Calendarietto da barbiere I Pianeti – illustrazioni di Bonazzi, 1965
Titolo: I Pianeti. Illustratore: Bonazzi, firma riprodotta nelle tavole. Anno: 1965. Tipologia: calendarietto pubblicitario da barbiere o da negozio. Descrizione fisica: 16 pagine, con sette illustrazioni a colori dedicate ai pianeti e calendari mensili; formato chiuso circa mm 90 × 68. Stampatore: Grafiche Mignani Umberto, Bologna. Committenti indicati: «Ernani e Gino», con auguri di buone feste e omaggio dell’orario per negozio. Tecnica: stampa tipografica policroma in retino, verosimilmente offset. Confezione: fascicolo riunito mediante cordoncino serico azzurro, completo di doppia nappina. Stato: esemplare completo, complessivamente molto ben conservato, con contenuti segni d’uso e naturale sfrangiatura delle nappine.
Identificazione
Il calendarietto reca il titolo I Pianeti e fu distribuito alla fine del 1964 come omaggio augurale per l’anno 1965. La data è chiaramente indicata nella pagina dedicata ai primi tre mesi e trova conferma nella successione dei giorni: il 1º gennaio 1965 cadeva infatti di venerdì.
La pagina editoriale presenta la personalizzazione commerciale:
«Ernani e Gino – Augurano Buone Feste – Omaggio Orario per negozio».
L’indicazione, volutamente sintetica e confidenziale, è tipica dei piccoli esercizi che utilizzavano i calendarietti come strumento di fidelizzazione. È verosimile che Ernani e Gino fossero titolari di un salone da barbiere o di un’attività legata alla cura personale, ma in assenza di indirizzo o ragione sociale non è possibile identificarli con certezza.
In calce compare il responsabile della stampa:
«Grafiche Mignani Umberto – Bologna».
Il volume appartiene quindi alla produzione bolognese di calendarietti promozionali, piccoli almanacchi e stampati augurali personalizzabili destinati a barbieri e negozianti.
Il tema: i pianeti trasformati in pin-up
Le sette illustrazioni sviluppano il tema dei pianeti attraverso una lettura ironica e sensuale. Ogni corpo celeste è associato a una giovane donna in costume, inserita in una situazione che allude al nome, al carattere mitologico o alle tradizionali proprietà del pianeta.
L’astronomia non viene trattata scientificamente: costituisce il pretesto per una serie di variazioni grafiche nelle quali il linguaggio della pin-up si combina con fumetto, caricatura e simbolismo mitologico. Il risultato rispecchia perfettamente il carattere dei calendarietti da barbiere degli anni Sessanta, pensati per divertire il pubblico maschile senza oltrepassare i limiti dell’illustrazione ammiccante.
Le immagini presentano un tono giocoso, più vicino alla vignetta pubblicitaria e alla commedia cinematografica che all’erotismo esplicito. Le modelle, sorridenti e consapevoli della propria avvenenza, interagiscono con pianeti antropomorfi, piccoli personaggi, simboli zodiacali e attributi tratti dalla mitologia classica.
La copertina
La copertina mostra una giovane donna bruna distesa in biancheria bianca sopra una superficie sospesa nello spazio. Intorno a lei compaiono piccoli astri colorati e pianeti dotati di occhi, bocca ed espressioni umane.
Saturno, riconoscibile dall’anello, osserva la protagonista con atteggiamento incuriosito, mentre altri corpi celesti sembrano commentare la scena. Il fondo blu intenso, delimitato da pennellate volutamente irregolari, simula il cielo cosmico e crea un netto contrasto con la carnagione della figura.
Il titolo «I Pianeti» è stampato in rosso nella parte superiore. La firma Bonazzi, disposta verticalmente sul margine destro dell’immagine, identifica l’autore della serie, ma non permette di scioglierne con sicurezza il nome di battesimo. È pertanto corretto catalogare l’artista nella forma con cui firma l’opera, senza attribuzioni anagrafiche non documentate.
Mercurio
La tavola dedicata a Mercurio traduce in chiave moderna gli attributi dell’antica divinità. La giovane donna indossa un copricapo azzurro provvisto di piccole ali e regge una lettera sulla quale si legge «Auguri». Mercurio era infatti il messaggero degli dèi e, per estensione, il patrono dei viaggiatori, dei commerci e delle comunicazioni.
