Duprè, Giovanni
Pensieri sull’arte e ricordi autobiografici
Firenze, Successori Le Monnier, 1886
Descrizione fisica
Un volume in 8° piccolo (cm 12 × 18); pagine IX, (1), 459, (1).
Ritratto inciso dell’autore all’antiporta su disegno di B. Pagni, con firma facsimile “G. Duprè”.
Elegante legatura coeva in mezza pergamena con angolari e percallina marrone ai piatti, titoli e fregi dorati al dorso entro tassello rosso; tagli spruzzati.
Carte in ottimo stato, solo lievi e sporadiche fioriture.
Alla prima carta bianca, una nota manoscritta autografa d’epoca (1888) di carattere affettivo, redatta da un amico o familiare in occasione di un dono natalizio, che menziona l’artista stesso:
“Giovanni Duprè, nell’accingersi a regalare una copia di questi suoi Ricordi ad un suo nipote amatissimo, si augurava che da questo libro egli dovesse imparare ad amare l’arte ed il lavoro…”
(segue dedica datata “15 gennaio 1888” e firmata “Vittorio”)
Questa dedica, redatta due anni dopo la pubblicazione dell’opera, rappresenta un raro e toccante documento di ricezione postuma del testo, che già circolava come libro di formazione morale e artistica.
Contenuto e struttura
Pensieri sull’arte e ricordi autobiografici raccoglie le riflessioni di Giovanni Duprè (1817-1882), scultore toscano di fama internazionale, protagonista del romanticismo plastico italiano e autore del Caino, della Pietà di Santa Croce e del monumento a Cavour.
Pubblicato per la prima volta nel 1879, il volume unisce autobiografia, estetica e meditazione morale, con un tono intimo e filosofico che ne fece uno dei testi d’arte più letti del tardo Ottocento.
La quinta edizione, qui presente, fu l’ultima riveduta secondo le “ultime giunte e correzioni” indicate dall’editore Le Monnier, e rappresenta la forma definitiva dell’opera.
Valore e interesse
Testimonianza preziosa del pensiero estetico ottocentesco italiano, il volume di Duprè è insieme documento letterario e umano: vi si riflettono il sentimento cristiano dell’artista, la sua idea di bellezza come verità morale e la fede nella dignità del lavoro manuale.
La dedica manoscritta del 1888 ne arricchisce il valore storico e collezionistico, collegando direttamente il libro alla memoria viva dell’autore e alla sua influenza nel milieu artistico e familiare postumo.












