Kircher, Athanasius
La Chine d’Athanase Kirchere de la Compagnie de Jesus, illustrée de plusieurs monuments tant sacrés que profanes, et de quantité de recherchés de la nature & de l’art. A quoy on à adjousté de nouveau les questions curieuses que le Serenissime Grand Duc de Toscane a fait depuis peu au P. Jean Grubere touchant ce grand Empire. Avec un Dictionnaire Chinois & François, lequel est tres-rare, & qui n’a pas encores paru au jour. Traduit par F. S. Dalquié.
Amsterdam, chez Jean Jansson à Waesberge & les Héritiers d’Elizée Weyerstraet, 1670
Prima edizione francese. Grande in-folio, cm 38 × 21; pp. [18], 367, [13]. Grande antiporta allegorica incisa, recante l’impronta editoriale e la data 1667 dell’edizione latina; ricchissimo apparato calcografico, con incisioni nel testo e fuori testo, carte geografiche, tavole a piena pagina e grandi tavole ripiegate, presente nell’esemplare conformemente alla Table des figures. Elegante legatura coeva in piena pelle, dorso a nervi riccamente decorato in oro, tassello rosso con titolo abbreviato «LA CHINE ILLUS.», tagli rossi. Ottima copia, genuina, con minimi segni del tempo. Le descrizioni bibliografiche istituzionali registrano la stessa edizione con 367 pagine, tavole anche ripiegate, carte, ritratto e titolo inciso aggiunto; le differenze nel conteggio complessivo delle tavole dipendono dal diverso modo di computare fogli doppi, tavole ripiegate e apparato preliminare.
L’edizione
L’edizione di Amsterdam del 1670 costituisce la prima traduzione francese della celebre China monumentis qua sacris qua profanis, nec non variis naturae & artis spectaculis… illustrata, pubblicata per la prima volta in latino ad Amsterdam nel 1667 da Janssonius à Waesberge e Weyerstraet. La versione francese è dovuta a François-Savinien d’Alquié, indicato sul frontespizio come «F. S. Dalquié», e non rappresenta una semplice trasposizione linguistica: comprende infatti materiali aggiuntivi, fra cui le risposte del gesuita Johann Grueber alle domande del granduca di Toscana e, nella parte finale, un Dictionnaire chinois & françois.
La grande antiporta dell’esemplare reca la data 1667. Non si tratta di un’anomalia: le incisioni predisposte per l’edizione latina furono riutilizzate nella successiva versione francese. L’antiporta è quindi contemporaneamente un elemento decorativo e una testimonianza materiale della continuità editoriale fra le due edizioni.
Athanasius Kircher
Athanasius Kircher (1602–1680), gesuita tedesco attivo per gran parte della propria vita nel Collegio Romano, fu uno degli ultimi grandi rappresentanti dell’enciclopedismo seicentesco. I suoi interessi spaziarono dall’orientalistica all’egittologia, dalla linguistica alla musica, dall’ottica alla geologia, dalla medicina alla storia naturale. La China Illustrata appartiene pienamente a questa concezione totalizzante del sapere: non una descrizione geografica in senso moderno, ma una grande sintesi nella quale religione, storia, scrittura, etnografia, zoologia, botanica, geografia e meraviglie naturali vengono ricondotte entro una visione unitaria.
Kircher non visitò personalmente la Cina. La sua straordinaria disponibilità di informazioni dipese dalla rete internazionale della Compagnia di Gesù e dal rapporto con missionari e viaggiatori che avevano percorso l’Asia. Fra le fonti più importanti dell’opera figurano Martino Martini, Michał Boym, Johann Grueber e Heinrich Roth, insieme alla precedente tradizione derivata da Matteo Ricci e Nicolas Trigault. Le immagini e i testi ricevuti da questi uomini permisero a Kircher di realizzare una delle più influenti sintesi europee sulla Cina del XVII secolo.
Struttura dell’opera
L’opera è articolata in sei grandi parti, seguite dai materiali aggiuntivi propri della redazione francese. La prima è dominata dalla spiegazione del monumento sino-siriaco; la seconda affronta le vie percorse dagli europei e dai missionari per raggiungere la Cina, le regioni attraversate e la diffusione del cristianesimo in Asia; la terza è dedicata alle religioni e alle pratiche cultuali cinesi, giapponesi, tartare e indiane; la quarta raccoglie le «meraviglie della natura e dell’arte», con ampio spazio a zoologia, botanica, minerali, montagne, fenomeni naturali e costruzioni straordinarie; la quinta riguarda architettura e arti meccaniche; la sesta affronta la scrittura e le lingue. Chiudono il volume le risposte di Johann Grueber al granduca di Toscana e il dizionario cinese-francese.
