Thibault Cadot – Le Blason de France, ou Notes curieuses … Parigi, 1697
Prima edizione – esemplare eccezionalmente acquarellato in epoca coeva nelle 240 figure araldiche
Cadot, Thibault. Le Blason de France, ou Notes curieuses sur l’Édit concernant la Police des Armoiries. Dédié au Roy. Paris, chez Charles de Sercy, Pierre Auboüyn, Estienne Michallet et Michel Brunet, 1697.
Prima edizione. In-8°, cm 18,5 × 11,5. Antiporta allegorica incisa in rame da Le Pautre su invenzione di Santer; (20), 174 pp.; (66) pp. di Dictionnaire ou Table par alphabet; (128) pp. contenenti l’apparato delle 240 planches araldiche, cui seguono estratto del privilegio, errata e carta bianca finale.
Legatura coeva in piena pelle, dorso a nervi con titolo e ricchi fregi impressi in oro, tagli maculati. Straordinario esemplare con le 240 figure araldiche interamente acquarellate a mano in epoca coeva. Elegante firma antica di possesso al frontespizio.
L’opera e la sua prima edizione
Le Blason de France appartiene a quella particolare categoria di libri nei quali storia, diritto, genealogia e cultura figurativa convergono in un unico documento. Pubblicato a Parigi nel 1697, è la prima e unica edizione antica dell’opera, repertoriata da Saffroy (I, 2275) e Lelong e oggi presente nelle maggiori raccolte bibliografiche specialistiche. Un esemplare completo censito recentemente presenta infatti antiporta, 174 pagine di testo, dizionario araldico e le 240 figure numerate, ciascuna normalmente comprendente due esempi di stemmi.
L’attribuzione a Thibault Cadot, il cui nome non compare tipograficamente sul frontespizio, è bibliograficamente consolidata. Le descrizioni catalografiche moderne lo identificano come autore e ricordano come Cadot fosse conseiller en la Cour des Monnaies e uno dei promotori dell’editto del 1696.
Particolarmente importante è la fotografia dell’ultima parte dell’esemplare: vi si legge che il privilegio fu registrato presso la Communauté des Libraires & Imprimeurs de Paris l’8 gennaio 1697, con P. Auboüyn quale syndic, e soprattutto:
«Achevé d’imprimer pour la première fois le 22 Janvier 1697».
La formula pour la première fois costituisce un elemento materiale particolarmente significativo per qualificare questa come edizione originale.
L’editto del 1696 e la nascita dell’Armorial général de France
Per comprenderne l’importanza bisogna collocare il libro esattamente nel momento storico in cui apparve. Nel 1696, sotto Luigi XIV, la monarchia francese intervenne direttamente sulla disciplina delle armi gentilizie, disponendone la registrazione e trasformando l’araldica da tradizione prevalentemente consuetudinaria in materia sottoposta a un controllo amministrativo sistematico.
Cadot interviene praticamente a caldo, appena un anno dopo l’editto. Il suo libro non è quindi un semplice manuale per imparare a riconoscere gli stemmi, ma un’opera strettamente collegata alla grande operazione di censimento araldico che avrebbe condotto all’Armorial général de France.
La bibliografia specialistica ricorda un particolare assai interessante: Cadot, promotore dell’editto, avrebbe sperato di ottenere la direzione e la custodia dell’Armorial général; l’incarico venne invece affidato a Charles d’Hozier.
Ne deriva un fascino storico non comune: questo volume nasce precisamente nel momento in cui il linguaggio millenario degli stemmi viene sottoposto alla macchina amministrativa della monarchia di Luigi XIV.
Il contenuto: una grammatica illustrata dell’araldica
Cadot costruisce un vero sistema pedagogico. Dopo la trattazione dell’editto e delle questioni relative alla police des armoiries, il volume conduce progressivamente il lettore attraverso il vocabolario tecnico dell’araldica.
Particolarmente significativa è la pagina fotografata intitolata:
“Planches pour donner une plus parfaite intelligence de ce qui a été dit, & de ce qui suit.”
Segue una sorta di programma iconografico dell’opera: forma degli scudi; smalti; partizioni; pezze araldiche del primo ordine; moltiplicazioni e diminuzioni; pezze del secondo e terzo ordine; meubles d’armoiries; posizione e disposizione delle figure; attributi; infine maniera corretta di blasonare.
È quindi una vera grammatica visiva del blasone.
Le tavole fotografate consentono di seguirne concretamente l’organizzazione: la n. 46 illustra il fascé; la 78 e la 79 diverse forme della croce; le 106-107 e 114-115 animali e leoni; la 130-131 gli uccelli e le aquile; la 162-163 il fuoco, le fiamme e la salamandra; la 206-207 edifici, torri, colonne e murature; fino alla 240ª e ultima planche, dedicata a complessi esempi di scudi, fra cui quelli delle case di Lorena e Savoia.
