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Iconographia Magni Patris Aurelii Augustini Hipponensis Episcopi, et Ecclesiae Doctoris Excellentissimi

2.800,00 € 2.296,00 €

Prima tiratura del celebre ciclo agostiniano. Completa delle 28 incisioni, 26 di Bolswert e le tavole 21 e 23 di Cornelis Galle, tutte conservate sui fogli vergati seicenteschi non rifilati. Esemplare di particolare interesse bibliologico per le diverse filigrane e per la presenza associata, in alcuni fogli, di marca principale e contromarca.

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Bolswert, Schelte Adamsz. à – Maigret, Georges – Wamelius, Eugenius

Iconographia Magni Patris Aurelii Augustini Hipponensis Episcopi, et Ecclesiae Doctoris Excellentissimi

Antuerpiae, S. à Bolswert sculpsit et excudit, 1624

Prima edizione antverpiense e prima tiratura della celebre serie iconografica dedicata alla vita di sant’Agostino. Album in quarto oblungo, mm 295 × 240. 28 incisioni in rame complessive, complete: frontespizio allegorico, ritratto di sant’Agostino e 26 tavole numerate dedicate agli episodi della vita, dell’attività religiosa, intellettuale e postuma del Santo; 26 tavole incise da Schelte Adamsz. à Bolswert, con le tavole 21 e 23 spettanti a Cornelis Galle I.

Esemplare conservato in semplice legatura di cartone con tutta probabilità di novecentesca fattura.

Tutte le incisioni sono conservate sui rispettivi fogli originali seicenteschi, non rifilati, con buone impronte e ampia marginatura; carta vergata di buona consistenza, con filoni e vergelle distintamente percepibili e presenza di differenti filigrane e contromarche. Riferimenti fondamentali: Hollstein, Dutch and Flemish Etchings, Engravings and Woodcuts, III, nn. 201-228; Le Blanc I, 433, nn. 93-120; Courcelle-Courcelle, Iconographie de Saint Augustin, III, pp. 45-61 e tavv. XXXII-LVII. La consistenza di 28 fogli e l’attribuzione delle tavole 21 e 23 a Galle sono confermate dalla bibliografia specialistica.

Il frontespizio e il progetto editoriale

Il sontuoso frontespizio calcografico chiarisce con particolare precisione la genesi dell’opera. Il titolo è racchiuso entro una grande cartella ovale sorretta da una complessa architettura ornamentale; ai lati due angeli reggono rami vegetali e sollevano una corona sopra il cuore ardente e trafitto, uno degli attributi più immediatamente riconoscibili dell’iconografia agostiniana. Nel cartiglio inferiore si legge inequivocabilmente: S. à Bolswert sculpsit et excudit Antuerpiae Anno M.DC.XXIV, formulazione che assegna a Bolswert tanto l’incisione quanto la pubblicazione della serie.

Il frontespizio permette inoltre di articolare con maggiore esattezza le responsabilità intellettuali. L’opera è dedicata a Georgius Maigretius, Georges Maigret (1573-1633), dottore in teologia dell’Università di Lovanio e priore provinciale degli Eremitani di sant’Agostino nella provincia della Germania Inferiore; Hieronymus Petri, indicato come priore del convento di Malines, figura nella dedica, mentre l’edizione dichiara espressamente di essere uscita studio ac cura F. Eugenii Wamelii Augustiniani. I testi latini che accompagnano le immagini sono ricondotti a Maigret dalla letteratura moderna sul ciclo.

Questa distinzione è importante: non siamo di fronte a una semplice raccolta di stampe riunite successivamente, ma a un programma iconografico organico, concepito nell’ambiente agostiniano fiammingo e tradotto in immagini da uno dei maggiori incisori attivi ad Anversa.

Schelte à Bolswert e la scuola di Anversa

Schelte Adamsz. à Bolswert, nato a Bolsward tra il 1581 e il 1586 e morto ad Anversa nel 1659, appartiene alla generazione che portò l’incisione fiamminga del primo Seicento a un altissimo livello di virtuosismo. Formatasi inizialmente anche attraverso l’esperienza del fratello Boëtius, la sua attività è documentata ad Anversa già negli anni precedenti alla Iconographia; solo successivamente si sviluppò il rapporto sempre più stretto con l’opera di Rubens, di cui divenne uno dei grandi interpreti calcografici.

Il ciclo del 1624 è dunque particolarmente interessante perché appartiene a una fase relativamente precoce della sua carriera e mostra già le caratteristiche che renderanno celebre il suo linguaggio: forte senso narrativo, modellazione dei corpi attraverso fitte modulazioni del segno, straordinaria resa delle stoffe, delle architetture e dei paesaggi, uso teatrale della luce e capacità di organizzare scene affollate senza perdere leggibilità.

Le tavole 21 e 23 sono incise da Cornelis Galle I, anch’egli figura centrale dell’incisione antverpiense. L’attribuzione è accolta dal catalogo Hollstein e dalla moderna bibliografia del ciclo.

Il racconto per immagini

Le tavole fotografate mostrano bene la concezione quasi cinematografica dell’Iconographia. Dopo il grande ritratto di Agostino vescovo, incorniciato dagli attributi della sua spiritualità, la biografia si sviluppa in vere scene narrative, sempre accompagnate dalla didascalia latina e dal richiamo alla fonte agostiniana o agiografica.

