Saggio di lavori tipografici presentato dalla Reclusione Militare del Regno d’Italia alla Esposizione Universale di Vienna dell’anno 1873
Savona, Tipografia della Reclusione Militare, 1873
Raro e affascinante volume in folio, di cm 24 × 31, composto da 2 carte bianche iniziali, 18 carte stampate esclusivamente al recto e 2 carte bianche finali, elegantemente conservato in legatura coeva in mezza pergamena con piatti rivestiti di carta marmorizzata. Il frontespizio, riccamente decorato mediante fregi tipografici policromi, reca il titolo Saggio di lavori tipografici presentato dalla Reclusione Militare del Regno d’Italia alla Esposizione Universale di Vienna dell’anno 1873 e l’indicazione editoriale «Savona, Tip. Reg. Militare, 1873». Le carte propongono testi morali, civili, storici, letterari e patriottici di Cesare Beccaria, Vincenzo Monti, Cesare Cantù, Baldassarre Castiglione, Fulvio Testi e altri autori o compilatori indicati soltanto mediante cognome o iniziali. Ciascun componimento è inserito entro una diversa cornice ornamentale, realizzata mediante complesse combinazioni di fregi modulari e numerose impressioni a colori. L’opera conserva notevole freschezza cromatica e buona nitidezza tipografica; lievi segni del tempo, compatibili con la natura e l’età del manufatto. Copia completa, genuina e di grande interesse storico, tecnico e documentario.
L’esemplare non è un semplice volume di lettura, ma un vero campionario dimostrativo dell’arte tipografica, concepito per documentare il livello tecnico raggiunto dalle officine della Reclusione Militare di Savona. Ogni carta è impressa soltanto sulla facciata anteriore, lasciando il verso bianco: una scelta propria dei saggi destinati a mettere in evidenza la qualità della composizione, la varietà dei caratteri, la precisione della registrazione cromatica e l’ampiezza del patrimonio ornamentale disponibile.
La Reclusione Militare di Savona e la rieducazione attraverso il lavoro
Il volume rappresenta una testimonianza eccezionale delle politiche di disciplina, correzione e formazione professionale sviluppate nel giovane Regno d’Italia. La Reclusione Militare di Savona, ospitata nel complesso fortificato del Priamar, accoglieva soldati condannati per infrazioni alle leggi penali militari e li impiegava in differenti attività produttive.
La pubblicazione spiega che il deposito principale appariva al visitatore non semplicemente come luogo di pena, ma come un grande stabilimento industriale nel quale centinaia di reclusi erano occupati nella tipografia, nei laboratori tessili e nelle officine di sartoria, falegnameria, lavorazione del ferro, lattoneria, materasseria e calzoleria. Il lavoro era destinato sia alla produzione degli stampati e dei registri necessari alle amministrazioni dell’Esercito sia alla preparazione di materiali e oggetti di corredo militare.
L’idea espressa nelle pagine è tipicamente ottocentesca: la disciplina e l’apprendimento di un mestiere avrebbero dovuto contrastare l’ozio, correggere la condotta e preparare il militare detenuto a rientrare nell’Esercito e nella società con capacità professionali e senso del dovere rinnovati.
La pubblicazione assume pertanto il valore di manifesto delle concezioni penitenziarie e pedagogiche dell’Italia postunitaria, pur dovendo essere letta entro il linguaggio paternalistico e moralizzatore proprio delle istituzioni del tempo.
Un’opera destinata all’Esposizione Universale di Vienna
La scelta di presentare il volume all’Esposizione Universale di Vienna del 1873 rivela la volontà dello Stato italiano di mostrare alla comunità internazionale non soltanto i progressi dell’industria nazionale, ma anche l’organizzazione delle proprie istituzioni militari e correttive.
L’Esposizione viennese fu una delle grandi vetrine mondiali del progresso tecnico e produttivo ottocentesco. Vi parteciparono governi, industrie, manifatture, scuole professionali e istituzioni pubbliche, ciascuno desideroso di rappresentare la propria capacità organizzativa e il proprio livello di modernizzazione.
Il campionario savonese costituiva dunque un manufatto di rappresentanza. Attraverso l’eleganza delle pagine, la complessità delle cornici e l’accuratezza della stampa policroma, la Reclusione Militare intendeva dimostrare come un’officina interna a un istituto di pena potesse raggiungere risultati paragonabili a quelli delle migliori tipografie civili.
La sua destinazione espositiva spiega anche il carattere non commerciale dell’opera e rende plausibile una produzione limitata; tuttavia, in mancanza di documentazione archivistica, non è possibile indicarne responsabilmente la tiratura.