La struttura stessa rende la Chine illustrée molto più di un libro di viaggio. È contemporaneamente opera missionaria, repertorio etnografico, atlante geografico, trattato linguistico, raccolta di curiosità naturali e documento della costruzione europea dell’immagine dell’Asia.
La Stele di Xi’an
Il nucleo storico e documentario più importante dell’opera è la grande iscrizione cristiana sino-siriaca oggi generalmente nota come Stele nestoriana di Xi’an. Il monumento, datato 781 e rinvenuto nuovamente nel XVII secolo nei pressi dell’antica capitale cinese, reca un lungo testo prevalentemente cinese con elementi siriaci e documenta la presenza in Cina, durante la dinastia Tang, di comunità cristiane della tradizione siriaco-orientale. La scoperta ebbe enorme risonanza negli ambienti missionari europei perché forniva una testimonianza materiale della presenza cristiana in Cina molti secoli prima dell’arrivo dei gesuiti.
Nell’esemplare è conservata la spettacolare tavola ripiegata che riproduce il monumento e la sua iscrizione, con il testo cinese affiancato dalle trascrizioni siriache. La scala della tavola, la densità dei caratteri e l’impegno tecnico necessario alla sua realizzazione la rendono uno degli elementi materialmente più impressionanti del volume. Kircher attribuì alla stele una funzione centrale nella propria interpretazione della storia religiosa dell’Asia e contribuì in maniera decisiva alla sua diffusione nel mondo erudito europeo.
Geografia e viaggio
Di eccezionale interesse è la grande carta geografica ripiegata, chiaramente documentata nelle immagini dell’esemplare, dedicata agli itinerari attraverso l’Asia verso il Catai. Vi sono rappresentate la Cina, il Tibet, la Tartaria, l’India, la Persia, il Sud-Est asiatico e le rotte marittime e terrestri, secondo una geografia nella quale conoscenze ormai relativamente precise convivono ancora con la tradizione cartografica ereditata dai viaggiatori precedenti.
La seconda parte del libro recepisce in particolare le esperienze dei gesuiti Albert d’Orville e Johann Grueber e documenta il problema, centrale nella cultura europea seicentesca, delle vie di comunicazione fra Europa, India, Tibet e Cina. La carta non è quindi un semplice ornamento cartografico ma uno degli strumenti attraverso i quali Kircher cerca di organizzare materialmente le nuove informazioni geografiche provenienti dall’Oriente.
Religioni e missione
Le immagini fotografiche documentano un vastissimo repertorio religioso. Compaiono divinità e figure rituali attribuite alla Cina, al Giappone e all’India, scene di culto, rappresentazioni brahmaniche e complessi schemi figurativi nei quali Kircher tenta di classificare e mettere in relazione le diverse tradizioni religiose asiatiche.
Particolarmente significativa è la tavola con il gesuita Matteo Ricci e il convertito e studioso cinese Xu Guangqi, Paolo Xu, rappresentati frontalmente e accompagnati da iscrizioni e simboli cristiani. La tavola visualizza uno dei temi centrali dell’intera opera: l’incontro fra missione gesuitica e cultura colta cinese. Il libro deve quindi essere letto anche come monumento editoriale all’attività missionaria della Compagnia di Gesù in Asia.
Etnografia e società
Le tavole di costumi costituiscono un altro nucleo di particolare fascino. L’esemplare conserva incisioni raffiguranti sovrani, dignitari, uomini e donne appartenenti a diverse province e popolazioni asiatiche. Le figure sono presentate con attenzione agli abiti, alle acconciature, agli attributi del rango e agli strumenti del lavoro.
Le scene di corte, anch’esse visibili nelle fotografie, riflettono il tentativo europeo di rappresentare organizzazione politica, gerarchie e cerimoniali dei grandi imperi asiatici. Al valore documentario si accompagna inevitabilmente la mediazione culturale seicentesca: osservazioni relativamente precise convivono con ricostruzioni derivate da racconti indiretti e modelli figurativi europei. È proprio questa stratificazione a rendere oggi l’apparato iconografico una fonte di primo ordine per la storia dell’immaginario occidentale sull’Oriente.
Natura, animali e meraviglie
La quarta parte costituisce uno dei segmenti più tipicamente kircheriani dell’opera. Le fotografie dell’esemplare mostrano numerose incisioni zoologiche e botaniche: il cervo muschiato, animali acquatici, tartarughe, uccelli, piante e alberi orientali, insieme a rappresentazioni nelle quali osservazione naturalistica e racconto meraviglioso si sovrappongono.
