Figure del Vecchio Testamento e del Nuovo Testamento
Damiano Marraff(i) — Giovanni di Tournes — 1554 e 1577
Esemplare completo in legatura seicentesca in pieno marocchino
Dati editoriali
Autore: Damiano Marraff(i) (Marassi), fiorentino
Titolo: Figure del Vecchio Testamento con versi toscani per Damian Marassi nuovamente composti et illustrate (1554) – Figure del Nuovo Testamento illustrate da versi vulgari italiani (1577)
Luogo di stampa: Lione – Stampatore: Giovanni (Jean) de Tournes – Date: 1554 e 1577
Edizioni: prime edizioni distinte, riunite in antico in un unico volume
Descrizione fisica
Volume in-16° (cm 11,5 × 16), composto da due opere complete:
1️⃣ Vecchio Testamento (Lione, 1554)
- 135 fogli non numerati
- Ritratto xilografico del Marraff(i) al verso del frontespizio
- 228 incisioni xilografiche nel testo
- Testo in versi toscani composti dall’autore
2️⃣ Nuovo Testamento (Lione, 1577)
- 52 fogli non numerati
- 95 incisioni xilografiche
- Brevi poesie di 8 righe poste sotto ciascuna incisione (volgare italiano)
Totale incisioni nel volume: 👉 323 xilografie (ritratto escluso)
Legatura: Magnifica legatura seicentesca in pieno marocchino maculato, dorso a nervi con ricche dorature floreali, tassello rosso con titolo, tagli spruzzati in rosso, piatti ben conservati, cerniere solide. Esemplare di alta conservazione e sicuramente da biblioteca nobile del XVII secolo.
Contenuti
Vecchio Testamento (1554)
Opera illustrata di grande importanza nella produzione di Jean de Tournes.
Ogni episodio biblico è rappresentato da una xilografia a mezza pagina, seguita da versi toscani di carattere didattico-devoto.
Copre gli episodi principali della storia ebraica: Genesi, Esodo, Giudici, Re, Paralipomeni, Salmi, Sapienziali, Libri di Ester, Giobbe, Ezechiele e molti altri.
Nuovo Testamento (1577)
Struttura identica, in forma più compatta ma più densa: episodi evangelici, Atti degli Apostoli, Apocalisse. Ogni xilografia seguita da stanza poetica in volgare di 8 righe. Opera destinata alla catechesi e alla devozione per immagini.
Apparato iconografico
Il ciclo figurativo è uno dei più completi e raffinati della produzione lionese del XVI secolo.
Caratteristiche:
- stile incisorio tipico della bottega dei Tournes
- forte chiaroscuro, composizioni dinamiche
- scene complesse, talvolta affollate, ma sempre leggibili
- ottimo stato d’impressione in questo esemplare
- rarissime le serie complete riunite in volume antico
Note di interesse – Storia Editoriale
- Jean de Tournes fu uno dei più innovativi tipografi del Rinascimento francese.
- Il progetto delle Figures univa arte, poesia e catechesi in una forma estremamente moderna per il Cinquecento.
- I versi di Marraff(i), fiorentino, sono tra le prime interpretazioni poetiche italiane di testi biblici pubblicate in Francia.
- Lione, in quegli anni, era uno dei centri editoriali più avanzati d’Europa.
- La presenza delle due opere riunite in legatura seicentesca è indice di un antico collezionismo nobiliare o ecclesiastico.
- L’esemplare reca un timbro rosso antico (XVIII sec.), indice di prestigiosa provenienza.
Provenienza
- Timbro rosso di raccolta francese (probabilmente XVIII secolo), presente sulle prime carte.
- Nota manoscritta antica in controguardia con il conteggio delle incisioni: elemento di grande interesse bibliologico.
Stato di conservazione
- Carte fresche, margini integri
- Carbonizzazione minima del tempo, fisiologica
- Xilografie generalmente nitide e ben impresse
- Legatura seicentesca ben preservata, solo minime usure ai bordi
- Volume solido e perfettamente completo
- Nessuna mancanza rilevante, qualche strappo ai margini bianchi è stato ben restaurato così come alcuni margini bianchi interessati da piccoli tarli sono stati sistemati, alcuni tenui aloni d’umidità a qualche pagina. Trattasi di esemplare sopra la media degli esemplari solitamente reperibili.
Jean de Tournes e la scuola lionese
Nel panorama dell’editoria europea del XVI secolo, la bottega di Jean de Tournes occupa un posto di assoluto rilievo per eleganza tipografica, raffinatezza artistica e spirito innovativo. Lione, in quegli anni, era uno dei principali centri culturali della Francia, crocevia di stampatori italiani, tedeschi e fiamminghi, e terreno fertile per la sperimentazione del libro illustrato. De Tournes seppe distinguersi grazie a una linea editoriale moderna, capace di fondere rigore umanistico e splendore visivo. Nei suoi volumi le xilografie non erano semplici ornamenti ma veri strumenti di comprensione, coordinate narrative che guidavano il lettore dentro il testo sacro o letterario. La collaborazione con artisti come Bernard Salomon portò alla creazione di cicli figurativi di inedita ricchezza, caratterizzati da un segno rapido e sottilissimo, modulato da un chiaroscuro serrato che conferisce alle scene un dinamismo tutto manierista. L’invenzione iconografica veniva trattata con un equilibrio raro: immagini dense, teatralmente composte, ma sempre leggibili, progettate per accompagnare il testo nel suo intento pedagogico. Il progetto delle Figures, articolato in due volumi separati dedicati al Vecchio e al Nuovo Testamento, fu una delle espressioni più complete di questa visione. Un editor come de Tournes, attento alla diffusione della cultura religiosa in forme nuove e accessibili, trovò nella struttura di questa serie un mezzo perfetto per coniugare fede, erudizione e arte figurativa. La ricchezza tecnica delle xilografie, la cura nella messa in pagina e la qualità della carta testimoniano la vocazione internazionale del suo atelier e il livello altissimo della scuola lionese, una delle punte più luminose della tipografia rinascimentale.
