Ritratto equestre di sovrano spagnolo, identificato anticamente come «Charlequin Empereur»
Incisione su rame, verosimilmente a bulino, con coloritura coeva e dorature. Ambito francese, XVII secolo, esemplare riferito alla fine del Seicento. Incisore ed editore non identificati nelle parti visibili. Dimensioni dell’incisione: mm 190 × 170. Esemplare rifilato e anticamente incollato su foglio, con didascalia manoscritta al piede. Ottima copia, caratterizzata da una decorazione cromatica intensa e da una scenografica rappresentazione del potere monarchico.
Il soggetto e la didascalia manoscritta. La scritta al piede si legge «Charlequin Empereur», forma che rimanda a Charles Quint, ossia Carlo V. Si tratta di un’identificazione manoscritta apposta sul supporto: un elemento significativo della storia collezionistica del foglio, da distinguere dalle iscrizioni incise nella lastra.
L’immagine e il testo a stampa suggeriscono tuttavia una lettura più articolata. Il sovrano presenta baffi pronunciati, piccolo pizzetto, gorgiera e abbigliamento riconducibili alla ritrattistica dinastica seicentesca. La didascalia incisa descrive i possedimenti della monarchia spagnola e contiene un riferimento alle terre precedentemente possedute e allora detenute dai portoghesi. Questo passaggio sembra presupporre la separazione del Portogallo dalla monarchia spagnola, avviata nel 1640, molto dopo Carlo V. La cronologia della separazione e del successivo riconoscimento nel 1668 è ricostruita nello studio storico Ceuta et Melilla.
È quindi opportuno conservare nel titolo il riferimento all’antica annotazione, senza presentarlo come identificazione definitiva. Filippo IV di Spagna costituisce un’ipotesi di lavoro plausibile, da confermare attraverso il confronto con un esemplare della medesima composizione munito di titolo originale.
Descrizione iconografica. Il sovrano è raffigurato a cavallo, con corona sormontata da una croce, corazza, gorgiera e ampio mantello svolazzante. Impugna con la destra un lungo bastone di comando e trattiene le redini con la sinistra. Il busto si offre allo spettatore, mentre il cavallo avanza obliquamente verso sinistra, con una zampa anteriore sollevata.
La montatura è riccamente bardata: un vistoso pennacchio multicolore orna la testa, le briglie attraversano diagonalmente la composizione e una larga gualdrappa verde ricade sui fianchi. La criniera e la coda, descritte da fasci di linee ondulate, introducono movimento e danno risalto alla qualità del lavoro incisorio.
Il fondo scurissimo concentra l’attenzione sulla figura equestre. Il rosso del mantello, l’azzurro dell’abito e il verde della bardatura costruiscono una composizione di immediata forza visiva, nella quale l’apparato cerimoniale prevale sull’ambientazione paesaggistica.
L’immagine del potere. Corona, corazza, comando del cavallo e mantello appartengono al linguaggio celebrativo della sovranità. La padronanza della cavalcatura diventa metafora della capacità di governo; l’armatura richiama la funzione militare, mentre la ricchezza dei tessuti e delle finiture comunica rango e magnificenza.
Il foglio si colloca nella tradizione del ritratto equestre che attraversa la rappresentazione dei sovrani europei del Seicento. La circolazione e il riutilizzo di questi modelli sono documentati dagli studi sulla ritrattistica dinastica, che mostrano quanto le composizioni potessero essere adattate a personaggi differenti. Musée du Louvre, studio sul ritratto equestre di François de Moncade.
La didascalia incisa. Nella parte inferiore, attorno alle zampe del cavallo, si sviluppa un testo francese di carattere geografico e politico. Vi si distinguono riferimenti alla Spagna, a Napoli, alla Sicilia, alla Sardegna, a Milano, ai Paesi Bassi e alla Franca Contea, insieme a territori extraeuropei quali le Filippine, le Canarie, la Florida, il Perù, il Cile e le Antille.
L’elenco amplia il significato del ritratto: il personaggio viene presentato attraverso l’estensione dei suoi domini. La stampa accosta così celebrazione dinastica e informazione geografica, offrendo al lettore una rappresentazione sintetica della monarchia spagnola su più continenti.
Tecnica, coloritura e dorature. Il segno inciso è particolarmente evidente nel modellato del cavallo, nella corazza e nelle pieghe dei tessuti. Tratteggi paralleli e incrociati costruiscono volume e chiaroscuro, mantenendosi leggibili sotto la coloritura.
La decorazione coeva segnalata per l’esemplare comprende rossi carichi, azzurri, verdi e tonalità giallo-oro. Le dorature sottolineano soprattutto i bordi e i motivi ornamentali del mantello, accentuando il carattere prezioso della figura. La campitura scura del fondo rafforza il contrasto e conferisce all’insieme un effetto quasi miniato.
Stato di conservazione. Ottima copia, rifilata e anticamente incollata su foglio, come indicato nella descrizione dell’esemplare. Il testo inciso inferiore è conservato nelle parti visibili; la didascalia manoscritta si trova sul supporto sottostante. La superficie presenta lievi irregolarità e piccoli punti chiari nella campitura scura, senza compromettere la piena leggibilità della composizione.
Perché è interessante oggi. Il ritratto riunisce storia della monarchia, cultura equestre e gusto decorativo seicentesco. L’elenco dei possedimenti aggiunge un contenuto geografico significativo, mentre l’annotazione manoscritta documenta un’antica interpretazione del soggetto.
Perché è un acquisto consapevole. Il valore del foglio risiede nella presenza scenica, nella coloritura con dorature e nell’interesse delle iscrizioni. La descrizione distingue chiaramente l’identificazione antica dall’ipotesi iconografica moderna e tiene conto della rifilatura e del montaggio, offrendo una presentazione trasparente dell’esemplare.