Di grande suggestione sono le immagini delle montagne della provincia di Kiangsi o Xensi, alle quali la tradizione attribuisce forme di draghi o tigri, e quella dell’imponente ponte cinese ad arco, presentato come eccezionale opera di ingegneria. L’illustrazione naturalistica di Kircher non va giudicata secondo i parametri della zoologia moderna: testimonia piuttosto un momento di passaggio nel quale le descrizioni dei missionari, la tradizione classica, il meraviglioso e l’osservazione empirica partecipano ancora allo stesso sistema del sapere.
La pagina dedicata al cosiddetto Hiam Cervus Muscatus, le figure botaniche e le tavole degli animali acquatici sono particolarmente rappresentative della volontà di Kircher di trasferire in immagine qualsiasi informazione ritenuta eccezionale o caratteristica dell’Oriente.
Scritture e lingue
Una sezione fondamentale riguarda i sistemi di scrittura. Il volume riproduce numerose forme di caratteri cinesi, varianti calligrafiche e sistemi grafici orientali, mettendo in relazione la scrittura cinese con la più generale teoria kircheriana dei segni. Le pagine fotograficamente documentate mostrano successioni di caratteri e comparazioni formali che costituiscono una straordinaria testimonianza del modo in cui l’Europa barocca cercava di comprendere una lingua fondata su principi radicalmente differenti rispetto all’alfabeto latino.
Particolarmente importante è anche la grande tavola manoscrittiforme intitolata Elementa Linguae Hanscret, dedicata al sanscrito, con caratteri devanagari accompagnati da trascrizioni latine. Essa appartiene ai primissimi tentativi europei di descrivere e riprodurre sistematicamente la lingua e la scrittura sanscrita e amplia ulteriormente l’orizzonte dell’opera ben oltre i confini della sola Cina. La letteratura antiquaria ha sottolineato l’importanza della China Illustrata anche nella prima trasmissione tipografica europea di materiali linguistici asiatici.
Il Dictionnaire chinois & françois collocato nella parte finale della redazione francese rappresenta analogamente uno dei primissimi strumenti lessicografici sino-europei comparsi a stampa. L’aggiunta costituisce una delle ragioni per cui l’edizione francese del 1670 possiede un interesse bibliografico autonomo rispetto all’originale latino.
L’apparato iconografico
Il programma illustrativo è uno degli elementi che determinarono immediatamente la fortuna dell’opera. Le bibliografie descrivono un’antiporta calcografico, carte geografiche, numerose tavole fuori testo, alcune doppie o ripiegate, e circa sessanta incisioni integrate nel testo; i conteggi variano leggermente secondo che le grandi composizioni multiple e le carte siano considerate singolarmente o come parti autonome. L’esemplare qui descritto conserva l’apparato previsto dalla propria Table des figures, cui si aggiunge la grande antiporta.
Le ventiquattro fotografie inserite a descrizione dell’opera documentano concretamente alcuni dei nuclei più importanti: antiporta allegorica, grande carta geografica ripiegata dell’Asia e degli itinerari verso il Catai, monumentale facsimile sino-siriaco, tavole religiose, costumi regionali, scena di corte, Matteo Ricci e Xu Guangqi, sistemi alfabetici e calligrafici, tavole naturalistiche di mammiferi, uccelli, rettili e vegetali, paesaggi montuosi, opere d’ingegneria e raffigurazioni delle credenze asiatiche. L’apparato non svolge una funzione accessoria: è parte integrante del dispositivo conoscitivo dell’opera.
I preliminari
Il frontespizio tipografico reca la caratteristica vignetta vegetale e l’indicazione della traduzione di F. S. Dalquié. Nei preliminari è presente l’approvazione del generale della Compagnia di Gesù Giovanni Paolo Oliva, datata Roma 14 novembre 1664, elemento che riconduce direttamente l’opera alla struttura istituzionale gesuitica.
Segue la dedica a François-Michel Le Tellier, marchese di Louvois, potente ministro della monarchia francese e sovrintendente generale delle poste. La dedica della traduzione francese a una delle personalità di maggior peso alla corte di Luigi XIV colloca il volume anche entro la cultura politica e diplomatica della Francia del Grand Siècle.
L’editoria di Amsterdam
La pubblicazione presso Jean Jansson à Waesberge e gli eredi di Elizée Weyerstraet non è casuale. Amsterdam era allora uno dei maggiori centri europei della produzione cartografica, scientifica e geografica. Un’opera come la China Illustrata, costosa per formato, quantità di rame inciso e presenza di grandi tavole ripiegate, richiedeva una struttura editoriale tecnicamente capace di sostenere un progetto di notevole complessità.
Le lastre già impiegate nell’edizione latina del 1667 furono nuovamente utilizzate nel 1670, garantendo alla traduzione francese la stessa straordinaria ricchezza figurativa dell’originale. L’edizione mostra quindi come la grande editoria olandese potesse trasformare un patrimonio di matrici calcografiche in un prodotto destinato a differenti mercati linguistici europei.