L’arte tipografica come esercizio di precisione
Le diciotto carte stampate costituiscono una dimostrazione sistematica delle possibilità offerte dalla composizione tipografica ottocentesca.
Ogni pagina presenta una soluzione decorativa autonoma, ottenuta mediante l’impiego di fregi ornamentali, bordure, caratteri di varia grandezza, elementi geometrici e floreali, nastri, catene, rosette, intrecci e piccoli motivi modulari ripetuti. Le cornici non sono semplicemente stampate in un unico colore, ma costruite mediante più passaggi successivi, necessari per ottenere la compresenza di azzurro, verde, rosa, rosso, arancio, viola, bruno e grigio.
La corretta sovrapposizione dei colori richiedeva una notevole precisione nel posizionamento del foglio e nella registrazione delle diverse forme tipografiche. Anche piccoli scarti avrebbero compromesso la simmetria e la leggibilità dell’ornato. L’opera documenta quindi non soltanto il possesso di un ricco assortimento di caratteri e fregi, ma anche l’abilità tecnica degli addetti alla composizione, all’inchiostrazione e alla stampa.
Le pagine alternano cornici geometriche, composizioni floreali, strutture a reticolo e decorazioni che imitano ricami, passamanerie e intrecci tessili. Alcuni motivi sembrano volutamente richiamare il lavoro manuale e le arti applicate praticate negli altri laboratori della Reclusione.
Dal punto di vista bibliologico, il volume può essere considerato un autentico repertorio delle risorse tipografiche presenti nelle officine militari italiane negli anni Settanta dell’Ottocento.
I testi scelti e il loro programma morale
L’apparato testuale non è casuale. Le pagine riuniscono brani letterari, riflessioni morali, testi patriottici, meditazioni religiose e componimenti dedicati all’onore, al coraggio, alle difficoltà della vita, alla disciplina e alla morte.
La selezione svolge una duplice funzione. Da un lato fornisce ai tipografi materiali di diversa struttura – prosa continua, versi, titoli brevi, citazioni e componimenti solenni – sui quali esercitare differenti forme di composizione. Dall’altro costruisce un programma educativo destinato ai reclusi e al pubblico dell’Esposizione: il lavoro, l’obbedienza, l’onore militare, il dominio di sé e la redenzione morale diventano i temi ideali dell’intero campionario.
Cesare Beccaria e il testo «Dei duelli»
Fra gli autori più significativi compare Cesare Beccaria, rappresentato da un estratto dedicato ai duelli. Il brano riflette sull’origine di questa pratica e sul rapporto fra onore individuale, opinione pubblica e insufficienza della legge nel proteggere la reputazione personale.
La scelta di Beccaria assume un valore particolare in una pubblicazione prodotta all’interno di un istituto penale militare. Il grande illuminista milanese, autore di Dei delitti e delle pene, viene utilizzato per sostenere una riflessione sulla prevenzione del delitto e sulla responsabilità di chi provoca l’offesa che conduce allo scontro.
La pagina si conclude con l’idea che il mezzo più efficace per prevenire il duello consista nel punire l’aggressore e nel riconoscere l’innocenza di chi sia stato costretto a difendere il proprio onore. Il testo risulta quindi coerente con il programma dell’opera: correggere la falsa concezione del valore militare e sostituire alla violenza privata la disciplina della legge.
Vincenzo Monti e «Ultimo addio di Luigi XVI»
La poesia Ultimo addio di Luigi XVI, firmata da Vincenzo Monti, offre una pagina di forte intensità patetica e una delle più raffinate prove di composizione poetica dell’intero campionario.
Il testo immagina le ultime parole del sovrano francese condannato a morte, rivolte alla moglie, alla sorella e soprattutto al figlio. Il re invita il giovane erede a ricordare il padre, a coltivare la virtù, a non aspirare al trono e a perdonare coloro che lo hanno condotto al supplizio.
L’interesse tipografico della pagina risiede nella disposizione centrata dei versi e nella cornice complessa che li racchiude. Il contenuto, invece, esalta il dominio delle passioni, la dignità davanti alla morte e il perdono verso i nemici: valori che il programma morale della Reclusione poteva proporre come esempi di forza interiore.
«Onori militari», a firma di Grassi
Il testo intitolato Onori militari, sottoscritto semplicemente Grassi, introduce direttamente il tema dell’etica delle armi e del significato autentico dell’onore.
La firma costituita dal solo cognome non permette, allo stato attuale, un’identificazione certa dell’autore. Per rigore bibliografico è quindi opportuno conservarla nella forma presente nella stampa, senza attribuirla a una specifica personalità non documentata.
