Veduta stereoscopica del Lago Maggiore – Gravellona Toce, fine XIX secolo circa
Lacs d’Italie – Lac Majeur. Paysannes revenant des Champs
Titolo riportato sul supporto: 2 Lacs d’Italie. – Lac Majeur. Paysannes revenant des Champs. – LL.
Soggetto: due contadine di ritorno dai campi con grandi gerle cariche di fieno, riprese sul ponte sul Toce presso Gravellona Toce, con il massiccio del Montorfano sullo sfondo.
Autore/Editore: Léon & Lévy, sigla L.L.
Serie: Lacs d’Italie, n. 2
Epoca: circa 1890-1900, comunque collocabile tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento.
Tecnica: fotografia stereoscopica, doppio positivo fotografico montato su cartoncino rigido; verosimilmente stampa all’albumina.
Dimensioni: circa cm 17,8 × 8,8.
Lingua della didascalia: francese.
Stato: come da esemplare fotografato, con buona leggibilità dell’immagine e della didascalia originale.
Una stereofotografia del Lago Maggiore di particolare interesse documentario
La stereofotografia appartiene alla serie Lacs d’Italie prodotta da Léon & Lévy, importante impresa fotografica francese attiva nella diffusione internazionale di vedute topografiche, scene di costume e immagini destinate al pubblico turistico. La precisa identificazione della carta come n. 2 della serie, con il titolo Lac Majeur. Paysannes revenant des Champs, trova conferma in repertori dedicati alla fotografia stereoscopica, che attribuiscono questo soggetto proprio a Léon & Lévy e lo datano indicativamente tra 1890 e 1910.
L’immagine acquista però un valore maggiore rispetto a una generica scena folcloristica proprio per la possibilità di riconoscere il territorio rappresentato. Il paesaggio montuoso che domina lo sfondo, la conformazione del ponte e la morfologia della valle permettono infatti di ricondurre convincentemente la scena all’area di Gravellona Toce, presso il corso del Toce, con il Montorfano immediatamente riconoscibile alle spalle delle due figure.
La didascalia francese, assai sintetica – Paysannes revenant des Champs, “contadine di ritorno dai campi” – privilegia invece deliberatamente il carattere pittoresco della scena, secondo una pratica tipica della fotografia turistica di fine Ottocento: il luogo viene presentato al pubblico internazionale attraverso un’immagine insieme geografica ed etnografica.
Léon & Lévy e la fotografia stereoscopica
La sigla L.L., chiaramente leggibile alla fine della didascalia, rimanda alla maison parigina Léon & Lévy, una delle realtà più attive nella produzione e commercializzazione di fotografie stereoscopiche e vedute destinate al mercato europeo.
La fotografia stereoscopica si basa sulla ripresa dello stesso soggetto da due punti leggermente differenti, corrispondenti approssimativamente alla distanza fra gli occhi umani. Inserita in un apposito stereoscopio, la coppia fotografica viene percepita come una sola immagine dotata di profondità. La terza fotografia allegata rende particolarmente evidente questa struttura: le due immagini quasi identiche sono affiancate verticalmente sul cartoncino e progettate per fondersi otticamente nella visione tridimensionale.
Fra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento la stereoscopia conobbe una diffusione vastissima. Prima del cinema e molto prima della televisione, permise a migliaia di persone di “viaggiare” visivamente attraverso città, monumenti, paesaggi alpini, scene coloniali, attività lavorative e costumi popolari.
Questa carta appartiene precisamente a quella cultura visiva.
Il soggetto: le contadine con le gerle di fieno
Il centro dell’immagine è occupato da due donne, entrambe riprese frontalmente o leggermente di tre quarti, mentre trasportano sulle spalle enormi carichi di fieno o vegetazione raccolti nelle tipiche gerle o strutture da trasporto rurale.
Una delle due si appoggia a un lungo bastone. Gli abiti sono quelli propri del lavoro rurale: lunghe gonne, camicie o corpetti, calzature robuste e copricapi funzionali alla fatica quotidiana. Non vi è teatralità evidente nell’atteggiamento delle figure: proprio questa apparente normalità rende la fotografia particolarmente significativa.
L’immagine conserva una testimonianza visiva del lavoro femminile nelle comunità alpine e prealpine. Il trasporto a spalla di fieno, legna, fogliame e prodotti agricoli costituiva una componente essenziale dell’economia domestica delle vallate ossolane e del Verbano. La gerla non è dunque un semplice elemento folkloristico: è uno strumento di lavoro che racconta l’organizzazione materiale di una società ancora fortemente agricola.
Gravellona Toce e il Montorfano
La lettura topografica proposta per l’esemplare è particolarmente interessante. Il Montorfano, poderosa massa rocciosa isolata che domina l’area fra Gravellona Toce, Mergozzo e il basso Ossola, costituisce infatti un riferimento paesaggistico assai caratteristico.
Nella fotografia la parete rocciosa occupa gran parte dello sfondo e crea un forte contrasto con le piccole figure umane in primo piano. L’effetto tridimensionale originariamente ottenuto mediante stereoscopio doveva accentuare notevolmente questa relazione spaziale: il ponte e le contadine sembravano avanzare verso l’osservatore, mentre la parete del Montorfano arretrava creando un senso di profondità spettacolare.
