Giovanni Boccaccio – Contes de Bocace, traduzione di Antoine Sabatier de Castres – Paris 1801
Boccaccio, Giovanni [Jean Bocace] – Sabatier De Castres, Antoine,
Contes de Bocace; traduction nouvelle, augmentée de divers Contes et Nouvelles en vers imités de ce Poëte célèbre, par La Fontaine, Passerat, Vergier, Perrault, Dorat et autres; et enrichie de Notes historiques sur les principaux personnages que Bocace a mis sur la scène, et sur les usages observés dans le siècle où il vivoit.
Paris, chez Poncelin, imprimeur-libraire, rue du Hurepoix n° 17, An X [1801-1802].
Undici volumi, cm 20,5 × 12,7. Paginazione dell’esemplare: vol. I, XX, 276 pp.; II, 223, (1); III, 247, (1); IV, 282, (2); V, 267, (1); VI, 269, (1); VII, 202, (2); VIII, 259, (1); IX, 323, (1); X, XXVII, (1), 248; XI, 414 pp. Corredo iconografico eccezionalmente ricco: 11 frontespizi incisi e 121 tavole fuori testo, per complessive 132 incisioni, comprendenti i ritratti di Boccaccio e Jean de La Fontaine. Elegante legatura uniforme coeva in mezza pergamena, dorsi lisci interamente decorati in oro, titoli BOCACE – DÉCAMÉRON, numerazione dei tomi e data; al piede ferro araldizzante dorato con corona e leone rampante. Ai dorsi antiche etichette ovali cartacee di collocazione manoscritta. Esemplare completo, ben legato, con ampi margini e tavole in buone impressioni.
L’edizione
La data va precisata rispetto al semplice “1801”. L’indicazione rivoluzionaria An X comprende infatti parte del 1801 e del 1802, e le immagini dell’esemplare mostrano esplicitamente frontespizi incisi recanti 1802 nei volumi successivi, tra cui VI e X. La Biblioteca Nacional de España registra correttamente l’intera edizione come An X – 1801[-1802].
Si tratta della grande edizione Poncelin in undici volumi della versione francese curata da Antoine Sabatier de Castres, già apparsa in forma precedente nel 1779. Il titolo parla di traduction nouvelle, ma la bibliografia francese ottocentesca chiarisce che il lavoro di Sabatier è sostanzialmente una revisione e modernizzazione della storica traduzione di Antoine Le Maçon, adattata al gusto francese settecentesco e arricchita da materiali ulteriori. La prima redazione di Sabatier era uscita anonima nel 1779; l’edizione Poncelin rappresenta la sua più ampia e sontuosa riproposta illustrata.
Antoine Sabatier de Castres (1742-1817), critico, giornalista e traduttore, fu figura ben riconoscibile della cultura francese tardo-settecentesca, autore fra l’altro del celebre Les Trois Siècles de la littérature françoise. La Bibliothèque nationale de France ne documenta anche l’attività di traduttore dall’italiano.
Il contenuto
L’opera supera deliberatamente i confini del Decameron inteso come semplice traduzione. Alle novelle boccacciane vengono affiancati racconti e componimenti francesi che dalla tradizione di Boccaccio derivano o che a essa vengono ricondotti, firmati da La Fontaine, Passerat, Vergier, Perrault, Dorat e altri, insieme a note storico-erudite dedicate ai personaggi e ai costumi del Trecento.
Questa impostazione è particolarmente significativa: Boccaccio viene presentato al pubblico francese non soltanto come classico italiano, ma come capostipite di una genealogia europea della novella, capace di arrivare fino a La Fontaine e alla narrativa galante francese. Non casualmente il volume X dell’esemplare si apre con un bel ritratto inciso di Jean de La Fontaine, firmato Rigaut pinx. e Depréelle sculp., datato 1802.
Il primo volume reca invece, dopo il frontespizio figurato, un raffinato ritratto di Boccaccio laureato, entro cornice allegorica con putti, maschere, libri e attributi delle arti, seguito dalla Vie de Bocace. L’apparato editoriale possiede quindi una struttura programmatica: biografia, ritratto, testo e immagini concorrono a trasformare la raccolta in una vera edizione storico-letteraria illustrata.
Le 132 incisioni
È questo il punto di maggior rilievo bibliografico dell’esemplare. Le immagini permettono di documentare materialmente un corredo di 11 frontespizi incisi + 121 tavole fuori testo. All’interno delle 121 tavole sono compresi i due ritratti di Boccaccio e La Fontaine: ne derivano 119 tavole narrative + 2 ritratti + 11 frontespizi = 132 incisioni complessive.
Questa configurazione trova un confronto particolarmente autorevole nell’esemplare attualmente descritto da Maggs Bros., anch’esso composto da 11 frontispizi, 2 ritratti e 119 tavole, cioè esattamente 132 incisioni. Maggs osserva inoltre come tale dotazione superi il numero-base indicato da Reynaud nel supplemento a Cohen-De Ricci, circostanza importante perché la consistenza iconografica degli esemplari di questa edizione presenta variazioni.
