Antonio Lecchio S. J.
Trigonometriae Theorico–Practicae Planae, et Sphaericae
Mediolani, ex Typographia Bibliothecae Ambrosianae, apud Joseph Marellum, 1756
Dati editoriali
Un volume in-8° (cm 14,5 × 21); carte: (14), 365, (21).
Frontespizio stampato in rosso e nero con vignetta allegorica incisa; antiporta figurata con ritratto inciso di Aloysius Centurioni, Praepositus Generalis Societatis Jesu, e seconda tavola calcografica con figura simbolica di studioso presso la riva del mare con strumenti geometrici (“Vestigia hominum video”).
Numerosi diagrammi geometrici e illustrazioni trigonometriche nel testo, finemente incisi in legno.
Legatura e stato di conservazione
Legatura coeva in pieno marocchino maculato, dorso a 5 nervi con ricchi fregi dorati ai ferri settecenteschi e tassello rosso con titolo in oro (“LECCHIO TRIGONOMET.”). Tagli spruzzati a più colori, sguardie marmorizzate.
Piccola mancanza e abrasione al piatto superiore, ma esemplare genuino e solidamente conservato, con carta fresca e ampî margini.
Alla prima carta bianca, nota manoscritta d’epoca relativa a spese di legatura.
Contenuto e struttura
L’opera, destinata agli studenti di matematica dell’Università di Brera, rappresenta un trattato sistematico di trigonometria piana e sferica tra i più accurati del Settecento italiano.
Il testo alterna parti teoriche e dimostrative a un’ampia sezione di “Praxis Trigonometrica”, con esempi pratici di applicazione nel calcolo delle altezze, delle distanze e delle coordinate geografiche, corredati da osservazioni di altimetria, longimetria e geodesia.
L’autore, Antonio Lecchio (1716–1788), gesuita e professore di matematica all’Università di Brera, formò generazioni di ingegneri e cartografi lombardi, contribuendo alla modernizzazione della didattica scientifica nell’ambito gesuitico.
La sua impostazione, basata su metodo euclideo e geometria pratica, prefigura l’approccio analitico che si diffonderà negli ultimi decenni del secolo.
Tra i capitoli più significativi:
- De Triangulis Rectangulis acutisque planis;
- De Trigonometria Sphaerica;
- De Altimetriae, et Longimetriae usu in re mensoria et nautica;
- Observationes practicas cum instrumentis Quadrantis et Semicirculi.
Apparato iconografico e tipografico
- Ritratto calcografico di Aloysius Centurioni S.J., eseguito con fine tratto e iscrizione entro cornice ovale.
- Tavola allegorica incisa autore non identificato (Vestigia hominum video), di gusto tardo barocco.
- Testatine e capilettera ornamentali.
- Figure trigonometriche incise nel testo: strumenti di misurazione, quadranti, edifici, torri e montagne utilizzati per illustrare problemi di altimetria.
Dedica e cornice storica
L’opera è dedicata ad Aloysius Centurioni, preposito generale della Compagnia di Gesù, come segno di appartenenza e di continuità nella tradizione scientifica gesuitica. Si colloca nel momento di massimo sviluppo della matematica applicata presso il Collegio di Brera, poi trasformato da Maria Teresa d’Austria nell’Osservatorio e nella Scuola Reale di Scienze esatte.
Confronto bibliografico e contesto scientifico
L’opera di Antonio Lecchio S.J. si inserisce nella grande tradizione gesuitica lombarda della matematica e della geometria pratica, sviluppata tra Milano, Brescia e Pavia nel corso del XVIII secolo.
Nel sistema formativo della Compagnia, la trigonometria rappresentava un punto d’unione tra filosofia naturale, meccanica e architettura civile e militare, in diretta continuità con le opere di Christoph Clavius, fondatore dell’insegnamento matematico nei collegi gesuitici.
