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Carlo Darwin – Le diverse forme dei fiori in piante della stessa specie. – Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1884

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Pubblicato originariamente nel 1877, questo studio rappresenta il culmine delle ricerche botaniche di Darwin, collocandosi accanto a The Effects of Cross and Self Fertilisation, The Power of Movement in Plants e The Different Forms of Flowers sul piano di una sistematica analisi dell’impollinazione e dei meccanismi adattativi.

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Carlo Darwin

Le diverse forme dei fiori in piante della stessa specie. Traduzione italiana di Giovanni Canestrini e Lamberto Moschen

Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1884

Descrizione fisica e stato di conservazione

Brossura editoriale originale a stampa entro cornice decorativa. Esemplare con timbro e firma di antico proprietario al frontespizio, copertina con minimi segni del tempo ai margini (come tipico della fragile carta UTET), interno completamente intonso, molto fresco. Formato ampio tipico delle prime traduzioni italiane scientifiche dell’editore torinese.

Contenuto dell’opera

Quest’opera costituisce uno dei testi botanici più importanti di Darwin, dedicato al fenomeno oggi definito eterostilia, ovvero la presenza, all’interno della stessa specie, di differenti forme di fiori con diversa lunghezza di stimmi e stami. Darwin indaga a fondo le specie Primula, Linum, Lythrum e altre piante eterostile, dimostrando che tali differenze non sono semplici variazioni morfologiche, ma strategie riproduttive evolutive volte ad aumentare il successo dell’impollinazione e la variabilità genetica.

Il testo presenta un metodo rigoroso: osservazioni prolungate, incroci controllati, misurazioni sistematiche delle parti riproduttive e numerosi esperimenti di fertilizzazione. Le incisioni intercalate illustrano forme florali, differenti apparati riproduttivi e risultati sperimentali.

Significato scientifico

Pubblicato originariamente nel 1877, questo studio rappresenta il culmine delle ricerche botaniche di Darwin, collocandosi accanto a The Effects of Cross and Self Fertilisation, The Power of Movement in Plants e The Different Forms of Flowers sul piano di una sistematica analisi dell’impollinazione e dei meccanismi adattativi.

L’opera conferma uno degli elementi centrali del pensiero darwiniano: le strutture viventi non sono fisse, ma frutto di processi adattativi, risultato di pressioni selettive e vantaggi riproduttivi.

Il ruolo di Giovanni Canestrini e Lamberto Moschen

Questa traduzione è opera congiunta di Giovanni Canestrini, principale divulgatore italiano del darwinismo, e Lamberto Moschen, professore del Liceo di Palermo e raffinato interprete dei temi botanici e zoologici darwiniani. La presenza congiunta dei due studiosi garantisce una traduzione accurata, con forte attenzione ai termini tecnici, ai riferimenti sperimentali e alle note bibliografiche.

La scelta dell’UTET di pubblicare quest’opera in un formato ampio testimonia l’importanza crescente delle ricerche botaniche nell’ambito del corpus darwiniano e l’interesse italiano per la botanica evoluzionistica nel decennio 1877–1887.

Ricezione dell’opera in Italia

La botanica darwiniana ebbe particolare risonanza nel mondo accademico italiano, dove già Linneo era stato oggetto di ampia tradizione di studi. La dimostrazione darwiniana della funzione adattativa delle forme dei fiori suscitò un notevole interesse, specialmente tra i naturalisti delle università di Padova, Bologna e Torino. L’opera circolò rapidamente tra botanici, orticoltori e naturalisti, contribuendo alla piena accettazione del darwinismo nella comunità scientifica italiana.

La botanica darwiniana e il paradigma dell’“evoluzione vegetale”

Nel contesto dell’Ottocento scientifico, la botanica giocò un ruolo essenziale nella diffusa accettazione del paradigma evoluzionistico. Prima ancora che la zoologia accogliesse pienamente la selezione naturale, furono proprio le piante – con le loro infinite variazioni di fiori, apparati riproduttivi, movimenti e strategie di impollinazione – a fornire a Darwin un terreno privilegiato per dimostrare la plasticità delle forme viventi. La botanica ottocentesca, ancora saldamente radicata nella tassonomia linneana, venne profondamente trasformata dalle ricerche di Darwin su impollinazione, eterostilia, fecondazione incrociata, movimenti fogliari, e meccanismi di adattamento. Nacque così un nuovo paradigma, oggi definibile come “evoluzione vegetale”, secondo cui ogni carattere morfologico dei vegetali – lunghezza dei pistilli, proporzioni degli stami, posizione delle antere, movimenti eliotropici, risposta agli stimoli – veniva reinterpretato come esito di pressioni selettive e di strategie riproduttive raffinate. Questo approccio segnò uno scarto metodologico: non più una botanica descrittiva, ma sperimentale, fondata su incroci controllati, serie statistiche, variazioni misurabili, e osservazioni comparative. Le ricerche botaniche di Darwin influenzarono profondamente studiosi europei (Hildebrand, Müller, Naudin, Kerner von Marilaun) e divennero fondamenta della moderna biologia delle piante, anticipando genetica, ecologia vegetale e fisiologia evolutiva.

Le specie analizzate da Darwin nell’opera e il loro significato evolutivo

Nel testo, Darwin concentra la sua indagine su alcune specie emblematiche che manifestano forme differenti di fiori all’interno della stessa specie. Le Primule (Primula vulgaris, P. veris, P. officinalis) costituiscono l’esempio più celebre, dove le due forme – pin e thrum – differiscono nella lunghezza degli stili e degli stami, rendendo più efficace la fecondazione incrociata. Segue il genere Linum, in particolare Linum grandiflorum e Linum perenne, nel quale Darwin osserva un sistema analogo di dimorfismo sessuale dei fiori che favorisce la ricombinazione genetica. Estremamente rilevante è anche lo studio del genere Lythrum, soprattutto Lythrum salicaria, che presenta trimorfismo, ovvero tre differenti forme di fiori, ciascuna con un proprio set di organi riproduttivi in posizioni distinte. Questa condizione, complessa e perfettamente funzionale, rappresenta per Darwin un’evidenza potente a favore della selezione naturale come forza capace di modellare strutture riproduttive altamente specializzate. A queste si aggiungono numerose altre specie esemplificate – Oxalis, Hottonia, Narcissus, Pontederia – ciascuna portatrice di una variazione morfologica significativa. Le osservazioni comparative dimostrano che tali differenze non sono accidentali, ma rispondono a leggi evolutive che regolano la produzione del seme fertile, l’intervento degli impollinatori e la distribuzione delle varianti ereditarie. Attraverso queste specie, Darwin mostra come la diversificazione botanica sia il risultato di una lunga serie di adattamenti mirati a massimizzare il successo riproduttivo, offrendo uno dei fondamenti più solidi dell’evoluzionismo sperimentale.

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