La sequenza fotografica della vostra copia, dalla planche 46 fino alla 240 con il FIN, costituisce inoltre un ottimo riscontro visivo della progressione dell’apparato.
Le 240 planches e i 480 esempi di blasone
Qui è utile fare una precisazione bibliografica.
La letteratura commerciale parla talvolta di “240 planches”, talvolta di “480 blasons”. Le due indicazioni non sono in contraddizione: l’apparato comprende 240 figure o planches numerate, normalmente articolate in due scudi esemplificativi, dando luogo complessivamente a circa 480 rappresentazioni araldiche. La descrizione bibliografica dell’esemplare Getty registra espressamente “240 etched in-text ill., each depicting two armorial shields”.
Questa struttura rende il volume quasi un atlante tascabile dell’araldica francese del Grand Siècle.
Ogni immagine non è semplicemente ornamentale: insegna a leggere una combinazione di metalli, colori, partizioni, pezze e figure. Or, argent, gueules, azur, sable, sinople, pourpre cessano così di essere termini astratti e diventano immediatamente leggibili attraverso l’immagine.
Il particolare decisivo dell’esemplare: la coloritura coeva
È questo, a mio giudizio, il punto sul quale deve essere costruita la valorizzazione commerciale del vostro esemplare.
Le 240 planches risultano acquarellate a mano, e dalle fotografie la coloritura appare accuratamente funzionale alla terminologia araldica: azzurri, rossi, verdi, neri, gialli/oro e tonalità purpuree traducono visivamente gli smalti descritti nelle didascalie.
Non siamo quindi davanti a una semplice decorazione estetica aggiunta per rendere più gradevole il libro. Nell’araldica il colore possiede significato semantico: uno stemma d’azur non equivale allo stesso stemma de gueules, così come or, argent, sable e sinople costituiscono elementi sostanziali del blasone.
La coloritura trasforma dunque l’apparato inciso in un vero strumento didattico cromatico.
Ed è qui che il confronto con gli esemplari ordinari diventa particolarmente interessante. La descrizione Getty registra normalmente le 240 illustrazioni incise senza indicare una coloritura generale; ancora più significativo è un esemplare completo apparso recentemente sul mercato francese che possedeva soltanto cinque pagine con stemmi colorati.
Il vostro esemplare, al contrario, presenta dalle immagini inviate una coloritura sistematica dell’intero apparato. Questo è un elemento di distinzione bibliografica e collezionistica di notevole importanza.
La qualità della coloritura
Le fotografie permettono inoltre di osservare una caratteristica interessante: il colore non cancella il lavoro dell’incisore.
Le fitte rigature che definiscono convenzionalmente gli smalti rimangono leggibili sotto le stesure cromatiche. Si vedano, per esempio, l’azzurro intenso degli scudi, il rosso delle gueules, il verde del sinople, il nero profondo del sable, le campiture giallo-oro e le delicate sovrapposizioni necessarie per rendere animali, aquile, leoni, torri, colonne, fiamme e salamandre.
Particolarmente bella è la planche 240: la complessità degli scudi di Lorena e Savoia trasforma la piccola pagina in una sorta di miniatura araldica, nella quale numerosi quarti e figure vengono distinti cromaticamente senza compromettere la leggibilità dell’incisione.
È proprio la continuità della coloritura attraverso centinaia di piccoli stemmi a rendere l’esemplare assai più suggestivo di una copia ordinaria in bianco e nero.
L’antiporta allegorica di Le Pautre
Di grande qualità è anche l’antiporta incisa.
In basso si leggono chiaramente le indicazioni “Santer Inv.” e “le Pautre fecit”. L’immagine presenta un’architettura monumentale classicheggiante entro la quale si svolge una complessa allegoria della virtù, della nobiltà e dell’onore.
Sulla trabeazione compare il motto:
VIRTUS REPULSAE NESCIA SORDIDAE
La scena deve essere letta in rapporto al tema stesso dell’opera: l’araldica non viene presentata come puro repertorio ornamentale, ma come linguaggio pubblico della dignità, del merito e dell’ordine sociale.
Le fonti bibliografiche confermano la presenza nell’edizione dell’antiporta allegorica incisa da Le Pautre su invenzione di Santer.
L’ornamentazione tipografica
Merita attenzione anche la decorazione interna. La pagina iniziale della dedica al sovrano mostra una bella testatina allegorica incisa con le armi reali francesi, affiancate da figure simboliche e accompagnate dal motto “Nec pluribus impar”, intimamente legato all’iconografia della monarchia di Luigi XIV.
La grande iniziale figurata, i fregi, le testatine e i finalini inseriscono perfettamente il volume nella produzione libraria parigina di fine Seicento.
L’apparato ornamentale non è dunque separato dal contenuto: corona, gigli di Francia, allegorie, stemmi e simbologia regale costituiscono un programma coerente.
