Fausto da Longiano
Dialogo del modo de lo tradurre d’una in altra lingua secondo le regole mostrate da Cicerone. A li vertuosissimi signori Academici Costanti, nobilissimi Vicentini.
In Vinegia, M.D.LVI [1556]
In Venetia per Gio. Griffio, ad instantia di Lodovico degli Auanzi
Descrizione fisica:
Cm. 15 x 10. Carte [6], 54, (1). Elegante legatura coeva in piena pergamena rigida, titolo manoscritto al dorso, restaurata con cura conservativa. Marca tipografica al frontespizio raffigurante Minerva accanto a un albero d’ulivo con il motto “Oliva Minerva”, impressa in xilografia. Timbro in rosso “Libraria Tarronensis” su due carte. Carta croccante e ben conservata, con sporadiche fioriture marginali.
Contenuto:
Dialogo precocissimo sulla teoria e prassi della traduzione, strutturato come dissertazione in forma epistolare, in cui l’autore – umanista erasmiano e traduttore di Luciano e di Erasmo – riflette sulle regole di Cicerone per il trasporto dei significati e delle sfumature tra idiomi diversi. L’opera si colloca nella scia dei dibattiti cinquecenteschi sul tradurre, anticipando riflessioni che saranno riprese nel Seicento.
Marca tipografica:
Il frontespizio ospita una raffinata xilografia allegorica che mostra Minerva, dea della sapienza, posta accanto a un ulivo frondoso – simbolo della conoscenza pacificatrice – con un cartiglio arrotolato recante il motto “OLIVA MINERVA”. Il simbolo, di chiara ispirazione umanistica, era distintivo dell’editore Giovanni Griffio e allude all’ideale rinascimentale della cultura come guida sapiente tra le lingue e le civiltà. La figura della dea, con elmo e scudo, incarna l’intelletto ordinatore a cui è affidato il compito di discernere e trasporre i sensi tra lingue diverse.
Timbro “Libraria Tarronensis”:
Il timbro circolare in inchiostro rosso visibile al frontespizio e alla carta Aij reca la dicitura “Libraria Tarronensis” attorno a una colonna dorica, simbolo ricorrente nelle iconografie bibliotecarie istituzionali. Il nome latino “Tarronensis” si riferisce verosimilmente a Tarragona, città della Catalogna con antiche tradizioni ecclesiastiche e accademiche: è plausibile che l’opera provenga da una biblioteca conventuale, capitolare o universitaria dell’area tarragonese. Il disegno del timbro, sobrio e simbolico, suggerisce un fondo librario ordinato con criteri umanistici e retorici, conforme a un uso di consultazione dotta. La doppia apposizione del timbro, su frontespizio e dedica, indica un’antica pratica di marcatura preventiva contro la dispersione del volume.

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