La presenza di questo brano è tuttavia perfettamente coerente con la destinazione del volume. In un ambiente di reclusione militare, il concetto di onore non poteva ridursi al prestigio esteriore o alla semplice reputazione: doveva essere ricondotto alla disciplina, alla lealtà, al rispetto della legge e al corretto adempimento dei doveri del soldato.
Cesare Cantù: «Le difficoltà»
Il brano Le difficoltà, firmato da Cesare Cantù, propone una riflessione sul valore educativo degli ostacoli e delle prove della vita.
Cantù, storico, letterato e moralista fra i più prolifici dell’Ottocento italiano, fu autore particolarmente adatto alla formazione scolastica e popolare. La sua prosa, accessibile e costruita intorno a esempi morali, veniva frequentemente impiegata in antologie e libri di lettura.
Nel contesto del campionario, Le difficoltà assume una funzione evidente: invita a non considerare gli ostacoli come una condanna definitiva, ma come occasioni per esercitare la volontà, la pazienza e la perseveranza. Il messaggio si rivolge idealmente ai detenuti, chiamati a trasformare la pena e il lavoro quotidiano in un percorso di correzione.
Cesare Cantù: «L’Italia»
Un secondo testo di Cesare Cantù, intitolato L’Italia, introduce la dimensione nazionale e patriottica.
Nel 1873 l’Unità politica italiana era ancora recente. Un’opera destinata a rappresentare il Regno d’Italia in un’esposizione internazionale non poteva quindi prescindere da un richiamo all’identità nazionale, alla storia comune e alla responsabilità dei cittadini verso il nuovo Stato.
La scelta di Cantù consente di collegare il patriottismo alla conoscenza storica e alla moralità civile. L’Italia non è soltanto una realtà geografica o politica, ma una comunità costruita attraverso memorie, tradizioni, sacrifici e doveri condivisi.
In un istituto militare, il testo assumeva anche una funzione disciplinare: ricordare ai reclusi che il servizio nell’Esercito era legato non soltanto all’obbedienza gerarchica, ma all’appartenenza alla nazione.
Cesare Cantù: «La croce»
Il terzo testo attribuito a Cesare Cantù, La croce, porta nel campionario una più esplicita dimensione religiosa.
La croce viene proposta quale simbolo di dolore, sacrificio, espiazione e speranza. La sua presenza accanto ai testi sull’onore, sulla patria e sul coraggio mostra come il programma morale della Reclusione unisse valori militari e civili a una concezione cristiana della pena e della redenzione.
Il brano poteva essere letto dal detenuto come invito a sopportare la prova, riconoscere le proprie colpe e intravedere nella sofferenza disciplinata una possibilità di cambiamento. Per il pubblico dell’Esposizione, attestava invece l’orientamento morale e religioso dell’istituzione.
«L’estremo vale», carme firmato B. G.
Il componimento L’estremo vale, definito carme e sottoscritto con le sole iniziali B. G., sviluppa il tema del congedo definitivo, della morte e della memoria.
La sigla non consente un’attribuzione sicura. Deve pertanto essere registrata diplomaticamente come B. G., evitando scioglimenti non sorretti da fonti.
Il titolo utilizza il termine latino vale, formula di saluto e commiato, attribuendo al testo un tono solenne e funerario. La scelta di un componimento di tale natura arricchisce il ventaglio espressivo del volume e permette una composizione tipografica diversa rispetto alle pagine di prosa.
Nel programma educativo dell’opera, il pensiero della morte assume il valore di richiamo alla responsabilità morale e alla transitorietà degli onori terreni.
«Coraggio vero», di Baldassarre Castiglione
Il testo Coraggio vero, attribuito a Baldassarre Castiglione, introduce una distinzione fondamentale fra autentica fortezza d’animo e semplice temerarietà.
Castiglione, autore del Libro del Cortegiano, aveva elaborato un ideale umano fondato sull’equilibrio fra valore, prudenza, cultura, dominio di sé e decoro. La scelta di un suo brano appare particolarmente significativa in un contesto militare, perché propone una concezione del coraggio lontana dall’impulsività e dalla violenza incontrollata.
Il vero coraggio non consiste nell’esporsi inutilmente al pericolo né nel reagire per orgoglio, ma nel saper governare la paura e le passioni, agendo secondo ragione e giustizia.
La pagina dialoga idealmente con il testo di Beccaria sui duelli: entrambi contestano una nozione deformata dell’onore e sostituiscono alla prova violenta una virtù fondata sull’autocontrollo.