Damiano Marraff(i) / Marassi: identità e opera
La figura di Damiano Marraff(i), o Marassi, fiorentino attivo in Francia nella metà del Cinquecento, rappresenta uno di quei casi in cui una presenza secondaria nella storia letteraria rivela, a distanza di secoli, una sorprendente originalità. Poco si conosce della sua biografia, ma la sua produzione per la casa de Tournes testimonia la presenza di un autore pienamente inserito nei circuiti culturali transalpini e capace di adattare la tradizione poetica toscana a una finalità catechetica innovativa. Nei suoi versi, composti in un ottimo volgare toscano, Marraff(i) seppe coniugare semplicità comunicativa e armonia retorica: ogni stanza, quasi sempre di otto righe, è costruita come una breve meditazione biblica, pensata per accompagnare l’immagine senza replicarla, ma interpretandola e approfondendola. La sua scrittura, scorrevole e uniforme, mira a rendere i concetti del testo sacro chiari al lettore comune, secondo un progetto pedagogico che risente sia della tradizione italiana dei cantari religiosi sia della nuova sensibilità divulgativa che attraversava l’Europa del tempo. Lione, città di forti presenze italiane, rappresentò per Marraff(i) un luogo naturale in cui sviluppare questo equilibrio di lingue, forme e culture. La scelta di pubblicare testi poetici italiani in Francia dimostra che il pubblico europeo del XVI secolo apprezzava la musicalità e l’eleganza del toscano, riconosciuto come lingua letteraria anche al di fuori dei confini della penisola. L’opera di Marraff(i), oggi rarissima e poco studiata, conserva perciò un duplice valore: testimonia un momento precoce della poesia biblica in lingua volgare in ambito francese e rivela l’intensità degli scambi culturali fra Italia e Francia nella prima età moderna.
Le “Figures” come catechismo illustrato
La forza dell’opera risiede nella sua concezione programmatica: un vero e proprio catechismo per immagini, pensato per accompagnare la meditazione domestica, l’istruzione religiosa dei giovani e l’educazione nelle piccole comunità. Nel Cinquecento, periodo in cui la circolazione delle idee religiose era rapida e complessa, il libro illustrato divenne uno strumento privilegiato per comunicare i contenuti della Scrittura. Le Figure del Vecchio e del Nuovo Testamento nascono da questa esigenza: fornire un testo visivo capace di riassumere gli episodi salienti della storia sacra con un linguaggio immediato e fortemente comunicativo. Le immagini svolgono una funzione narrativa e dottrinale: ogni scena, costruita secondo criteri drammatici e simbolici, invita lo spettatore a entrare nella storia rappresentata e a coglierne la portata morale. I versi poetici posti sotto le xilografie agiscono come un ponte tra immagine e lettore, trasformando l’illustrazione in un’unità meditativa completa. Questa forma ibrida, a metà tra libro d’arte e strumento didattico, ebbe enorme successo nelle regioni dove la cultura figurativa era particolarmente viva, come la Francia, la Svizzera e i Paesi Bassi. Il carattere ecumenico del progetto, che non si schiera esplicitamente con una parte confessionale, permette all’opera di essere letta sia in contesto cattolico sia in contesto riformato, accentuando la sua importanza come oggetto di devozione privata. La combinazione tra poesia, immagine e narrazione biblica anticipa forme editoriali moderne e prefigura modalità comunicative che saranno sviluppate dai catechismi illustrati dei secoli successivi.
Analisi iconografica delle xilografie
Il ciclo xilografico delle Figures rappresenta una delle imprese figurative più vaste e coerenti della produzione lionese, e la qualità artistica delle incisioni è il risultato dell’incontro tra la scuola grafica francese e modelli manieristi d’area italiana e fiamminga. Le xilografie del Vecchio Testamento del 1554 sono generalmente attribuite alla cerchia di Bernard Salomon, uno dei più brillanti illustratori del Rinascimento francese, celebre per la finezza del tratto e per la capacità di concentrare interi episodi narrativi in composizioni dense e dinamiche. Le figure sono snelle, dai gesti eloquenti, immerse in scenari complessi ma sempre leggibili, costruiti con una prospettiva sicura e un uso sapiente del chiaroscuro. Le scene del Nuovo Testamento, pubblicate nel 1577, presentano un linguaggio figurativo più maturo e teatrale: i corpi sono più robusti, il chiaroscuro diventa più pronunciato, le architetture e i paesaggi acquistano una monumentalità che risente degli aggiornamenti stilistici della seconda metà del secolo. Le due serie, pur nate in momenti diversi, dialogano con una sorprendente armonia, perché condividono una comune grammatica visiva: movimenti ampi, emozioni chiaramente leggibili, una forte tensione narrativa. L’esemplare qui descritto conserva impressioni particolarmente nitide, segno di una tiratura alta di torchio, e permette di cogliere tutta la ricchezza delle linee incise, dalle trame minute dei tessuti alle architetture, dai paesaggi montuosi agli episodi più drammatici. Nel loro insieme, queste xilografie costituiscono un monumento dell’illustrazione biblica del Rinascimento, un repertorio figurativo che influenzò per decenni artisti, tipografi e miniatori.
