La figura, in abbigliamento da spettacolo, è seduta su un cavalletto di legno e appare pronta a rialzarsi dopo avere sistemato la scarpa. Sullo sfondo si intravede un vulcano fumante, probabilmente un’allusione al paesaggio mediterraneo e alla velocità con cui il messaggio deve attraversare territori lontani.
Il giallo brillante del fondo, l’azzurro-nero del costume e il rosso delle labbra costruiscono un’immagine immediata e teatrale. La tavola unisce la tradizione mitologica alla moderna iconografia della hostess, della ballerina e della ragazza pubblicitaria.
Venere
La rappresentazione di Venere è la più apertamente umoristica fra quelle fotografate. Una gigantesca donna bionda in bikini rosso emerge davanti a un cielo azzurro, mentre quattro uomini in miniatura tentano di raggiungerla da una fragile zattera.
La sproporzione delle figure traduce visivamente il potere della dea dell’amore: gli uomini sono ridotti a minuscoli adoratori, intenti a offrirle doni, a dipingere o semplicemente a contemplarla. La falce di luna inserita nel cielo rafforza l’atmosfera notturna e fantastica, anche se non possiede un rapporto astronomico diretto con il pianeta.
L’immagine combina pin-up, vignetta balneare e fantasia surreale. Il bikini rosso e il fondo blu producono un contrasto cromatico deciso, mentre le piccole figure maschili aggiungono una componente narrativa che invita l’osservatore a soffermarsi sui particolari.
Bonazzi illustratore
Bonazzi dimostra una buona padronanza dell’illustrazione commerciale. Le figure femminili sono costruite con un disegno anatomico sicuro, volti fortemente caratterizzati, pose dinamiche e una particolare attenzione alle acconciature e agli abiti.
Il suo stile deriva dalla tradizione internazionale della pin-up degli anni Quaranta e Cinquanta, ma la adatta al gusto italiano del boom economico. Le donne ricordano attrici, soubrette e protagoniste delle commedie balneari: sono moderne, sorridenti e inserite in situazioni ironiche.
Accanto alla parte pittorica compare un segno più rapido e caricaturale per i pianeti antropomorfi e i piccoli personaggi. Questa doppia maniera — realistica nella figura femminile, fumettistica negli elementi di contorno — costituisce una delle caratteristiche più interessanti della serie.
La firma dell’illustratore è chiaramente leggibile nelle immagini, ma le ricerche disponibili non consentono di ricostruirne con sufficiente sicurezza la biografia. Per una descrizione antiquaria rigorosa è preferibile evitare l’associazione con omonimi non documentati.
Tecnica di stampa e impaginazione
Le tavole sono riprodotte mediante stampa policroma a retino, probabilmente con procedimento offset. L’ingrandimento fotografico lascia percepire la trama tipografica nelle campiture della pelle, dei capelli e dei fondi colorati.
La gamma cromatica è volutamente limitata ma vivace: azzurro, blu scuro, rosso, giallo e tonalità rosate vengono combinati per ottenere il massimo effetto con un numero contenuto di passaggi di stampa. I fondi irregolari imitano la pennellata e conferiscono alle immagini un aspetto spontaneo.
Le pagine dei calendari sono impostate su un fondo azzurro chiaro. I mesi sono raccolti in tre colonne, con titoli rossi, festività evidenziate e indicazioni delle fasi lunari. Sotto i calendari compare una piccola vignetta ornamentale in nero, tratta da un repertorio iconografico astrologico.
La successione delle pagine alterna dunque:
- una tavola a colori;
- una pagina con tre mesi del calendario;
- ulteriori tavole e pagine tipografiche;
- la pagina augurale personalizzata.
Questa alternanza rende il fascicolo maneggevole e piacevole da sfogliare.
I calendarietti da barbiere negli anni Sessanta
Nel 1965 il calendarietto da barbiere era ormai un genere maturo. Rispetto agli eleganti almanacchi Liberty dei primi anni del secolo, le edizioni del dopoguerra adottavano spesso temi cinematografici, turistici, umoristici o moderatamente erotici.
