Francesco Zoppis
La Domodossola di Alessandro Giozza
Ornavasso, Tipografia Saccardo Carlo & Figli s.n.c., 1977
Descrizione bibliografica
Volume in formato cm 27 x 21, pagine 125, (5).
Monografia dedicata all’opera pittorica di Alessandro Giozza, contenente 30 tavole illustrate a colori e in bianco e nero, ciascuna accompagnata da una breve nota tematica. L’opera esplora i luoghi più caratteristici del centro storico domese attraverso la sensibilità pittorica dell’artista.
Legatura
Brossura editoriale in cartone pesante con illustrazione a colori alla coperta superiore; titolo anche al dorso.
Contenuto
Il volume raccoglie un’ampia selezione di dipinti e studi dell’artista, in particolare:
- Vedute del centro storico di Domodossola (Piazza Mercato, vicoli, portici, case antiche).
- Paesaggi urbani interpretati con una tavolozza calda e materica.
- Scene animate da figure, che donano profondità narrativa alle architetture.
- Alcuni dipinti eseguiti in bianco e nero, di forte sintesi chiaroscurale.
Le immagini allegate mostrano chiaramente lo stile di Giozza: pennellata morbida, atmosfere leggermente malinconiche, attenzione alle luci e alla patina storica degli edifici, restituiti con un senso di quieta intimità.
Stato di conservazione
Buona copia.
Inquadramento critico
Alessandro Giozza si inserisce nella tradizione pittorica ossolana del Novecento, caratterizzata da un forte legame identitario con le architetture della città e con i paesaggi del territorio. Come altri artisti locali — tra cui Crivelli, Bacenetti, Fornara, Ragozza — Giozza dedica particolare attenzione alle atmosfere quotidiane di Domodossola, recuperando scorci, case antiche, tetti e vedute che oggi rappresentano preziosa memoria visiva.
La monografia di Zoppis valorizza questa sensibilità, restituendo un ritratto organico dell’artista e offrendo al lettore un itinerario pittorico attraverso la città, visto con gli occhi di uno dei suoi interpreti più affezionati.
Alessandro Giozza – Nota biografica
Alessandro Giozza (Domodossola, 1895 – 1974) è una delle figure più rappresentative della pittura ossolana del Novecento. Formatosi in un ambiente culturale vivace, profondamente legato alla tradizione locale ma attento alle evoluzioni dell’arte italiana del secolo, Giozza sviluppò un linguaggio personale centrato sul paesaggio urbano e montano. La sua produzione si distingue per la capacità di cogliere le atmosfere intime della città e delle valli circostanti: tetti innevati, vicoli silenziosi, case di pietra, stagioni che mutano in un dialogo costante con la luce.
La sua pittura, costruita attraverso pennellate pastose e tonalità calde, non ricerca l’effetto descrittivo, bensì l’essenza dei luoghi: la memoria affettiva della Domodossola popolare, dei suoi quartieri antichi, dei gesti quotidiani. La figura umana appare talvolta come presenza discreta, integrata nel paesaggio, quasi un’ombra che attraversa il tempo più che lo spazio.
Artista schivo e coerente, espose soprattutto in ambito locale e regionale, ma fu molto apprezzato da critici e collezionisti per la sua capacità di mantenere un legame autentico con la cultura figurativa alpina. Dopo la morte, la sua opera è stata più volte riscoperta attraverso studi, monografie e mostre dedicate.
Giozza nella pittura ossolana del Novecento – Inquadramento critico
La pittura ossolana del Novecento si caratterizza per un forte radicamento territoriale: paesaggio, memoria e identità alpina costituiscono il nucleo tematico comune a molte personalità dell’area. In questo contesto, Giozza occupa una posizione peculiare, poiché si pone come interprete privilegiato della Domodossola storica, dei suoi quartieri antichi, delle sue architetture popolari e degli scorci meno celebrati ma più vissuti.
Rispetto ai grandi maestri ossolani come Carlo Fornara, con la sua ricerca divisionista e luministica, o come Enrico Cavalli, più legato al simbolismo tonale, Giozza rappresenta la linea di una pittura affettiva, narrativa e atmosferica, meno proiettata verso le avanguardie e più verso la custodia di un patrimonio visivo destinato a scomparire con la modernizzazione urbana.
La sua opera svolge così una funzione quasi documentaria, ma filtrata da uno sguardo poetico:
- il colore, corposo e materico, aderisce alla struttura degli edifici e delle stagioni;
- la luce, spesso diffusa o invernale, crea una sospensione temporale che è cifra ricorrente nella pittura alpina;
- le figure, quando presenti, emergono come parte della quotidianità: mercati, mestieri, donne al lavoro, uomini in cammino.
Per questi motivi, Giozza è oggi considerato un tassello fondamentale nella narrazione visiva dell’Ossola, un pittore che ha restituito dignità artistica ai luoghi della vita comune e alla memoria della città.