La presenza delle cave di granito nel paesaggio del Montorfano conferisce inoltre alla fotografia un ulteriore valore storico-territoriale. L’area fu infatti legata per lungo tempo all’estrazione lapidea e alle attività economiche connesse ai materiali da costruzione, integrando così economia agricola, viabilità e attività estrattiva.
Una fotografia tra paesaggio ed etnografia
Il pregio di questa stereoview consiste proprio nella sovrapposizione di diversi livelli documentari.
È anzitutto una veduta geografica del Lago Maggiore e della zona del Toce; contemporaneamente è una fotografia di costume rurale, perché documenta abbigliamento, trasporto del fieno e lavoro femminile; infine è un prodotto della nascente industria turistica internazionale, progettato per trasformare l’Italia dei laghi in un itinerario visivo accessibile al pubblico francese ed europeo.
La scelta della didascalia francese non è casuale. Il Lago Maggiore era ormai pienamente inserito nei grandi itinerari turistici ottocenteschi, particolarmente dopo lo sviluppo ferroviario e il crescente successo delle località lacustri presso il pubblico britannico, francese e tedesco. Il turismo internazionale dell’area era già ben sviluppato nella seconda metà del XIX secolo.
La fotografia riflette quindi anche il modo in cui il visitatore straniero guardava l’Italia settentrionale: non soltanto grandi monumenti e ville, ma paesaggi montani, contadini, mestieri e “tipi” locali.
La serie Lacs d’Italie
L’indicazione “2 Lacs d’Italie” mostra che la fotografia apparteneva a una sequenza numerata dedicata ai laghi italiani.
La carta non nasce quindi come fotografia isolata, ma come parte di un itinerario editoriale e visuale. Il soggetto qui esaminato è documentato esplicitamente come numero 2 della serie, con attribuzione a Léon & Lévy.
Sono inoltre noti sul mercato e in raccolte specialistiche nuclei di stereoscopie L.L. intitolati Lacs d’Italie, circostanza che conferma il carattere seriale di questa produzione.
Per il collezionista questo dato è importante: una carta identificabile per numero, serie, editore e soggetto possiede un valore documentario maggiore rispetto a una stereoscopia anonima o priva di didascalia.
Analisi dell’esemplare fotografato
Le immagini ravvicinate mostrano una buona definizione complessiva del positivo fotografico. Sono chiaramente leggibili la tessitura del carico vegetale, le pieghe degli abiti, i bastoni, il parapetto del ponte e soprattutto le stratificazioni rocciose del Montorfano.
Particolarmente interessante è la stampa stereoscopica nel suo insieme, nella quale le due immagini conservano l’allineamento necessario alla corretta percezione tridimensionale.
La didascalia tipografica originale è integralmente leggibile:
“2 LACS D’ITALIE. – Lac Majeur.
Paysannes revenant des Champs. – LL.”
Questo elemento è fondamentale ai fini della catalogazione, perché consente di determinare con precisione serie, soggetto e responsabilità editoriale.
Interesse per il collezionismo locale
Per un collezionista del Verbano, Lago Maggiore, Ossola e Gravellona Toce, questa fotografia ha un interesse superiore rispetto a quello di una comune stereoscopia turistica italiana.
Qui infatti convergono:
- identificazione topografica locale;
- presenza del Montorfano;
- documentazione del paesaggio prima delle profonde trasformazioni novecentesche;
- testimonianza del lavoro agricolo femminile;
- appartenenza a una serie fotografica internazionale;
- produzione di una maison fotografica riconoscibile e collezionata.
È precisamente questo insieme di caratteristiche a renderla un piccolo ma significativo documento di storia sociale e paesaggistica del territorio.
Stato dell’opera
Stereofotografia originale di fine XIX secolo/primi anni del XX, montata su supporto stereoscopico di circa cm 17,8 × 8,8. Immagine ben leggibile, con efficace resa dei dettagli e didascalia tipografica integra. Esemplare di buon interesse documentario e collezionistico.
Perché è interessante oggi
Perché conserva in una sola immagine il paesaggio, il lavoro e la vita quotidiana del basso Ossola tra Otto e Novecento. Le due donne con le enormi gerle non sono semplici figure pittoresche: raccontano un’economia rurale nella quale il lavoro femminile costituiva un elemento fondamentale.
La stereoscopia aggiunge inoltre una dimensione tecnologica: osservata con l’apposito visore, questa fotografia restituiva oltre un secolo fa un sorprendente effetto tridimensionale, anticipando in forma domestica molte successive esperienze immersive dell’immagine.
Perché è un acquisto consapevole
Non si acquista soltanto una fotografia antica, ma un documento identificato: Léon & Lévy, serie Lacs d’Italie, n. 2, soggetto Lac Majeur. Paysannes revenant des Champs, databile intorno alla fine dell’Ottocento.
Per il collezionismo locale assume un ulteriore valore grazie alla riconoscibilità del paesaggio di Gravellona Toce e del Montorfano, trasformando una veduta stereoscopica internazionale in una testimonianza direttamente legata alla storia del territorio.