La tavola 3 raffigura il celeberrimo momento della conversione nel giardino di Milano: Agostino, seduto sotto il fico, ascolta il comando celeste “Tolle lege, tolle lege”, mentre il libro aperto rimanda al passo paolino decisivo narrato nelle Confessiones. La tavola 4 rappresenta il battesimo impartito da sant’Ambrogio alla presenza di Alipio e Adeodato; la 11 mostra Agostino ormai sacerdote intento a consegnare una norma di vita alla comunità monastica; la 16 lo presenta nello studio, circondato dai libri e ispirato dalla Trinità; la 18 sviluppa l’intenso tema mistico del cuore offerto alla Vergine e al Bambino. La tavola 21, presente nelle immagini dell’esemplare, raffigura il solenne trasporto funebre del corpo del Santo ed è proprio una delle due lastre assegnate a Cornelis Galle. La tavola 25 sposta infine il racconto nella storia del culto agostiniano, con Francesco Gonzaga che invoca la protezione del Santo durante il combattimento.

Il ciclo non è dunque soltanto una “vita illustrata”: costruisce un’immagine complessiva di Agostino come convertito, vescovo, dottore, fondatore, mistico, autore e infine intercessore celeste.

Un modello figurativo internazionale

L’importanza storica della serie supera largamente l’ambito del libro illustrato. Le 28 incisioni furono utilizzate come repertorio figurativo da pittori e botteghe in Europa e nel mondo coloniale. Il progetto PESSCA documenta l’influenza diretta del ciclo sulla grande serie realizzata da Miguel de Santiago e dalla sua bottega nel convento di San Agustín a Quito nel 1656; ulteriori dipinti derivati dalle incisioni sono documentati in Spagna, a Madrid e Siviglia, e in America latina, fino a Lima.

È questo uno degli aspetti culturalmente più forti dell’opera: un album inciso ad Anversa nel 1624 diventa un atlante iconografico transcontinentale, capace di determinare per decenni l’immagine pittorica di sant’Agostino.

La sua fortuna generò inoltre ristampe, nuovi stati e vere reinterpretazioni editoriali. Una serie derivata fu nuovamente incisa da Nicolas Gillier nel 1654; studi più recenti hanno anche documentato la circolazione parigina delle matrici o delle loro ristampe. L’esemplare qui descritto appartiene invece alla tiratura originale antverpiense, recando ancora l’indirizzo di Bolswert quale incisore ed editore.

La carta e le filigrane

Particolarmente rilevante, nel presente esemplare, è la conservazione delle incisioni sui fogli originali e non rifilati. Il dato acquista peso quando lo si confronta con numerosi esemplari oggi sul mercato o passati in collezioni, nei quali le stampe sono state rifilate, montate su supporti posteriori o applicate su fogli settecenteschi.

In questa copia le carte mostrano invece la struttura materiale propria della carta vergata seicentesca, con filoni e vergelle ben leggibili. L’esame in trasparenza ha inoltre evidenziato più tipologie di filigrana. Su alcuni fogli compare una significativa associazione tra una grande marca figurata, di probabile natura araldica, e una contromarca alfabetica o monogrammatica situata nella parte opposta del foglio. Altri fogli presentano configurazioni diverse, compatibili con l’utilizzazione, nel corso della tiratura, di più forme da carta o di differenti partite di approvvigionamento.

Questo dato non consente ancora di attribuire la carta a una cartiera determinata, ma costituisce un elemento bibliologico di reale interesse. Un censimento sistematico delle filigrane dell’intera serie, corredato da misure delle distanze tra i filoni e delle dimensioni delle marche, potrebbe permettere il confronto con repertori neerlandesi, francesi o renani e offrire elementi ulteriori per distinguere stati e tirature della suite.

L’esemplare

La copia si distingue soprattutto per l’integrità dell’insieme: 28 incisioni su 28, non smarginate e ancora conservate nei fogli vergati seicenteschi, con buone impronte e margini generosi. Le immagini mostrano una stampa generalmente nitida, con notevole conservazione dei passaggi fini del bulino: il modellato dei volti, le architetture, le fitte trame dei tessuti, il fogliame e le profondità atmosferiche risultano ancora pienamente leggibili.

La legatura è costituita da un semplice cartone e privo di intenzioni decorative. In questo caso la modestia della veste esterna non costituisce il principale parametro collezionistico: il valore specifico risiede soprattutto nell’integrità materiale della serie e dei suoi fogli originali, condizione assai più significativa per lo studio della stampa e della carta.

Perché è interessante oggi

L’Iconographia del 1624 è contemporaneamente un capolavoro della grafica religiosa fiamminga, una biografia visiva di uno dei maggiori pensatori dell’Occidente e un documento fondamentale della circolazione internazionale delle immagini nell’età della Controriforma. La possibilità di seguire le stesse composizioni da Anversa a Madrid, Siviglia, Quito e Lima permette di osservare concretamente come un’immagine stampata potesse diventare un linguaggio figurativo globale già nel Seicento.

Perché è un acquisto consapevole

Non tutte le copie della Iconographia sono equivalenti. La presenza di tutte le 28 incisioni, la tiratura originale antverpiense, i fogli non rifilati, l’assenza di successivi montaggi, le buone impressioni e soprattutto la sopravvivenza della carta originaria con un articolato sistema di filigrane e contromarche rendono questo esemplare sensibilmente più desiderabile rispetto a raccolte ricomposte, smarginate o applicate su supporti posteriori. La sua qualità è quindi legata non soltanto alla rarità del titolo, ma alla conservazione di un autentico oggetto calcografico del 1624.

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