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San Giovanni Battista fanciullo nel deserto

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San Giovanni Battista fanciullo raccoglie l’acqua di una sorgente nel deserto, accompagnato dall’agnello e dalla croce. Incisione francese con coloritura antica, probabilmente edita a Parigi da Jean Mariette, circa 1716. Esemplare completo e marginoso; firma incisa visibile in tracce ma ricoperta dalla filettatura dorata.

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San Giovanni Battista fanciullo nel deserto

Soggetto: san Giovanni Battista fanciullo nel deserto – Titolo: assente; identificazione ricavata dall’iconografia e dalla quartina incisa – Incisore: firma presente ma quasi interamente occultata dalla filettatura dorata; non identificabile con sicurezza – Editore: probabilmente Jean Mariette, indicato nelle stampe coeve come «I. Mariette» (Parigi, 1660–1742) – Luogo di pubblicazione: verosimilmente Parigi, rue Saint-Jacques, all’insegna delle Colonnes d’Hercule – Datazione: circa 1716; più prudentemente primo quarto del XVIII secolo – Tecnica: incisione ad acquaforte e bulino su carta vergata, con coloritura antica a mano verosimilmente coeva e filettature dorate – Dimensioni del foglio: mm 250 × 187 – Lingua: francese – Stato: esemplare completo e marginoso, in ottimo stato di conservazione; sottoscrizione incisa parzialmente coperta dalla linea dorata alla base dell’immagine.

Descrizione dell’incisione

San Giovanni Battista è raffigurato ancora fanciullo, seduto presso una sorgente all’interno di un paesaggio roccioso. Il giovane santo, aureolato e vestito con una pelle animale ricoperta da un ampio drappo rosso, si china verso un getto d’acqua che sgorga dalla roccia e raccoglie il liquido in una piccola ciotola.

Accanto a lui compare l’agnello, principale attributo iconografico del Battista e allusione all’espressione evangelica Ecce Agnus Dei, «Ecco l’Agnello di Dio». La figura è accompagnata anche dalla lunga croce sottile, costruita con due canne legate tra loro, appoggiata alla parete rocciosa presso la sorgente.

La scena è ambientata in un luogo solitario. La grotta e le rocce dominano il lato destro della composizione, mentre a sinistra si apre un paesaggio con alberi, terreno erboso e lontani rilievi. L’immagine non insiste sulla durezza della penitenza, ma propone una visione delicata e contemplativa dell’infanzia del Precursore.

La scena principale è contenuta in un medaglione ovale sostenuto idealmente da una struttura architettonica e circondato da un elaborato apparato ornamentale. Volute, foglie d’acanto e fiori rossi e azzurri trasformano l’immagine devozionale in una raffinata composizione decorativa di gusto tardo barocco.

La quartina incisa

Nel cartiglio rettangolare collocato alla base si legge:

Pour conserver vôtre Innocence,
Imiter du Saint precurseur
Le jeune, l’Oraison, la retraite en Silence
C’est ainsi que dès son Enfance
Des embuches du monde il preserva son cœur.

Il testo può essere tradotto:

«Per conservare la vostra innocenza, imitate del santo Precursore il digiuno, la preghiera e il ritiro nel silenzio: fu così che, fin dall’infanzia, egli preservò il proprio cuore dalle insidie del mondo».

La composizione poetica non si limita a descrivere l’immagine, ma la trasforma in un insegnamento morale rivolto direttamente all’osservatore. Il giovane Giovanni viene presentato come modello di innocenza, disciplina e raccoglimento, virtù da coltivare attraverso il digiuno, la preghiera e l’allontanamento dalle tentazioni mondane.

Nel testo inciso si nota la grafia antica vôtre e l’uso del sostantivo jeune nel significato di jeûne, ossia digiuno. L’assenza dell’accento circonflesso è coerente con le oscillazioni ortografiche francesi del primo Settecento.

San Giovanni Battista nel deserto

Secondo il Vangelo di Luca, Giovanni visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione pubblica a Israele. Le fonti canoniche non descrivono dettagliatamente la sua infanzia nel deserto; furono soprattutto i testi apocrifi, la tradizione agiografica e l’arte cristiana a sviluppare il tema del giovane Precursore ritiratosi precocemente in solitudine.