La legatura
L’esemplare conserva una pregevole legatura coeva in piena pelle, elemento particolarmente qualificante per un volume di questa importanza e dimensione. Il dorso a nervi è interamente organizzato in scomparti decorati con ferri fitomorfi dorati; il tassello in pelle rossa reca il titolo abbreviato «LA CHINE ILLUS.» in oro. Filetti e piccoli ferri completano la decorazione. I tagli sono uniformemente colorati in rosso.
La veste conserva pienamente il carattere di una grande legatura da biblioteca del tardo Seicento e crea una forte coerenza cronologica fra contenuto e contenitore. L’effetto complessivo, ben documentato dalle fotografie, è quello di un autentico grande libro illustrato barocco, non successivamente trasformato da una rilegatura moderna.
L’esemplare
La copia si presenta genuina e in ottimo stato generale. Le carte mantengono ampi margini e la naturale consistenza della carta seicentesca; sono presenti soltanto le consuete lievi tonalità e minimi segni del tempo. Particolarmente importante è la buona conservazione delle grandi tavole ripiegate, strutturalmente più esposte a lacerazioni, mancanze e interventi rispetto alle carte ordinarie.
Il valore specifico dell’esemplare è dato soprattutto dalla combinazione fra prima edizione francese, apparato figurativo conforme alla Table des figures, grandi tavole ripiegate e legatura coeva in piena pelle decorata in oro. È questa combinazione, più che la semplice rarità del titolo, a differenziare la copia da esemplari incompleti, rifilati o successivamente rilegati.
Contesto culturale
La China Illustrata occupa un posto centrale nella storia dell’immagine europea della Cina. Pubblicata in un momento in cui la conoscenza diretta dell’Estremo Oriente era ancora patrimonio di una ristretta rete di missionari e mercanti, trasformò materiali sino ad allora dispersi in una grande enciclopedia visiva accessibile al pubblico erudito europeo.
La sua importanza storica risiede anche nelle contraddizioni. Kircher registra osservazioni autentiche accanto a tradizioni leggendarie; restituisce con sorprendente accuratezza alcuni documenti, ma interpreta religioni e scritture all’interno di un sistema universale oggi superato; rappresenta popoli e costumi attraverso informazioni di prima mano, ma li inserisce inevitabilmente negli schemi culturali dell’Europa barocca. Proprio questa tensione fra documento e interpretazione rende l’opera oggi particolarmente fertile per lo studio della storia della conoscenza, delle missioni, dell’orientalismo e della comunicazione interculturale.
Bibliografia di riferimento
Edizione censita, fra gli altri, da Cordier, Bibliotheca Sinica, I, pp. 26-27; Caillet, II, 5774; Sommervogel, IV, col. 1064; Nissen, Zoologische Buchillustration, 2196; Löwendahl, China illustrata nova, 146; Merrill, Athanasius Kircher, 20, con riferimento all’edizione originale. Le principali raccolte istituzionali confermano la data, l’impronta editoriale, l’identità del traduttore e la presenza dell’esteso apparato figurativo.
Perché è interessante oggi
È uno dei libri attraverso i quali l’Europa del Seicento imparò a “vedere” la Cina. Religione, geografia, natura, scrittura, arte, viaggi e missioni si incontrano in un unico grande oggetto editoriale nel quale il testo non può essere separato dalle immagini. Oggi il volume è prezioso proprio perché consente di studiare contemporaneamente ciò che gli europei effettivamente sapevano dell’Asia e il modo in cui trasformavano quelle informazioni in una propria rappresentazione del mondo.
La Stele di Xi’an, le carte geografiche, le testimonianze dei missionari gesuiti, le pagine sulla lingua cinese e sul sanscrito e il vastissimo repertorio figurativo rendono l’opera importante per la storia della sinologia, della cartografia, delle missioni cristiane, della linguistica e della cultura visuale barocca.
Perché è un acquisto consapevole
Una China Illustrata non si valuta soltanto dal titolo sul frontespizio. La presenza o assenza di carte, grandi tavole ripiegate e altre incisioni modifica profondamente il valore dei singoli esemplari, così come la sostituzione della legatura originaria con una veste posteriore.
Questa copia conserva invece gli elementi che qualificano realmente un esemplare da collezione: la prima edizione francese del 1670, l’apparato figurativo conforme alla Table des figures, l’antiporta proveniente dalle matrici del 1667, le grandi carte e tavole ripiegate, un interno complessivamente ben conservato e soprattutto la bella piena pelle coeva riccamente dorata. Non è quindi soltanto una copia di un libro celebre, ma un esemplare che mantiene gran parte della propria identità materiale seicentesca.




















