Il nucleo figurativo discende dalla celebre illustrazione progettata da Hubert-François Gravelot per il Décaméron parigino con falso luogo di Londra del 1757. La Library of Congress conserva addirittura 115 disegni preparatori di Gravelot per quella impresa editoriale. Per l’edizione Poncelin molte composizioni furono ridotte e reincise, spesso in controparte, da nuovi incisori; la bibliografia specialistica segnala inoltre composizioni nuove appositamente realizzate per questa edizione.
I frontespizi sono tradizionalmente descritti come inediti, su invenzioni di Monnet e Brunet. Cohen-De Ricci, n. 162, costituisce il riferimento bibliografico classico; cataloghi specialistici precisano che il gruppo principale delle figure riprende le invenzioni di Gravelot del 1757.
Artisti e incisori
Le fotografie consentono di andare oltre la descrizione generica dell’apparato. Nel primo frontespizio figurato si leggono chiaramente le responsabilità Gravelot del. – Delvaux sculp.; altre tavole recano firme quali Gravelot inv., Cochin sculp., De Monchy sculp., A. Delvaux sculp., Depréelle sculp.. Il ritratto di La Fontaine reca Rigaut pinx. – Depréelle sculp..
Il libro è quindi anche un piccolo museo dell’incisione libraria francese fra Rococò e primo Neoclassicismo. Le scene sono costruite con l’eleganza teatrale propria dell’illustrazione settecentesca: interni domestici, episodi amorosi, avventure galanti, paesaggi e scene movimentate sono tradotti in rame con un segno minuto e narrativamente assai efficace.
Il rapporto con Gravelot è particolarmente significativo. L’edizione francese del 1757-1761, alla quale l’iconografia si ricollega, è considerata una delle imprese illustrate più riuscite del Settecento e comprendeva, oltre alle tavole, contributi figurativi di Gravelot, Boucher, Eisen e Cochin. L’edizione Poncelin trasferisce quell’eredità figurativa nell’età post-rivoluzionaria, rendendola disponibile in un nuovo formato e con nuove matrici.
La legatura
Particolarmente felice è la conservazione degli undici volumi nella medesima legatura coeva. I dorsi in pergamena chiara, lisci e uniformemente decorati, presentano un fitto campo geometrico dorato, titoli, tomaison in numeri romani, data e un piccolo ferro figurato al piede riconducibile a un motivo araldizzante con corona e leone.
La lunga sequenza degli undici dorsi produce ancora oggi un notevole effetto decorativo e restituisce la raccolta nella sua concezione originaria di grande serie letteraria. Le piccole etichette ovali cartacee manoscritte applicate ai dorsi costituiscono antiche marche di collocazione libraria; non identificano da sole una biblioteca precisa, ma documentano la precedente appartenenza del complesso a una raccolta organizzata.
Particolarmente importante è l’omogeneità materiale: undici tomi di un’opera illustrata di oltre due secoli conservati insieme, in legatura contemporanea e con un apparato figurativo così esteso hanno un interesse collezionistico assai superiore a una serie ricomposta o a volumi sciolti.
L’esemplare e la sua completezza iconografica
La presenza di 132 incisioni effettivamente riscontrate merita di essere messa in primo piano nella vendita. La bibliografia e il mercato mostrano infatti descrizioni estremamente variabili: si incontrano copie con 107 figure, altre con 118, 119 o quantità maggiori; alcuni cataloghi distinguono i ritratti dai frontespizi, altri li inglobano nel conteggio generale. Un catalogo d’asta del 2022 descrive per esempio una copia con 11 frontispizi, 2 ritratti e 119 incisioni fuori testo, esattamente la configurazione complessiva del presente esemplare.
Non siamo dunque davanti a una generica copia degli Contes de Bocace, ma a un complesso iconograficamente molto ricco e bibliograficamente significativo, nel quale le illustrazioni sono parte essenziale dell’interesse dell’edizione.
Perché è interessante oggi
Questa edizione documenta un passaggio culturale particolarmente fertile: Boccaccio attraversa il Settecento francese e giunge all’età napoleonica filtrato dall’estetica di Gravelot e dalla tradizione narrativa di La Fontaine. È contemporaneamente un classico della letteratura europea, un’importante testimonianza della fortuna francese del Decameron e una vasta galleria dell’illustrazione narrativa fra XVIII e XIX secolo. Il rapporto fra testo italiano, rielaborazione francese e cultura figurativa rende l’insieme interessante per il bibliofilo, lo storico dell’arte, lo studioso di traduzione e il collezionista di libri illustrati.
Perché è un acquisto consapevole
Il vero elemento discriminante è questo specifico esemplare: 11 volumi uniformi, legatura coeva, 132 incisioni, due ritratti, undici frontespizi e 119 tavole narrative. Il mercato presenta frequentemente serie incomplete, tavole mancanti o legature posteriori; perfino esemplari oggi offerti da librai specializzati presentano difetti strutturali. La completezza iconografica e l’omogeneità della veste rendono quindi questa copia decisamente più interessante di una comune edizione testuale del Decameron.


