L’iconografia del Battista fanciullo con l’agnello divenne particolarmente diffusa nel Rinascimento e nel Barocco. Rispetto alle rappresentazioni adulte, spesso austere e profetiche, le immagini infantili permettevano di esprimere innocenza, dolcezza e prescienza della futura missione di Cristo.

Nella tavola Giovanni è già dotato dei suoi attributi maturi: la pelle animale, la croce di canne e l’agnello. La sua giovinezza non rappresenta quindi un momento anteriore alla vocazione, ma la dimostrazione che la missione profetica e la scelta ascetica erano presenti fin dall’infanzia.

L’acqua della sorgente

La sorgente assume un significato che supera la semplice ambientazione del deserto. Giovanni raccoglie l’acqua in una ciotola, anticipando simbolicamente il battesimo che amministrerà nel Giordano. L’acqua rinvia contemporaneamente alla purificazione, alla penitenza e alla rinascita spirituale.

La posizione del santo, proteso verso il getto, stabilisce inoltre una relazione tra la sorgente naturale e la fonte della grazia. La ciotola è un oggetto semplice, coerente con la povertà del Precursore, ma diventa anche uno strumento rituale e una prefigurazione della sua missione battesimale.

L’agnello e la croce di canne

L’agnello è raffigurato accanto al santo, quasi appoggiato al suo mantello. Esso simboleggia Cristo come vittima innocente e richiama la testimonianza resa dal Battista nel Vangelo di Giovanni. La vicinanza fisica tra il fanciullo e l’animale comunica familiarità e protezione, ma possiede anche un evidente significato profetico.

La croce di canne allude invece alla Passione. Pur essendo rappresentato bambino, Giovanni contempla simbolicamente il destino del Messia. L’agnello, la croce e l’acqua formano così una sintesi visiva della missione del Precursore: riconoscere Cristo, annunciarne il sacrificio e preparare gli uomini mediante il battesimo di penitenza.

L’apparato ornamentale

La scena è inserita in una cornice di gusto francese, caratterizzata da volute simmetriche, foglie d’acanto, conchiglie e fiori. Il coronamento superiore assume la forma di un nastro o cartoccio ripiegato, mentre la zona inferiore presenta una ricca decorazione vegetale disposta ai lati di una conchiglia centrale.

Questa struttura crea l’impressione di un quadro entro un’architettura incisa. La scena sacra viene presentata come un’immagine da meditare, mentre il cartiglio sottostante svolge la funzione di commento spirituale. Il rapporto tra figura, ornamento e testo è tipico delle stampe devozionali francesi destinate alla formazione religiosa domestica.

L’attribuzione alla bottega Mariette

Nell’esemplare fotografato non è visibile un indirizzo editoriale chiaramente leggibile. L’attribuzione a Jean Mariette deve pertanto essere considerata probabile, ma non definitivamente dimostrata dalla sola tavola.

A favore di questa ipotesi concorrono la datazione, il linguaggio decorativo, l’impaginazione, il carattere devozionale della quartina e la provenienza da un nucleo di incisioni analoghe pubblicate a Parigi da «I. Mariette» in rue Saint-Jacques. Jean Mariette operò alle Colonnes d’Hercule dai primi anni del Settecento e nel 1716 ereditò l’importante fondo editoriale del padre Pierre II.

È quindi consigliabile adottare una formula catalografica prudente:

«Incisione francese del primo quarto del XVIII secolo, probabilmente pubblicata da Jean Mariette a Parigi, circa 1716».

Non sarebbe invece corretto indicare Mariette come incisore, poiché la tavola sembra conservare, sebbene occultata, una diversa sottoscrizione d’autore.

La firma parzialmente occultata

Ai piedi della struttura che sostiene il medaglione, lungo la sottile fascia immediatamente sovrapposta al cartiglio, sono visibili residui di lettere incise. La successiva applicazione della filettatura dorata ha coperto quasi completamente la sottoscrizione, rendendone impossibile una lettura affidabile dalla fotografia.

La posizione è compatibile con le consuete indicazioni di responsabilità: a sinistra poteva trovarsi il nome dell’inventore o disegnatore, accompagnato da formule come invenit o delin.; a destra quello dell’incisore, seguito da sculpsit o fecit. Non è tuttavia possibile stabilire se siano presenti una o due firme.

