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Ferrucci Luigi Crisostomo – Lyristes… Panopea

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Luigi Crisostomo Ferrucci nacque a Lugo il 31 dicembre 1797 da Filippo Ferruzzi, proprietario terriero e da Violante Malerbi. Compì gli studi di umanità e retorica nel seminario vescovile di Faenza per frequentare poi l’università di Bologna, dove si laureò in utroque iure nel 1820. Vincenzo Monti lo giudicava fra i più dotti latinisti del secolo, e si diceva rapito dal valore e dalla gentilezza della sua Musa. Pubblicò sul Giornale arcadico poesie e scritti di argomento dantesco, fu in relazione con i più importanti classicisti di Romagna, fu amico personale di Costanza Monti e del marito Giulio Perticari, curò tra l’altro nel 1822 la prima edizione postuma dei trattati perticariani sulla lingua italiana.

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Ferrucci, Luigi Crisostomo
Aloisii Chrys. Ferruccii. Lyristes christianus seu odarum libri III. Carmen seculare.
Florentiae, Ex Typographeo Magni Ducis, 1851
Panopea, seu epistolarum libri II. Ars vitae. Epidiphnides, seu epigrammatum liber
Firenze, dalla Stamperia Granducale, 1851

Volume in 16° (cm. 10,5 x 16), pagine 286, 178, rarissima prima edizione per queste 2 opere di raccolte proposte in un solo volume. Brossura editoriale in carta leggera verde con titoli alla coperta e al dorso. Minimi segni del tempo, piccolo restauro al dorso dovuto alla leggerezza della brossura ma senza perdita alcuna, è buona copia da collezione.

 

Luigi Crisostomo Ferrucci nacque a Lugo il 31 dicembre 1797 da Filippo Ferruzzi, proprietario terriero e da Violante Malerbi. Compì gli studi di umanità e retorica nel seminario vescovile di Faenza per frequentare poi l’università di Bologna, dove si laureò in utroque iure nel 1820. Durante gli anni dell’università si dedicò anche a materie di argomento letterario ed antiquario, frequentò infatti corsi di lingua greca e di archeologia e latino. A partire dal 1824, insieme al fratello Michele, cambiò il proprio cognome adottando la forma toscanizzata Ferrucci e accreditando l’ipotesi di discendere dalla omonima famiglia fiorentina che contava tra i suoi membri anche l’eroe della battaglia di Gavinana, Francesco Ferrucci. Nel 1836 riuscì ad ottenere per sé e per la sua famiglia la cittadinanza toscana e l’iscrizione nei ruoli della nobiltà locale. A Lugo fu per breve tempo insegnante di lingua latina presso il liceo “Trisi”, poi bibliotecario della Comunale fino al 1827; dal 1827 al 1831, insegnante di eloquenza a Pesaro, su invito del confaloniere pesarese.

La residenza in zone periferiche e la numerosa famiglia (si sposò con Matilde Verlicchi nel 1823 ed ebbe ben undici figli) non gli impedirono di raggiungere una precoce fama nell’ambiente dei classicisti romagnoli e degli “Arcadi romani”, grazie alla buona conoscenza dei classici e alla sua copiosa vena di verseggiatore sia in latino sia in italiano. Vincenzo Monti lo giudicava fra i più dotti latinisti del secolo, e si diceva rapito dal valore e dalla gentilezza della sua Musa. Pubblicò sul Giornale arcadico poesie e scritti di argomento dantesco, fu in relazione con i più importanti classicisti di Romagna, fu amico personale di Costanza Monti e del marito Giulio Perticari, curò tra l’altro nel 1822 la prima edizione postuma dei trattati perticariani sulla lingua italiana.

Pubblicò inoltre tre raccolte di iscrizioni (Inscriptionum fasciculus, Pesaro 1831, Faenza 1849, Imola 1867), due libri di epistole metriche, tre di odi, epigrammi e carmi vari (riuniti in gran parte nel volume Lyristes christianus…, Firenze 1852), raccolte di Poesie minori, Firenze 1856, e di Electa carmina, Lipsia 1872, sette volumetti di favole in latino, usciti a Imola e a Torino, tra il 1867 e il 1876, oltre ad una miriade di versi sparsi ed opuscoli e ad una consistente collaborazione a quotidiani e giornali letterari: l’Album di Roma, l’Imparziale di Faenza, il Romagnolo di Ravenna, gli Opuscolireligiosiletterarj e morali di Modena.

Costretto a pubblicare a proprie spese lavori che non avevano poi circolazione nel commercio librario, si affannò per quasi tutta la vita alla ricerca di un protettore che gli garantisse una qualsiasi attività retribuita rispondente alle sue aspirazioni di letterato. Nel 1842 fallì il tentativo di ottenere una cattedra di eloquenza presso il liceo di Ravenna, fallirono i tentativi per un posto di archivista presso il granduca di Toscana (1864) e di direttore del liceo di Pistoia (1854). Né ebbe successo quando papa Pio IX lo invitò a Roma nel 1855, nominandolo professore del collegio filologico alla Sapienza e scrittore della Biblioteca Vaticana: la prima carica era meramente onorifica, la seconda scarsamente retribuita.  Nel 1857 fu chiamato a dirigere le biblioteche Medicea Laurenziana e Marucelliana e si stabilì a Firenze, città che considerava come una seconda patria, anche in virtù delle presunte origini toscane della sua famiglia. Con l’avvento del governo provvisorio toscano nel 1859 conservò la direzione della Biblioteca Laurenziana, ma gli fu sottratta quella della Marucelliana (con conseguente drastica riduzione economica) e la sua posizione si fece ancora più precaria dopo la riduzione, nel 1873, della Laurenziana a biblioteca di terza classe.

Trascorse gli ultimi anni di vita isolato ed estraneo all’ambiente culturale fiorentino, anche se non gli mancò la possibilità di conoscere ed eventualmente di allacciare relazioni con uomini di fama o regnanti stranieri in visita alla Laurenziana. Non venne mai meno alla sua vena poetica ed ancora nel 1877, anno della sua morte, dette alle stampe, a Imola, venti Epistolae satyricae, seguite da altri componimenti in latino. Morì suicida a Firenze il 19 agosto 1877.

 

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