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Alberto Oliva – Marino Gasparini – Il frumento nella montagna – Bologna, Edizioni Agricole, Giugno 1943

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Manuale tecnico–agrario dedicato alla coltivazione del frumento in ambiente montano, corredato da fotografie illustrative e dati sperimentali. Una testimonianza significativa della ricerca agronomica italiana degli anni Quaranta. Esemplare completo di sovraccoperta, non comune in questa condizione.

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Alberto Oliva – Marino Gasparini

Il frumento nella montagna 
Bologna, Edizioni Agricole, Giugno 1943

Volume, dimensioni cm 14,5 × 21,5, pp. 157, (1), con alcune illustrazioni fotoincise fuori testo e nel testo (caratteristiche varietali, spighe, coltivazioni alpine). (Collana: Monografie di Economia e Tecnica Agraria)

Studio tecnico–agrario dedicato alla coltivazione del frumento in alta quota, con analisi di suoli, tecniche colturali, rese produttive, adattamento delle varietà e indicazioni sperimentali tratte da prove condotte sulle Alpi piemontesi e sull’Appennino. Opera rappresentativa del periodo autarchico, che poneva grande attenzione alla valorizzazione agricola delle aree montane.

Legatura in cartoncino editoriale rigido con titoli al piatto e al dorso; completo della sua sovraccoperta editoriale a stampa azzurra. Interni sani e puliti; è presente un leggero alone d’umidità localizzato al retro della sovraccoperta, senza danni strutturali ai fascicoli interni.

Copia buona, integra e completa.

Nota biografica – Alberto Oliva

Alberto Oliva (attivo tra gli anni ’30 e ’50) fu agronomo e divulgatore tecnico presso istituti agrari e centri sperimentali dell’Italia settentrionale. Si dedicò soprattutto allo studio delle colture cerealicole in zone difficili — montagna, aree pedemontane e terreni poveri — nell’ambito delle ricerche promosse dagli enti agrari durante il periodo autarchico. Le sue pubblicazioni, edite da case specializzate come le Edizioni Agricole di Bologna, riguardano la selezione varietale del frumento, le tecniche colturali in alta quota e la meccanizzazione agricola di base. Oliva ebbe un ruolo importante nella diffusione di pratiche agronomiche razionali nelle aree montane del Piemonte e dell’Appennino, integrando osservazioni di campo, dati sperimentali e metodologie allora innovative.

Nota biografica – Marino Gasparini

Marino Gasparini (attivo dagli anni ’30 ai primi anni ’60) fu agronomo, ricercatore e consulente presso enti di sperimentazione agricola del Nord Italia. Specializzato in cerealicoltura di montagna, studiò varietà rustiche di frumento, sistemi di rotazione adatti ai terreni elevati e modalità di miglioramento delle rese in condizioni climatiche difficili. Collaborò stabilmente con Alberto Oliva per varie ricerche pubblicate nel periodo della guerra e nell’immediato dopoguerra. Le sue opere, apparse soprattutto per le Edizioni Agricole, rappresentano oggi una fonte storica preziosa per comprendere l’evoluzione dell’agronomia alpina e appenninica. Gasparini contribuì in modo significativo alla modernizzazione delle pratiche colturali nelle zone rurali più isolate, con un approccio empirico e attento alle specificità locali.

Contesto storico-agronomico (Italia, anni ’30–’40)

Il volume si colloca nel quadro della politica agraria italiana tra gli anni Trenta e la prima metà degli anni Quaranta, un periodo segnato da un forte intervento statale nel settore primario. La battaglia del grano, avviata nel 1925, aveva imposto la necessità di aumentare l’autosufficienza cerealicola nazionale, stimolando la ricerca varietale, la selezione di frumenti più produttivi e l’estensione delle superfici coltivate, anche in aree fino ad allora marginali. In questo contesto, gli istituti agronomici e le stazioni sperimentali promuovevano studi dedicati alle colture di montagna, ritenute importanti per sfruttare superfici mai adeguatamente valorizzate.

Le pubblicazioni tecniche del periodo — come quella di Oliva e Gasparini — rispondono a questa esigenza: documentano esperimenti su frumenti rustici e resistenti, analizzano rese e adattabilità climatica, e propongono tecniche di coltivazione razionali pensate per contadini e consorzi agrari delle Alpi e dell’Appennino. Si tratta dunque di opere profondamente legate alla politica autarchica ma allo stesso tempo di grande valore storico, perché testimoniano l’evoluzione dell’agronomia italiana in condizioni ambientali difficili, mostrando il passaggio da una tradizione empirica a una sperimentazione più scientificamente indirizzata.

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