Fulvio Testi e «A Carlo Duca di Savoia nel 1600»
Il componimento A Carlo Duca di Savoia nel 1600 è attribuito a Fulvio Testi. La forma “Fluvio Testi” deve essere considerata un semplice lapsus di trascrizione: il poeta e diplomatico modenese è infatti noto come Fulvio Testi.
La poesia appartiene alla tradizione encomiastica e politico-civile del Seicento. L’indicazione di Carlo, duca di Savoia, richiama l’universo delle corti italiane, della diplomazia e delle ambizioni militari che caratterizzarono l’età barocca.
Nel contesto del campionario del 1873, il testo permetteva di evocare una pagina della storia dinastica sabauda, particolarmente significativa per il Regno d’Italia, la cui casa regnante discendeva appunto dai duchi di Savoia.
La scelta assume quindi un valore storico e politico: collega la tradizione letteraria seicentesca alla dinastia che aveva guidato il processo unitario e che rappresentava ufficialmente l’Italia all’Esposizione di Vienna.
Un’antologia civile, militare e religiosa
Considerati nel loro insieme, i testi formano una piccola antologia costruita intorno a nuclei tematici ben riconoscibili.
Beccaria affronta il rapporto fra legge, onore e violenza privata; Castiglione definisce la natura del vero coraggio; Cantù propone le difficoltà come esercizio morale, celebra l’Italia e interpreta la croce quale simbolo di sacrificio; Fulvio Testi introduce la memoria sabauda; Monti rappresenta il perdono e la dignità davanti alla morte; Grassi richiama gli onori militari; il carme firmato B. G. sviluppa il motivo dell’estremo commiato.
Questa articolazione dimostra che il campionario non fu composto soltanto scegliendo testi adatti alla stampa. I brani furono selezionati per costruire un percorso morale coerente con la funzione dell’istituto: dal disordine alla disciplina, dalla violenza all’autocontrollo, dalla colpa alla redenzione, dall’isolamento alla reintegrazione nella comunità militare e nazionale.
La nota conclusiva: una fonte storica di straordinario interesse
Di eccezionale valore documentario risulta la nota conclusiva dedicata all’organizzazione produttiva della Reclusione.
Essa informa che la tipografia occupava oltre duecento reclusi ed era dotata di quattordici macchine, di cui due a reazione, venti torchi, otto presse – una delle quali idraulica –, due macchine tagliacarta, una macchina perforatrice e otto torchi da legatoria.
Il laboratorio dei tessitori del deposito principale forniva lavoro a più di cento individui e manteneva in attività quindici macchine di diversi sistemi: una calandra, due telai a barra, sessantadue telai comuni e trenta naspi.
I laboratori tessili delle tre succursali disponevano complessivamente di trecento telai e impiegavano oltre quattrocento reclusi.
Questi dati trasformano il volume in una fonte primaria per la storia dell’industria tipografica e manifatturiera carceraria. Il laboratorio non appare come una piccola officina didattica, ma come un articolato sistema produttivo capace di impiegare centinaia di persone, utilizzare macchinari differenziati e soddisfare le necessità amministrative e materiali dell’Esercito.
Il lavoro tipografico come disciplina educativa
La tipografia era particolarmente adatta al programma di rieducazione. Richiedeva ordine, precisione, pazienza, capacità di lettura, conoscenza dei caratteri, controllo dei movimenti e collaborazione fra compositori, correttori, stampatori e legatori.
Un errore nella composizione, una pressione non uniforme o un’imperfetta registrazione dei colori potevano compromettere un’intera pagina. Il mestiere obbligava quindi il recluso a misurarsi con la responsabilità individuale e con la dipendenza reciproca fra le diverse fasi del lavoro.
La complessità delle tavole dimostra che l’istituzione non si limitava a impartire mansioni elementari, ma trasmetteva competenze specialistiche. Il campionario era esso stesso la prova materiale dell’efficacia attribuita a questo metodo.
Il frontespizio
Il frontespizio costituisce una delle pagine più spettacolari del volume. Il titolo è disposto al centro con parole stampate in differenti colori e dimensioni, mentre un’articolata cornice policroma occupa gran parte della superficie.
La decorazione è formata da numerosi piccoli fregi tipografici accostati e ripetuti: motivi floreali, cartigli, volute, elementi geometrici e composizioni simmetriche si susseguono lungo i margini. La varietà cromatica rende la pagina simile a un campionario di passamanerie o a una bordura ricamata.
Al centro, sotto il titolo, compare un piccolo emblema coronato, coerente con la natura ufficiale e militare della pubblicazione. In calce sono indicati luogo, officina e anno: Savona, Tipografia della Reclusione Militare, 1873.