La doratura non sembra costituire una censura intenzionale del nome, ma il risultato della coloritura ornamentale, applicata senza rispettare pienamente la piccola scritta. Nella scheda di vendita è opportuno dichiarare:

«Tracce della firma incisa ancora visibili alla base dell’immagine, ma non decifrabili perché parzialmente ricoperte dall’antica filettatura dorata».

È sconsigliabile tentare una rimozione meccanica o chimica della doratura, intervento che potrebbe danneggiare la carta e il segno inciso.

Tecnica incisoria

La matrice sembra eseguita combinando acquaforte e bulino. L’acquaforte ha probabilmente definito l’impianto generale, le rocce, la vegetazione e le decorazioni; il bulino è intervenuto nella modellazione delle figure, nelle trame dei tessuti, nel vello dell’agnello e nelle ombreggiature più regolari.

La figura di Giovanni è costruita attraverso sottili linee curve, particolarmente accurate nel volto, nei capelli e nelle membra. Il manto presenta un tratteggio più fitto e mosso, adatto a creare il volume delle pieghe. Nell’agnello il segno diventa breve e arricciato, suggerendo la consistenza lanosa del vello.

L’incisione è nitida e conserva una buona leggibilità anche nelle zone sulle quali è stata applicata la coloritura.

La coloritura

La coloritura utilizza una gamma ricca ma armonicamente controllata: rosso carminio per il manto e i fiori, azzurro per le foglie ornamentali, verde per la vegetazione, bruno per la grotta e giallo pallido per il paesaggio e le filettature.

La stesura è manuale, come indicano le variazioni di intensità, le pennellate visibili e i minimi sconfinamenti. Le parti anatomiche e il vello dell’agnello sono rimasti quasi interamente privi di colore, permettendo al tratteggio di conservare la propria funzione plastica.

Le filettature giallo-dorate sottolineano il perimetro della tavola e alcuni dettagli ornamentali. Proprio una di queste linee ha parzialmente ricoperto la firma. Sulla base dell’immagine, la coloritura può essere descritta come antica e verosimilmente coeva; la certezza assoluta richiederebbe comunque un esame diretto dei pigmenti e della carta.

Stato dell’opera

Esemplare completo, marginoso e in ottimo stato di conservazione. Il foglio mantiene margini ampi su tutti i lati e conserva integralmente la cornice, il medaglione figurato, l’apparato ornamentale e la quartina morale.

La carta presenta una naturale tonalità antica, poche minute macchie marginali e leggere irregolarità compatibili con l’età. Non si osservano strappi, mancanze, pieghe importanti o abrasioni nella parte figurata. L’impressione è nitida e la coloritura conserva una notevole vivacità.

La firma è materialmente presente, ma la sua leggibilità è compromessa dalla filettatura dorata antica. Tale circostanza non costituisce un danno recente, bensì una caratteristica storica della coloritura dell’esemplare. Lo stato può essere definito ottimo, completo e marginoso, con minime e fisiologiche tracce del tempo.

Perché è interessante oggi

L’incisione propone un’immagine particolarmente delicata del Battista, lontana dalle rappresentazioni drammatiche del martirio. Il giovane santo diventa un modello di raccoglimento, sobrietà e difesa dell’interiorità dalle «insidie del mondo»: un messaggio che conserva una sorprendente attualità.

L’opera interessa il collezionismo religioso, l’iconografia dell’infanzia sacra, la storia della spiritualità e la produzione grafica francese del primo Settecento. L’apparato ornamentale, la coloritura antica e il formato facilmente collocabile ne accrescono inoltre l’efficacia decorativa.

Perché è un acquisto consapevole

Si tratta di un’incisione originale del primo quarto del XVIII secolo, completa del testo morale e conservata con margini ampi. L’attribuzione editoriale a Jean Mariette viene proposta in termini prudenti e non trasformata in certezza, poiché sulla tavola non è leggibile un indirizzo completo.

La firma occultata viene chiaramente segnalata, evitando interpretazioni arbitrarie. Al tempo stesso, la sua presenza materiale suggerisce che un confronto futuro con un altro esemplare possa consentire di identificare l’artista. La coloritura antica, lo stato conservativo e la ricchezza dell’apparato decorativo rendono l’opera particolarmente godibile.

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