Lo sposalizio de’ Gatti
Opera da ridere dove s’intendono gli ardenti amori di Burchia Graffioni con Bicchio Mangia Lucignoli
Prato, Tipografia Vannini, 1846
Opuscolo in 8° piccolo (cm 17 × 12), pp. 16. Timbro circolare di prestigiosa collezione fiorentina con motto “De his non gustabit Asinus”.
Descrizione
Raro e delizioso libretto umoristico toscano di metà Ottocento, stampato su carta rustica, a margini integri e barbe naturali, caratterizzato da una vivace vena burlesca e da un linguaggio popolareggiante di chiara tradizione pratese–fiorentina. L’opuscolo narra in versi l’assurda e comica storia d’amore tra due gatti antropomorfizzati—Burchia Graffioni e Bicchio Mangia Lucignoli—figure simboliche e macchiettistiche della satira di costume locale. Ben conservato, con minima fisiologica usura e suggestivo timbro di provenienza nobile/erudita sulla prima pagina.
Contenuto
Poemetto giocoso in più parti, costruito come parodia dei componimenti sentimentali e cavallereschi. L’autore ignoto mette in scena i “sponsali” tra due felini-personaggio, insistendo su equivoci, accenti farseschi, gelosie, rivalità e piccole disavventure che culminano nel banchetto nuziale e in una conclusiva “arietta francese” dal tono apertamente caricaturale. Il ritmo metrico irregolare, la sintassi popolare e le immagini volutamente eccessive collocano l’opera nella tradizione dei libretti d’occasione umoristici prodotti in Toscana tra primo e secondo Ottocento.
Nota storica sulla Tipografia Vannini di Prato
La Tipografia Vannini fu attiva a Prato nella prima metà dell’Ottocento e si distinse per una produzione che alternava opere di carattere amministrativo e religioso a un vasto repertorio di libretti popolari, poemetti burleschi, componimenti d’occasione, canzonette e testi teatrali destinati al consumo locale. L’attività dei Vannini si inserisce nel vivace tessuto tipografico toscano preunitario, caratterizzato da piccole botteghe artigiane capaci di soddisfare le esigenze culturali, ufficiali e ludiche della popolazione urbana. Le loro edizioni, generalmente stampate su carta semplice ma resistente, si riconoscono per la linearità compositiva, per le cornici tipografiche ornamentali e per un gusto che oscilla tra il rustico e il popolare. La produzione umoristica – fra cui “Lo sposalizio de’ Gatti” – testimonia l’interesse del pubblico per la poesia giocosa, le satire di costume e le narrazioni parodiche che circolavano soprattutto nelle fiere, nei mercati e tra i lettori di estrazione artigiana e borghese. Oggi le pubblicazioni di Vannini sono ricercate perché rappresentano una fonte rara per la storia della letteratura popolare toscana e della tipografia minore ottocentesca.
Significato del motto latino nel timbro: “De his non gustabit Asinus”.
Il motto De his non gustabit asinus può essere tradotto come:
«Di queste cose l’asino non gusterà»,
oppure, con tono più idiomatico: «A tali cose l’asino non arriva».
Si tratta di un’espressione erudita e ironica che allude al fatto che solo i raffinati, gli studiosi o i conoscitori possono apprezzare certe opere o certi contenuti, mentre chi è “asinus” — in senso figurato, l’ignorante — non ne è degno né capace. È un motto che compare talvolta in ex libris di bibliofili toscani e fiorentini dell’Ottocento, e indica una provenienza colta, probabilmente parte di una collezione caratterizzata da gusto per la rarità tipografica, per l’umorismo letterario e per le stampe minute.
Rarità e interesse
Le edizioni Vannini di Prato di carattere popolare—specie quelle satiriche o poetico-burlesche—sono oggi difficili da reperire, perché stampate in tirature ridotte e destinate al consumo effimero. Questo esemplare, completo, marginoso e con timbro collezionistico di pregio, costituisce un raro superstite di quella micro-letteratura locale che documenta gusti, umorismi e forme testuali dell’Italia preunitaria.