Il loro successo dipendeva da una combinazione efficace: formato tascabile, immagini gradevoli, utilità del calendario e personalizzazione con il nome del commerciante. Erano distribuiti nel periodo natalizio e conservati durante l’anno, prolungando nel tempo il ricordo dell’esercizio che li aveva donati.
Le figure femminili costituivano uno dei soggetti preferiti. I calendarietti potevano essere esposti nel salone o portati a casa, diventando piccoli oggetti privati di collezione. La presenza del cordoncino e delle nappine richiamava ancora le raffinate confezioni dei primi decenni del Novecento, sebbene il linguaggio grafico fosse ormai quello della società dei consumi.
L’immaginario spaziale del 1965
La scelta dei pianeti non è casuale. Gli anni Sessanta furono dominati dalla corsa allo spazio e da una diffusa curiosità per satelliti, razzi e viaggi interplanetari. Nel 1965 le esplorazioni sovietiche e statunitensi occupavano regolarmente le prime pagine dei giornali; nello stesso anno la sonda statunitense Mariner 4 avrebbe trasmesso le prime fotografie ravvicinate di Marte.
Il calendarietto non affronta direttamente queste imprese, ma utilizza un immaginario divenuto familiare. Pianeti, stelle e sfondi cosmici vengono trasformati in una fantasia domestica e sorridente. Il tema scientifico si fonde con la mitologia classica e con la cultura popolare delle pin-up, dei fumetti e della pubblicità.
In questo senso I Pianeti è un piccolo documento della modernità italiana: conserva l’eco della corsa spaziale, ma la traduce nel linguaggio leggero e ammiccante del negozio di quartiere.
Completezza dell’esemplare
Il calendarietto è dichiarato completo delle 16 pagine e delle sette immagini. Tale consistenza è coerente con la struttura del fascicolo: copertina figurata, tavole interne, pagine contenenti i dodici mesi e pagina augurale personalizzata.
L’esemplare conserva inoltre il cordoncino serico azzurro con le due nappine. Questo particolare è importante perché i cordoncini venivano frequentemente recisi o perduti; molte copie presenti sul mercato ne sono oggi prive.
La personalizzazione «Ernani e Gino» non diminuisce il valore: costituisce anzi una testimonianza della reale destinazione commerciale del manufatto e della modalità con cui gli stampatori fornivano ai negozianti piccoli quantitativi adattati con nomi e messaggi augurali.
Stato dell’opera
Esemplare completo e in ottimo stato di conservazione generale. Le 16 pagine risultano presenti e solidamente riunite; le sette illustrazioni mantengono colori freschi, intensi e ben contrastati. I calendari sono nitidi e perfettamente leggibili.
Sono visibili soltanto lievi pieghe e ondulazioni, minimi segni di manipolazione e contenute irregolarità ai bordi e agli angoli. Non si osservano scritte, mancanze o strappi rilevanti nelle immagini fotografate.
Il cordoncino originale azzurro è presente e completo; le nappine mostrano naturale apertura e sfrangiatura delle fibre, più evidente in una delle due, ma conservano una buona consistenza. Nel complesso si tratta di una copia superiore alla media per completezza e freschezza.
Perché è interessante oggi
I Pianeti riunisce tre aspetti caratteristici degli anni Sessanta: la tradizione del calendarietto da barbiere, l’illustrazione pin-up e la suggestione popolare della corsa allo spazio. Le tavole di Bonazzi traducono la mitologia planetaria in una serie ironica, colorata e moderatamente sensuale.
Il fascicolo interessa il collezionismo di grafica pubblicitaria, pin-up italiane, ephemera commerciali, storia del costume e cultura popolare del dopoguerra. La firma dell’illustratore e l’indicazione dello stampatore bolognese ne permettono inoltre una catalogazione più precisa rispetto a molti calendarietti anonimi.
Perché è un acquisto consapevole
Si acquista un calendarietto originale del 1965, completo delle 16 pagine, delle sette immagini firmate Bonazzi e del cordoncino con nappine. La presenza della personalizzazione commerciale documenta la sua effettiva funzione di omaggio augurale.
I limitati segni del tempo sono chiaramente compatibili con un manufatto destinato all’uso quotidiano. La freschezza delle illustrazioni, il tema coerente e la completezza rendono l’esemplare rappresentativo della migliore piccola grafica popolare italiana degli anni Sessanta.










