Girolamo Ruscelli
Del modo di comporre in versi nella lingua italiana, trattato di Girolamo Ruscelli, nuovamente ristampato. Nel quale va compreso un pieno et ordinatissimo Rimario…
In Venetia, appresso Gio. Battista et Melchior Sessa Fratelli, 1563 [ma senza data al frontespizio]
Descrizione bibliografica
In 16° (cm 15,5 × 10,5); carte (16), pagine 866 numerate; testo in carattere romano e corsivo su due colonne. Frontespizio con bella marca tipografica xilografica dei Fratelli Sessa (il Pegaso rampante entro cornice barocca).
Legatura coeva in piena pergamena rigida con autore manoscritto al dorso. Tagli spruzzati.
Stato di conservazione buono, con fisiologiche tracce d’uso e alcune antiche annotazioni manoscritte (“Vecchius 612”, “Vincer tual”) al frontespizio. Esemplare integro e genuino.
Contenuto dell’opera
Il trattato Del modo di comporre in versi si articola in due ampie sezioni, distinte ma strettamente correlate:
- Parte teorica e normativa, in cui Ruscelli espone con chiarezza le regole fondamentali della versificazione italiana, offrendo un repertorio di norme metriche, retoriche e stilistiche per comporre correttamente secondo l’uso dei grandi autori del Tre e Quattrocento (Dante, Petrarca, Boccaccio).
- Rimario ordinatissimo, vero e proprio repertorio lessicale e poetico, in cui i lemmi sono ordinati secondo le desinenze finali per facilitare la ricerca delle rime. Accanto ai termini, Ruscelli fornisce commenti, spiegazioni semantiche ed esempi d’uso, anche tratti da grandi poeti.
L’opera ha dunque una doppia funzione:
- didattica, destinata ai giovani poeti o agli “accademici” dilettanti che frequentavano i cenacoli culturali del tempo;
- strumentale, come prontuario poetico da consultare nella pratica della composizione in versi, utile tanto in ambito amoroso quanto encomiastico e spirituale.
Finalità e impostazione
Il trattato si propone di normare e codificare l’uso della lingua volgare nella poesia, in linea con l’orientamento bembano.
Ruscelli, pur dichiarandosi vicino a Bembo, adotta un atteggiamento più pragmatico e aperto, accogliendo anche vocaboli ed espressioni di uso popolare o regionale, purché funzionali all’armonia metrica e alla coerenza stilistica.
Interessante è l’accento posto non solo sull’imitazione dei classici, ma anche sulla consapevolezza stilistica del poeta, che deve saper giudicare e scegliere il termine più adatto al contesto, evitando tanto la rima banale quanto l’oscurità eccessiva.
L’autore: Girolamo Ruscelli (Napoli, c. 1500 – Venezia, 1566)
Figura di spicco della cultura editoriale cinquecentesca, Ruscelli fu letterato, alchimista, geografo, traduttore e organizzatore culturale. Dopo essersi trasferito da Napoli a Roma e infine a Venezia, si legò all’ambiente tipografico più avanzato dell’epoca.
Nel 1540 fondò a Venezia l’Accademia della Fama, sodalizio di letterati ispirato al modello delle accademie toscane, ma più aperto a contributi sperimentali.
Collaborò strettamente con la tipografia dei Fratelli Sessa, per i quali curò molte edizioni, anche scientifiche e filosofiche.
Fra le sue opere più celebri, oltre al presente trattato, si ricordano:
- Secreti del reverendo donno Alessio Piemontese (1561), pseudobiblia alchemico-medica di grande successo europeo;
- Geografia di Tolomeo (1561), da lui curata e aggiornata con nuove mappe;
- Lettere di uomini illustri e antologie poetiche in volgare.
La sua attività si colloca all’incrocio tra umanesimo, scienza e divulgazione, e riflette la vitalità della Venezia tipografica del secondo Rinascimento.
Rilevanza storica e fortuna
Il Modo di comporre in versi fu un testo largamente diffuso e ristampato nel corso di tutto il XVII secolo. Costituì per generazioni di poeti una guida sicura per la scrittura in volgare e rappresenta una delle più compiute espressioni del gusto normativo dell’epoca.
Si affianca a testi coevi come:
- Giulio Cesare Scaliger, Poetices libri septem (1561)
- Antonio Sebastiano Minturno, De poeta (1559)
- Torquato Tasso, Discorsi dell’arte poetica (1570 circa)
Ruscelli fu apprezzato anche per la chiarezza espositiva e l’atteggiamento più inclusivo rispetto a certi rigorismi accademici














