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Johann Ulrich Bilguer – Samuel Auguste David Tissot – Sopra l’inutilità dell’amputazione de’ membri… – Venezia, Antonio Graziosi, 1771

750,00  615,00 

Rarità bibliografica intonsa, nella quale il Bilguer espone la sua tesi rivoluzionaria riguardo l’inutilità dell’’amputazione degli arti, trattasi molto probabilmente della prima edizione italiana, edizione che non compare nei principali repertori (OPAC SBN, ICCU, WorldCat, NUC, Wellcome), l’opera è arricchita da un ex-libris che appartiene a una famiglia storicamente significativa e che ne certifica una provenienza di altissimo fascino collezionistico.

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Johann Ulrich Bilguer – Samuel Auguste David Tissot
Sopra l’inutilità dell’amputazione de’ membri…  

Venezia, Antonio Graziosi, 1771

Titolo completo: Sopra l’inutilità dell’amputazione de’ membri del signor Giovanni Ulrico Bilguer chirurgo generale delle Armate Prussiane. Traduzione dalla lingua Latina in Francese del Sig. Tissot socio della Reale Accademia di Londra; della Medico Fisica di Basilea, della Società Economica di Berna, ec. Ec. Ec. Arricchita dal medesimo d’una Prefazione e di molte Annotazioni. Opera che va in seguito agli Avvertimenti al Popolo dello stesso . Dedicata all’illustrissimo Signore Il Sig. Giovanni Menini Celebre Professore di Chirurgia.

In-8° (cm 13 × 20); pp. XII, 98.

Legatura coeva in cartonato d’aspetto, perfettamente conservata, con cuciture originali visibili e tagli non rifilati: esemplare intonso, condizione di assoluto pregio per un’edizione veneziana del Settecento destinata all’uso pratico. Ex-libris nobiliare inciso “E. Malan de Merindol – Deus Arx Mea” applicato alla seconda di coperta. Carte robuste, frische, margini larghi; lievissime fisiologiche ossidazioni sparse ma complessivamente stato eccezionale. Grande copia da collezione.

L’opera si apre con la Prefazione di Tissot, che spiega le ragioni della traduzione dal latino e ne illustra l’importanza per la chirurgia contemporanea. Testo ben impresso e impaginato con chiarezza, senza errori tipografici rilevanti. La presenza della dicitura FINE all’ultima pagina e la perfetta corrispondenza con l’indice preliminare confermano la completezza dell’esemplare, indipendentemente dai differenti computi paginali riscontrabili nelle edizioni posteriori.

Contenuto e struttura dell’opera

Il volume presenta:

  • Traduzione italiana della versione francese curata da Tissot, tratto dal latino dell’originale di Bilguer.
  • Estesa prefazione di Tissot, che contestualizza il dibattito medico sulla chirurgia militare.
  • Numerose annotazioni integrate dal traduttore, spesso più ampie del testo base.
  • Una serie di sezioni numerate di carattere pratico e teorico riguardanti:
    • il trattamento delle ferite da arma da fuoco;
    • le necrosi e putrefazioni degli arti;
    • le tecniche di medicazione e disinfezione;
    • gli argomenti di Bilguer contro l’amputazione come pratica chirurgica di routine.

Importanza dell’opera

L’opuscolo di Bilguer — qui nella primissima stampa italiana — rappresenta una delle pietre miliari della chirurgia illuministica. La sua tesi rivoluzionaria sosteneva che l’amputazione degli arti non dovesse più essere una procedura reflex e sistematica, ma solo l’ultima risorsa. Questa posizione andava in netto contrasto con la prassi chirurgica del XVIII secolo, specialmente nell’ambito militare, dove l’amputazione era vista come quasi inevitabile in caso di gravi ferite.

Il prestigio di Tissot, medico di fama europea, contribuì potentemente alla diffusione dell’opera, che tuttavia rimane rarissima nella sua edizione veneziana, destinata ai pochi chirurghi italiani che seguivano con attenzione il rinnovamento medico proveniente dalla Prussia e dalla Svizzera.

Provenienza

L’esemplare presenta il bellissimo ex-libris xilografico “E. Malan de Merindol – Deus Arx Mea” (firmato GIUFFALDI). Una provenienza nobiliare colta e selettiva, che aggiunge ulteriore valore e interesse collezionistico all’opera.

Rarità bibliografica

Questa edizione non compare nei principali repertori (OPAC SBN, ICCU, WorldCat, NUC, Wellcome), se non con indicazioni frammentarie relative ad altre stampe o a edizioni parzialmente diverse. Il dato più rilevante è la discordanza nei computi paginali delle altre edizioni note, mentre il tuo esemplare è palesemente integro e strutturalmente perfetto.

È dunque ragionevole affermare che:

  • si tratta molto probabilmente della prima edizione italiana completa,
  • in stato di magnifica conservazione,
  • e di altissima rarità, al punto che sembra non essere mai transitata sul mercato moderno.

