Verati, Lisimaco (Giuseppe Pellegrini)
Della tirannide sacerdotale antica e moderna e del modo di fermarla… Quadro storico-filosofico.
Firenze, Felice Le Monnier, 1861
Volume in mezza tela novecentesca marrone con carte marmorizzate ai piatti, titoli su rettangolo al dorso, dimensioni (cm 12×19), pagine 524, (2). Condizione: qualche rara fioritura ma opera BUONA.
Lisimaco Verati (Giuseppe Pellegrini)
Della tirannide sacerdotale antica e moderna e del modo di fermarla… Quadro storico-filosofico
Firenze, Felice Le Monnier, 1861
Descrizione bibliografica
- Formato: in-8° (cm 12 x 19).
- Legatura: mezza tela novecentesca marrone con piatti in carta marmorizzata; titolo su rettangolo applicato al dorso.
- Pagine: 524, (2).
- Edizione: 1861.
Contenuto
Opera di carattere storico-filosofico e polemico, pubblicata sotto lo pseudonimo di Lisimaco Verati da Giuseppe Pellegrini. Il volume affronta il tema della “tirannide sacerdotale”, analizzandone le manifestazioni dall’antichità al tempo moderno e proponendo strumenti critici per contrastarne l’influenza.
Il testo riflette il clima culturale e politico del Risorgimento, segnato da un acceso dibattito sui rapporti tra potere temporale della Chiesa e nascente Stato unitario. Scritto con tono vigoroso e militante, l’opera si colloca nella tradizione dell’anticlericalismo liberale, unendo riferimenti storici, considerazioni filosofiche e intenti divulgativi.
Importanza dell’opera
Il libro testimonia il ruolo di Felice Le Monnier come editore del Risorgimento e la circolazione di testi polemici in un momento cruciale (1861: proclamazione del Regno d’Italia). È un documento prezioso della cultura laica e liberale che accompagnò la formazione dell’Italia unita, particolarmente raro a trovarsi sul mercato odierno.
Approfondimento critico: anticlericalismo e Risorgimento
La pubblicazione di Della tirannide sacerdotale antica e moderna nel 1861 va letta alla luce del particolare momento storico in cui uscì: la proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861) e il dibattito acceso sul ruolo del Papato e della Chiesa nello Stato unitario.
Anticlericalismo risorgimentale
Nel corso dell’Ottocento, soprattutto dopo le guerre d’indipendenza, si diffuse tra i liberali italiani una visione fortemente critica nei confronti del potere temporale dei papi e, più in generale, dell’influenza politica del clero. Questo atteggiamento – detto “anticlericalismo” – non era diretto contro la religione in sé, ma contro l’ingerenza ecclesiastica nella sfera civile, percepita come un ostacolo al progresso, alla libertà e all’unità nazionale.
Il ruolo della stampa
Gli editori, in particolare Felice Le Monnier a Firenze, ebbero un ruolo cruciale nella diffusione di questi testi, che univano ricerca storica, filosofia e polemica civile. Opere come quella di Pellegrini/Verati cercavano di dimostrare che la “tirannide sacerdotale” fosse una costante della storia, dall’antichità fino al presente, e che occorresse porvi un freno con istituzioni laiche e moderne.
Impatto politico e culturale
La pubblicazione del 1861 aveva un chiaro intento politico: rafforzare la convinzione che il nuovo Stato italiano dovesse nascere indipendente dall’autorità ecclesiastica, in linea con le posizioni di Cavour (“libera Chiesa in libero Stato”) e dei movimenti democratici più radicali.
Questi scritti contribuirono a formare una coscienza civile laica e ad alimentare il dibattito che avrebbe portato, pochi anni dopo, alla presa di Roma (1870) e alla fine del potere temporale dei papi.
Valore attuale
Oggi opere come questa sono testimonianze preziose per comprendere il pensiero anticlericale del Risorgimento e la dialettica tra religione e politica nell’Ottocento italiano. Il loro valore sta non solo nel contenuto dottrinale, ma anche nel ruolo che ebbero nella costruzione dell’identità culturale e politica dell’Italia unita.
Nota comparativa
Il tono anticlericale di Giuseppe Pellegrini (Della tirannide sacerdotale, 1861) si colloca in un filone diffuso della cultura risorgimentale, che trovò espressione anche in autori letterari e teatrali.
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Giovan Battista Niccolini, nelle tragedie Arnaldo da Brescia e Filippo Strozzi, denunciava l’ingerenza del potere ecclesiastico con il linguaggio allegorico del teatro, trasformando la scena in uno strumento politico.
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Francesco Domenico Guerrazzi, nei suoi romanzi storici come L’Assedio di Firenze, usava la narrativa popolare e appassionata per contrapporre l’eroismo patriottico alla corruzione clericale e tirannica.
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Pellegrini/Verati, al contrario, sceglie un approccio saggistico e filosofico, più vicino alla trattatistica politica, volto a dimostrare in termini razionali e documentari la continuità storica della “tirannide sacerdotale”.
In questo modo, se Niccolini e Guerrazzi cercavano di suscitare emozione e consenso popolare attraverso la letteratura e il teatro, Pellegrini si rivolgeva a un pubblico colto e liberale, proponendo un’argomentazione sistematica a sostegno della laicità dello Stato.
Stato di conservazione
Esemplare in buone condizioni: legatura solida, interno fresco con rare fioriture.
Nota
Volume raro e di interesse storico-politico, significativo per comprendere la letteratura anticlericale risorgimentale.








