Claudio Tolomei – De le lettere di M. Clavdio Tolomei, libri sette
In Vinegia, Appresso Domenico, & Cornelio de’ Nicolini, 1559
Descrizione bibliografica:
In 8° (cm 15,5 x 10); carte [296], [8] n.n. (compreso il registro finale); testo in corsivo con occasionali romanzi, grandi capilettera xilografici figurati; marca tipografica xilografica al frontespizio raffigurante figura allegorica tra due cariatidi entro cornice decorativa.
Legatura:
Legatura ottocentesca in piena pelle marrone, dorso decorato con piccoli ferri floreali dorati e tassello in marocchino rosso con titolo impresso in oro. Piatti lisci. Conservazione complessiva buona, con lievi usure al dorso e punte leggermente stanche.
Contenuto:
L’opera raccoglie un’ampia serie di lettere in volgare del senese Claudio Tolomei (1492–1556), umanista, filologo, poeta e vescovo di Curzola, figura eminente dell’ambiente culturale mediceo. Le lettere sono suddivise in sette libri e indirizzate a importanti interlocutori del tempo, tra cui spiccano letterati, mecenati, uomini di corte e studiosi. Le epistole affrontano temi letterari, linguistici, politici e culturali con stile elegante e vivace. Questa edizione, riveduta e arricchita rispetto alla prima apparsa nel 1547, si distingue per una più ampia selezione e per la cura tipografica.
Edizione:
Seconda edizione accresciuta (con “nuova aggiunta”), come dichiarato nel frontespizio. Stampata a Venezia dai Nicolini, attivi editori veneziani nella metà del XVI secolo.
Stato di conservazione:
Carte interne ben conservate, con testo nitido e margini ampi; leggere fioriture sparse. Frontespizio integro. Legatura solida, segni d’uso compatibili con l’età.
Nota tipografica:
Curioso doppio colophon: il frontespizio reca la data 1559, mentre il registro finale (con le segnature alfabetiche) è datato 1560 — circostanza non rara e spiegabile con il prolungarsi delle operazioni di stampa nell’arco di due anni consecutivi.
Rilevanza storico-letteraria:
Tolomei fu uno dei più importanti promotori del volgare come lingua nobile e duttile per la trattazione di ogni materia. In questo epistolario si manifesta la sua capacità di mescolare il tono colloquiale e arguto con un forte impegno civile e letterario, testimoniando le reti culturali del Rinascimento italiano.
🔎 Lettere particolarmente curiose nell’epistolario di Claudio Tolomei
L’opera De le Lettere di Claudio Tolomei non è solo una raccolta privata, ma un vero specchio della vita politica, culturale e linguistica del Cinquecento. Alcune lettere risultano particolarmente interessanti per contenuto, destinatari o tono:
- Lettera a Giovambattista Grimaldi (Libro I, Lettera I):
Già nell’esordio Tolomei riflette con tono affabile sul concetto di cortesia e sul valore dell’uso del volgare, prefigurando il tono umano e colto dell’intera raccolta. Si scusa con affettuosa eleganza per un presunto ritardo, offrendo uno spaccato del codice comunicativo rinascimentale. - Lettera a Pier Vettori (Piero Vettori):
Discussione sull’uso della lingua toscana e sulla sua “naturalità” rispetto alle altre parlate d’Italia. Tolomei si fa promotore della supremazia linguistica fiorentina, anticipando i dibattiti che confluiranno poi nella questione della lingua. - Lettera ad Agnolo Firenzuola:
Si distingue per ironia e arguzia. Tolomei loda con stile vivace l’arte della scrittura comica e la capacità di Firenzuola di mescolare diletto e dottrina. - Lettere dedicate a Paolo Manuzio:
Trattano di questioni tipografiche, editoriali e retoriche, e sono di grande interesse per la storia dell’editoria umanistica. - Lettera “contro i linguacciuti”:
Satira raffinata contro i pedanti e i polemisti, ricca di allusioni e gustosi aneddoti su “dotti da banco” e correnti linguistiche contrastanti.
Molte lettere sono pervase da spirito civile e dal gusto per la parola ben calibrata, tra invettiva bonaria, erudizione e sottile umorismo. L’epistolario diventa così un laboratorio letterario aperto, denso di spunti per la storia della lingua e del costume.