Cenno storico: Bilguer e la rivoluzione contro l’amputazione

Johann Ulrich Bilguer (1720–1796), chirurgo generale dell’esercito prussiano, maturò la sua posizione dopo l’esperienza devastante della guerra dei Sette Anni. Egli sosteneva che l’amputazione immediata causasse più morti che benefici e che la priorità dovesse essere:

  1. stabilizzazione del paziente,
  2. controllo dell’infezione,
  3. ricostruzione progressiva,
  4. valutazione mirata prima di prendere decisioni irreversibili.

La sua dottrina contribuì a trasformare la chirurgia militare europea avvicinandola a un approccio più razionale, meno sanguinoso e più attento alla conservazione della vita e della funzione dell’arto. Tissot, traducendo e diffondendo il testo, lo rese accessibile a un pubblico più vasto.

Analisi dell’ex-libris E. Malan de Merindol

  1. Aspetti materiali e tecnici

L’ex-libris è una xilografia originale (si vede chiaramente dal tratteggio verticale e dalla forza delle zone nere, tipiche del legno inciso), firmata GIUFFALDI nell’angolo inferiore sinistro. Il tratto è netto, incisivo, costruito con un chiaroscuro deciso, caratteristico della xilografia italiana della prima metà del Novecento.

Il foglio è applicato con cura e senza ritagli, segno di una provenienza nobiliare attenta alla conservazione dei propri volumi.

  1. Composizione iconografica

L’immagine presenta:

Una fortezza castellata posta su uno sperone di roccia

Il castello, rappresentato con torri merlate, corpo centrale e camminamenti interni, richiama:

  • la fortificazione difensiva alto-medievale;
  • il simbolo della forza, della protezione e dell’autorità;
  • l’idea di un dominio territoriale radicato.

Il castello su rupe è un tema araldico tipico delle famiglie legate a territori montani o a feudi fortificati.

Lo scudo araldico alla base della composizione

Lo scudo è collocato frontalmente, poggiato sulla roccia, a indicare che l’arme sostiene simbolicamente l’intero dominio rappresentato dal castello.

Dallo screenshot si riconoscono:

  • tre gigli (due sopra e uno sotto), tipico simbolo della tradizione francese o di famiglie di origine provenzale;
  • un capo addestrato (parte superiore dello scudo) con un piccolo castello semplificato.

Questi elementi confermano un’origine franco-provenzale della famiglia Malan de Merindol.

Ornamenti esterni dello scudo

Il casco con elmo piumato poggia direttamente sullo scudo, senza lambrecchini appariscenti: segno di una nobiltà semplice ma antica, probabilmente vicina alla piccola aristocrazia territoriale.

  1. Il motto: DEUS ARX MEA

Il motto latino DEUS ARX MEA significa:

“Dio è la mia roccaforte” / “Dio è la mia rocca”

È un motto di ascendenza biblica (salmo 31 e salmo 18) spesso usato da famiglie:

  • di confessione protestante,
  • legate alla tradizione ugonotta o valdese,
  • discendenti da gruppi nobili rifugiatisi in Piemonte o in Svizzera.

Questo è molto significativo.

  1. Identificazione della famiglia: i Malan de Mérindol

L’indicazione E. Malan de Merindol permette un’identificazione piuttosto precisa.

La famiglia Malan è uno dei nuclei più antichi della comunità valdese. Il ramo “de Mérindol” richiama la storica località di Mérindol in Provenza, patria dei valdesi perseguitati nel XVI secolo e poi dispersi fra Francia, Svizzera e Piemonte.

Numerosi membri della famiglia Malan furono:

  • pastori riformati,
  • medici colti,
  • studiosi e scrittori,
  • figure note nella storia valdese.

Il motto Deus arx mea è effettivamente attestato in vari documenti araldici relativi alla diaspora ugonotta.

Dunque l’ex-libris apparterrebbe a un esponente:

  • colto,
  • di origine protestante,
  • legato alle tradizioni franco-provenzali,
  • probabilmente medico, pastore o studioso,
  • vissuto tra fine XIX e inizi XX secolo.
  1. L’autore dell’ex-libris: GIUFFALDI

La firma GIUFFALDI rimanda con ottima probabilità al xilografo Giovanni Giuffaldi (attivo tra anni 1920–1940), specializzato in:

  • ex-libris a soggetto araldico,
  • xilografie dense e riccamente ombreggiate,
  • temi architettonici e simbolici.

Le sue opere sono oggi ricercate dai collezionisti di ex-libris, e molte furono commissionate da famiglie nobili o borghesi colte dell’Italia settentrionale.

  1. Rarità ed eleganza dell’ex-libris

Questo ex-libris possiede tre elementi di particolare pregio:

  1. È xilografico, quindi non una semplice stampa litografica o tipografica.
  2. È personalizzato araldicamente, quindi commissionato appositamente dal possessore.
  3. Appartiene a una famiglia storicamente significativa, legata alla cultura riformata e alla diaspora valdese.

In un volume medico del Settecento sulla chirurgia militare, un ex-libris di questo livello costituisce una provenienza di altissimo fascino collezionistico.

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