I quattro librai parigini
Il frontespizio offre inoltre un interessante spaccato dell’editoria parigina dell’epoca. L’edizione fu distribuita congiuntamente:
Charles de Sercy, au sixième Pilier de la Grande Salle du Palais, vis-à-vis la Cour des Aydes, à la Bonne-Foy couronnée;
Pierre Auboüyn, libraio dei Enfans de France, Quay des Augustins, à la Croix d’or;
Estienne Michallet, ruë S. Jacques, près S. Severin, à l’Image S. Paul;
Michel Brunet, nella Grande Salle du Palais, au Mercure Galant.
La presenza di quattro indirizzi di vendita testimonia una diffusione editoriale organizzata attraverso alcuni dei principali luoghi del commercio librario parigino. Il colophon fotografato aggiunge un dato materiale molto preciso: P. Auboüyn figura come syndic della Communauté des Libraires & Imprimeurs de Paris al momento della registrazione del privilegio.
Il Dictionnaire ou Table par alphabet
Il volume non si esaurisce nell’apparato figurativo. Le 66 pagine del dizionario alfabetico costituiscono un vero lessico tecnico destinato alla consultazione.
Questa parte rende il libro contemporaneamente trattato, manuale e repertorio: il lettore poteva incontrare un termine araldico, ricercarlo alfabeticamente e passare quindi alla corrispondente dimostrazione grafica.
La combinazione testo + dizionario + 240 planches spiega perché il libro abbia conservato interesse ben oltre la contingenza giuridica dell’editto del 1696.
Legatura
L’esemplare conserva la sua legatura coeva in piena pelle, elemento importante per l’unità storica del volume.
Il dorso presenta nervi rilevati che delimitano i comparti decorati da fregi floreali impressi in oro, con titolo abbreviato in oro; i piatti mantengono la sobrietà tipica della legatura d’uso colta francese del periodo. I tagli maculati completano l’assetto originario.
Nel complesso, la legatura mantiene l’aspetto autentico di un libro francese di studio e rappresentanza della fine del regno di Luigi XIV, senza trasformarlo artificialmente in un oggetto da parata.
Provenienza dell’esemplare
Sul frontespizio è presente una elegante firma antica di possesso manoscritta a inchiostro, che costituisce una testimonianza della circolazione storica del volume.
Correttamente, non attribuirei per ora questa firma a un personaggio determinato: senza un confronto paleografico o documentario sarebbe arbitrario. Nella scheda commerciale è invece opportuno registrarla semplicemente come antica firma di possesso, elemento che rafforza la storia materiale dell’esemplare.
Stato di conservazione
Esemplare ben legato, con buona marginatura e carte complessivamente pulite. Legatura coeva in piena pelle con dorso a nervi ornato e titolato in oro, tagli maculati. Apparato figurativo completo delle 240 planches; particolarmente notevole la conservazione della coloritura coeva, brillante e ben leggibile, estesa sistematicamente agli stemmi. Antica ed elegante firma di possesso al frontespizio.
L’ultima carta fotografata con l’Achevé d’imprimer e la planche 240 seguita da FIN sono inoltre elementi utilissimi nella documentazione fotografica commerciale dell’esemplare.
Perché è interessante oggi
Perché è molto più di un libro sugli stemmi. È una fotografia della Francia di Luigi XIV nel preciso momento in cui la monarchia tenta di censire, ordinare e regolamentare i simboli dell’identità familiare e sociale. Il collezionista vi trova storia del diritto, genealogia, simbologia, arte dell’incisione, storia del libro e cultura della nobiltà europea.
Ma in questo esemplare esiste un secondo livello di interesse: le 240 planches acquarellate restituiscono al blasone ciò che una normale copia in bianco e nero può soltanto descrivere verbalmente, cioè il colore. Sfogliandolo, il libro passa progressivamente dalle regole astratte a un piccolo universo popolato di aquile, leoni, grifoni, salamandre, torri, croci, corone, fiamme e animali fantastici.
Perché è un acquisto consapevole
Perché non si acquista soltanto un titolo raro, ma un esemplare dotato di caratteristiche individuali ben identificabili: prima edizione del 1697, antiporta di Le Pautre, apparato completo delle 240 planches, legatura coeva e soprattutto coloritura manuale coeva estesa all’intero repertorio figurativo.
Il confronto è istruttivo. Una copia ordinaria, non integralmente colorata, è stata recentemente aggiudicata online a €178 contro una stima di €330–400; un altro esemplare completo in legatura coeva, apparso sul mercato francese, presentava soltanto cinque pagine colorate. Questi risultati non possono essere trasferiti meccanicamente al vostro esemplare, proprio perché la coloritura sistematica cambia sensibilmente la categoria collezionistica dell’oggetto.
































