto anni dopo la stampa: un riferimento cronologico che colloca almeno parte di questa attività di lettura pienamente nel XVI secolo.
Le maniculae, ripetute sistematicamente lungo il volume, trasformano quindi la copia in una testimonianza della ricezione rinascimentale di Plinio. In un libro scientifico ed enciclopedico di questa portata, una simile stratificazione non costituisce semplicemente una provenienza d’uso: documenta il modo concreto in cui un lettore cinquecentesco selezionava, organizzava e interrogava il sapere antico.
Tipografia e particolarità della tiratura
Il volume conserva inoltre errori e irregolarità tipografiche proprie della stampa cinquecentesca, senza compromissione della completezza. Sono elementi utili nello studio dell’edizione e della sua composizione materiale: inversioni, refusi e imperfezioni di stampa appartengono alla fisionomia originaria della tiratura e acquistano particolare interesse quando confrontati con gli interventi manoscritti del lettore.
La qualità tipografica resta notevolissima: carattere romano serrato ma nitido, grandi iniziali xilografiche, margini generosi e un impianto editoriale nel quale testo, marginalia tipografica e ornamentazione dialogano continuamente.
Legatura ed esemplare
La piena pergamena rigida antica conserva al volume il carattere di libro di studio e di biblioteca. Il dorso a nervi presenta una titolazione manoscritta oggi attenuata; la genuinità dell’insieme è particolarmente coerente con l’intensa storia di lettura documentata all’interno.
L’ampia marginatura assume qui un valore superiore al semplice pregio estetico: ha consentito la conservazione pressoché integrale dell’apparato di glosse e maniculae, mentre in molti esemplari passati attraverso rifilature e rilegature successive le annotazioni marginali risultano mutilate. Anche questo distingue concretamente la copia.
Perché è interessante oggi
È uno dei casi in cui storia della scienza, filologia umanistica e storia dell’arte del libro coincidono nello stesso oggetto. Alla prima recensione di Caesarius si affiancano l’apparato xilografico dell’officina di Cervicornus, la bordura di Woensam e la suggestiva relazione dei grandi capolettera con la tradizione grafica di Albrecht Dürer. A ciò si aggiunge una vera “seconda voce” cinquecentesca: quella del lettore che, con più di cento segni e postille, dialoga materialmente con Plinio.
Perché è un acquisto consapevole
Non si acquista semplicemente una Naturalis historia del XVI secolo. Questo esemplare riunisce prima edizione della recensione Caesarius, grande formato in-folio, completezza, ampia marginatura, due importanti frontespizi xilografici, iniziali della tradizione düreriana, antica pergamena e un estesissimo apparato di lettura cinquecentesco. Sono caratteristiche che lo differenziano nettamente tanto dalle edizioni più tarde quanto dalle copie della stessa tiratura prive di testimonianze d’uso.








