Il Trigonometriae Theorico-Practicae di Lecchio (1756) anticipa — o più propriamente aggiorna — il corpus di trattati che nel corso del secolo definirono la moderna didattica scientifica italiana:
- le Institutiones Analyticae di Jacopo Riccati (Bologna, 1765–67), che introdussero il calcolo infinitesimale nel pensiero geometrico;
- la Philosophiae naturalis theoria redacta ad unicam legem virium in natura existentium di Ruggero Giuseppe Boscovich (Vienna, 1758), che integra l’approccio empirico con una visione unitaria delle forze naturali;
- il De motu aquarum e gli studi tecnici di Giovanni Battista Venturi e Giuseppe Zamberti, che proseguiranno la tradizione di geodesia sperimentale lombarda.
Rispetto a questi autori, Lecchio mantiene una posizione più didattico-sistematica: non introduce teorie nuove, ma struttura una metodologia di misura e osservazione di estrema chiarezza, fondata sull’esperienza diretta, la ripetibilità e la precisione numerica.
In questo senso, la sua opera è pienamente in linea con il razionalismo gesuitico di metà Settecento, che tendeva a rendere accessibile e praticabile la matematica pura attraverso esempi tratti dal mondo reale (misura delle torri, delle montagne, delle nubi, della distanza di corpi celesti).
Non a caso, le Observationes Altimetriae et Longimetriae costituiscono un raro esempio di didattica sperimentale pre-illuministica, destinata agli studenti di Brera, che avrebbero poi trovato in Boscovich un erede diretto.
Analisi iconografica della tavola allegorica “Vestigia hominum video”
La prima incisione allegorica del volume, collocata dopo l’antiporta con il ritratto di Aloysius Centurioni, reca la celebre iscrizione latina:
Vestigia hominum video (attribuita ad Arripe apud Diog. Laert.)
Descrizione fisica
Incisione calcografica in rame di incisore attivo nella prima metà del XVIII secolo, presente firma ma non identificata. Raffigura un filosofo o matematico barbogio — figura archetipica del sapiente antico, identificabile con Archimede o Talete — in abito classico, con libro sotto il braccio e compasso nella mano destra. Egli cammina sulla riva del mare, tracciando figure geometriche sulla sabbia (triangoli e cerchi), mentre sullo sfondo si scorge una nave in navigazione e un porto cittadino lontano.
Interpretazione simbolica
L’iscrizione “Vestigia hominum video” (“vedo le tracce degli uomini”) è una citazione erudita da Diogene Laerzio, attribuita a Aristippo di Cirene: quando, giunto su una spiaggia sconosciuta, egli scorse figure geometriche tracciate sulla sabbia, capì che lì abitavano uomini civilizzati, amanti del sapere.
La frase è divenuta un emblema della presenza della ragione e della scienza come segno dell’umanità.
In questa chiave, l’incisione diviene un manifesto del sapere matematico come impronta divina dell’intelletto umano: il mare rappresenta l’immensità della natura, la linea di costa la soglia tra il caos e l’ordine, e il gesto geometrico del saggio l’atto con cui l’uomo, attraverso la misura, conferisce forma e conoscenza al mondo.
L’associazione al trattato di trigonometria non è casuale: la scienza della misura degli angoli e delle distanze è, per Lecchio, la metafora stessa della relazione proporzionale tra uomo, terra e cielo.
L’opera visualizza quindi la missione dei matematici gesuiti: misurare il mondo per avvicinarsi a Dio attraverso la precisione della ragione.
Valore artistico e bibliologico
La tavola “Vestigia hominum video” è rarissima e spesso assente negli esemplari mutili o di ristampa. Il tratto è netto, luminoso, con forte chiaroscuro nelle nubi e nei panneggi — rivela l’influenza dei maestri tedeschi della calcografia gesuitica.
Essa costituisce una pagina d’arte e di filosofia scientifica, che apre il testo in chiave allegorica, anticipando il contenuto tecnico del volume con una meditazione visiva sulla conoscenza.
Sintesi iconologica
| Elemento | Significato |
| Filosofo con libro e compasso | Sapienza, unione di fede e ragione |
| Figure geometriche nella sabbia | Tracce della presenza umana e dell’ordine matematico nel mondo |
| Mare e nave | L’esplorazione, l’infinito, la ricerca |
| Città sullo sfondo | La civiltà illuminata dalla scienza |
| Iscrizione “Vestigia hominum video” | L’intelligenza come segno della divinità nell’uomo |




















