Bresciani, Antonio
Saggio di alcune voci toscane di arti, mestieri e cose domestiche. Volume unico.
Milano, Serafino Muggiani e Comp., 1877
In-16, cm 16 × 10; pp. 141, (3). Edizione postuma del noto saggio linguistico e lessicale del gesuita Antonio Bresciani, corredata da antiporta figurata incisa, con scena ambientata presso la bottega di un calzolaio e didascalia tratta da p. 86: «… e voltomi a lui dissi: Come ti chiami?». Legatura coeva in mezza pelle marrone con piatti in carta marmorizzata nera e rossa; dorso a nervetti simulati con titolo “Bresciani – Voci Toscane” e fregi impressi in oro. Conservato il segnalibro in seta verde. Esemplare genuino, ben legato, con carte bianche e pressoché impercettibili segni del tempo.
L’edizione
L’edizione milanese del 1877 è bibliograficamente documentata nei cataloghi pubblici con l’impronta editoriale di Serafino Muggiani e Comp. e appartiene alla fortuna postuma di un testo che Bresciani aveva pubblicato per la prima volta nel 1839. La sua persistente ristampa per tutto l’Ottocento — sono note, fra le altre, le edizioni Muggiani del 1872 e quelle salesiane successive — testimonia l’uso prolungato del libro come repertorio linguistico e lettura di educazione al buon uso dell’italiano.
L’esemplare presenta la paginazione 141, (3), corrispondente alla configurazione di questa tiratura Muggiani; particolarmente gradevole la veste in mezza pelle coeva, decisamente più libraria e durevole rispetto alle comuni copie conservate nella semplice brossura editoriale.
Antonio Bresciani e la lingua
Antonio Bresciani Borsa (Ala, 1798 – Roma, 1862), sacerdote e gesuita, fu narratore, polemista e collaboratore della Civiltà Cattolica, ma la parte oggi più interessante della sua attività letteraria è proprio quella legata alla lingua e al patrimonio lessicale toscano. Treccani sottolinea la sua vasta conoscenza linguistica, maturata attraverso lo studio dei classici, un prolungato soggiorno in Toscana e una memoria eccezionale per vocaboli, modi e locuzioni.
Durante il soggiorno fiorentino del 1826-1828 Bresciani iniziò a raccogliere materiali lessicali in una sorta di personale repertorio; da tale lavoro derivò il Saggio di alcune voci toscane, pubblicato per la prima volta nel 1839. Il volume acquista così un interesse che supera la semplice curiosità linguistica: registra il lessico concreto delle botteghe, delle arti e della vita quotidiana in un momento decisivo della discussione ottocentesca sulla formazione di una lingua italiana comune.
Arti, mestieri e vita quotidiana
L’indice dell’esemplare chiarisce molto bene la struttura del libro. Dopo gli scritti A Pietro Fiaccadori e Al professore Marcantonio Parenti, seguono Della purità del moderno volgare toscano, Dell’oreficeria, Della calzoleria, Della pasticceria, un’Appendice e infine il Saggio di studii filologici.
Non si tratta quindi di un vocabolario disposto alfabeticamente, ma di una raccolta di osservazioni linguistiche costruite intorno alle attività reali dell’uomo. Bresciani entra nelle botteghe, descrive utensili, operazioni, materiali e prodotti, raccogliendo termini tecnici e locuzioni della parlata toscana. Orefici, calzolai e pasticcieri diventano così inconsapevoli protagonisti di una piccola archeologia della lingua del lavoro.
È proprio questo carattere concreto a rendere oggi il libro particolarmente curioso: termini apparentemente minuti documentano mestieri, tecniche artigianali e oggetti che nel corso del Novecento sono mutati o scomparsi.
L’antiporta
L’antiporta figurata conferma visivamente il programma dell’opera. La scena raffigura un calzolaio al lavoro davanti alla bottega, mentre conversa con un elegante visitatore; sopra l’ingresso si legge chiaramente l’insegna «CALZOLAIO». La didascalia rimanda a pagina 86, dunque direttamente alla sezione Della calzoleria.
L’immagine non svolge soltanto una funzione ornamentale: traduce in figura quella dimensione di osservazione diretta dell’artigianato urbano che costituisce una delle caratteristiche più piacevoli del libro.
L’esemplare
La legatura coeva in mezza pelle marrone e carta marmorizzata conferisce all’esemplare una veste antiquaria particolarmente gradevole. Il dorso conserva nitidi titolo e fregi dorati, mentre le carte marmorizzate dei piatti, in nero e rosso, creano un elegante contrasto cromatico.
Le carte interne appaiono bianche e fresche; è inoltre conservato il segnalibro originale in seta verde, piccolo dettaglio materiale che contribuisce all’integrità e al fascino dell’esemplare. La buona solidità della legatura e la conservazione dell’antiporta completano un insieme decisamente superiore alle copie usuali in semplice brossura.
Perché è interessante oggi
È un libro che permette di entrare direttamente nel linguaggio delle botteghe e dei mestieri dell’Italia ottocentesca. Oreficeria, calzoleria, pasticceria e vita domestica vengono osservate attraverso le parole utilizzate da chi realmente praticava quelle attività.
Per chi studia storia della lingua, cultura materiale, artigianato e società dell’Ottocento, il volume rappresenta quindi un piccolo repertorio di termini ma anche di gesti, oggetti e professioni.
Perché è un acquisto consapevole
Non si acquista soltanto un testo linguistico di Bresciani, ma un esemplare ottocentesco completo della sua antiporta figurata, conservato in una piacevole legatura coeva in mezza pelle con dorso dorato e carte marmorizzate, con persino il segnalibro in seta ancora presente.
L’edizione non possiede la rarità della princeps del 1839, ma questo specifico esemplare si distingue nettamente dalle normali copie in brossura per qualità materiale e conservazione.












