Il mito di Giove e Io da Metamorfosi di Ovidio, Tavola 16, Anno 1615
Attribuita alla cerchia di Hendrick Goltzius, fine XVI – inizi XVII secolo.
Tavola 16 dalla serie delle Metamorfosi di Ovidio
Attribuita alla cerchia di Hendrick Goltzius, fine XVI – inizi XVII secolo.
Raffinata incisione manierista tratta dalla celebre serie dedicata alle Metamorfosi di Ovidio, raffigurante uno degli episodi più celebri e drammatici del mito di Giove e Io. La scena rappresenta il momento in cui Giove, sorpreso dall’arrivo della gelosa Giunone, tenta di nascondere la ninfa Io trasformandola in una candida giovenca.
Nella parte centrale della composizione compare Io ancora in sembianze umane, colta nell’istante della metamorfosi, mentre il dio Giove la trattiene e cerca di sottrarla allo sguardo della moglie divina. Sul lato sinistro, entro un’apertura luminosa tra le nubi, si osserva la giovenca bianca che simboleggia la trasformazione compiuta, mentre in alto appare Giunone sospettosa, accompagnata dal carro e dagli attributi regali. L’atmosfera teatrale, quasi cavernosa, accentua il senso di colpa e di tensione narrativa.
L’incisione mostra pienamente i caratteri del manierismo fiammingo legato alla cerchia di Hendrick Goltzius: anatomie vigorose, pose concitate, panneggi agitati e un magistrale intreccio di tratteggi che modella luce e profondità con straordinaria perizia tecnica. Di particolare fascino il contrasto tra l’oscurità della scena principale e la finestra luminosa dove compare la giovenca, espediente visivo che sottolinea il momento della metamorfosi.
Iscrizione:
“Iuppiter Inachiden densa caligine furatus,
Iuno sui sensit furta petulca viri.
Quod deus advertens, Io sub imagine vaccae
occuluit, quae post de bove facta dea est.”
Traduzione:
“Giove rapì la figlia di Inaco avvolgendola in una fitta nube,
e Giunone si accorse degli audaci tradimenti del marito.
Accortosi di ciò, il dio nascose Io sotto forma di giovenca,
lei che in seguito da vacca fu trasformata in dea.”
Incisione attribuita alla bottega di Hendrick Goltzius o realizzata da un incisore anonimo su suo disegno, eseguita intorno al 1589 come parte della serie dedicata alle Metamorfosi di Ovidio e ristampata nei decenni successivi; il presente esemplare appartiene a una tiratura nella quale alcune tavole recano impressa in lastra la data 1615.
Foglio di dimensioni ca. cm 29,5 × 26,5; impronta della lastra ca. cm 17,8 × 25,4. Carta vergata antica con filigrana coeva a conferma dell’originalità. Buona conservazione generale con normali segni del tempo e leggere ondulazioni marginali della carta.