Le cornici policrome
Ogni carta presenta una diversa cornice, evitando la ripetizione di un unico modello. Questa continua variazione aveva una precisa finalità dimostrativa: mostrare la quantità di fregi disponibili e la capacità dei compositori di combinarli in strutture originali.
Alcune bordure sono dense e avvolgenti; altre lasciano ampi spazi bianchi intorno al testo. Si incontrano cornici costituite da cerchi ripetuti, motivi a catena, nastri annodati, fiori stilizzati, elementi vegetali, rosette e griglie geometriche.
La policromia non ha soltanto funzione decorativa. Evidenzia la difficoltà tecnica dell’esecuzione e trasforma ciascuna carta in un’opera grafica autonoma. Le leggere irregolarità eventualmente osservabili non diminuiscono l’interesse del campionario, ma documentano il procedimento artigianale e le molteplici passate di stampa.
La legatura dell’esemplare
L’esemplare è conservato in una legatura coeva in mezza pergamena, con piatti rivestiti di carta marmorizzata.
La pergamena, materiale resistente e tradizionalmente impiegato per volumi di pregio o di rappresentanza, protegge il dorso e gli angoli, mentre la carta marmorizzata conferisce all’insieme un aspetto elegante ma non eccessivamente lussuoso.
La veste appare coerente con la destinazione dell’opera: non un comune prodotto commerciale, ma un campionario preparato per essere esposto, consultato e conservato quale testimonianza ufficiale delle capacità della tipografia.
L’esemplare
Le carte, stampate esclusivamente al recto, risultano complessivamente fresche e ben conservate. Le impressioni policrome mantengono buona vivacità e apprezzabile precisione nella registrazione dei colori.
La presenza delle 2 carte bianche iniziali e delle 2 finali contribuisce a proteggere il corpus delle diciotto tavole stampate. I versi lasciati intenzionalmente bianchi evitano inoltre il trasparire delle complesse composizioni cromatiche e permettono di apprezzare ciascuna pagina come tavola indipendente.
Le lievi tracce del tempo risultano compatibili con l’età e non compromettono la leggibilità dei testi né il notevole impatto estetico delle decorazioni.
Stato dell’opera
Esemplare completo di 2 carte bianche iniziali, 18 carte impresse esclusivamente al recto e 2 carte bianche finali. Legatura coeva in mezza pergamena con piatti marmorizzati, solida e ben conservata, con naturali segni d’uso marginali.
Carte complessivamente fresche; minime fioriture, leggere tracce di manipolazione e modesti segni del tempo. Impressioni tipografiche nitide, colori ancora vivi e buona registrazione delle differenti passate.
Nel complesso, copia buona, completa, genuina e di notevole presenza.
Perché è interessante oggi
Quest’opera rappresenta il punto d’incontro fra storia della tipografia, editoria, arti applicate, storia militare e storia del sistema penitenziario italiano.
È una rara testimonianza di come, nella seconda metà dell’Ottocento, il lavoro specializzato fosse considerato uno strumento di disciplina, formazione e recupero sociale. Al tempo stesso documenta l’elevato livello raggiunto dalla stampa policroma italiana in un contesto inatteso quale un istituto di reclusione militare.
L’ampliamento dell’antologia con testi di Beccaria, Monti, Cesare Cantù, Baldassarre Castiglione e Fulvio Testi accresce inoltre l’interesse letterario e ideologico del volume. Non si tratta soltanto di cornici decorative: ogni pagina contribuisce a costruire una precisa idea di cittadino e di soldato, fondata su coraggio, responsabilità, disciplina, patriottismo e possibilità di redenzione.
Perché è un acquisto consapevole
Acquistare questo volume significa entrare in possesso di una pubblicazione originale del 1873, realizzata per una manifestazione internazionale e concepita non per l’ordinaria circolazione commerciale, ma come manufatto rappresentativo dello Stato italiano.
L’interesse bibliografico si accompagna a quello tecnico, storico, artistico, letterario e sociale. La completezza delle diciotto tavole, la stampa esclusivamente al recto, la varietà delle cornici policrome, la documentazione sull’organizzazione produttiva della Reclusione e la legatura coeva costituiscono elementi concreti e verificabili di valorizzazione.
La tiratura deve essere definita prudentemente come non documentata e presumibilmente limitata, senza indicare cifre non sostenute da fonti. Questa trasparenza non riduce il fascino dell’opera, ma ne rende la proposta commerciale più rigorosa.


















